La crisi dell’automotive sta esplodendo. Un’ondata di esuberi e ammortizzatori sociali innescata da Stellantis, con lo stabilimento di Torino Mirafiori che è diventato l’epicentro di un terremoto che sta scuotendo tutti gli stabilimenti italiani. I sindacati metalmeccanici, infatti, proprio nel capoluogo piemontese il 12 aprile scorso sono scesi in piazza, con il sostegno delle istituzioni e dell’imprenditoria locale.

Le Carrozzerie di Mirafiori resteranno chiuse per l’intero mese di maggio, e sempre nel medesimo impianto è in atto un contratto di solidarietà che proseguirà fino a dicembre. Alla Maserati è stato firmato (non dalla Fiom) un accordo per 173 esuberi, mentre alla Cnh Industrial è stata siglata un’intesa per 149 uscite incentivate. E tutto lascia prevedere che misure analoghe saranno adottate per gli altri siti industriali. L’automotive italiana, insomma, è rimasta in panne.

Calzaturiero, cartaria e alimentare

Chiusa la procedura di licenziamento collettivo per gli 87 lavoratori della MM Packaging di Cervia (Ravenna), meglio nota come ex Farmografica. La multinazionale austriaca, attiva nei settori imballaggio e stampa di consumo, ha richiesto sei mesi di cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività e meccanismi condivisi, comprensivi di incentivi, per la mobilità volontaria dei lavoratori. L’obiettivo ora è trovare una soluzione che, puntando alla continuità aziendale, salvaguardi sia il sito produttivo che l’occupazione.

Lunedì 19 febbraio l’azienda calzaturiera Moreschi ha annunciato la chiusura del reparto produzione dello stabilimento di Vigevano (Pavia), con il contestuale licenziamento di 59 addetti (su complessivi 80). Questa è la seconda tornata di esuberi (erano 28), dopo quella del luglio 2023. “Una decisione inaccettabile”, commenta la Filctem Cgil territoriale: “Nel concludere la vecchia procedura di licenziamento collettivo l'azionista di maggioranza Luca Scalfi aveva detto che si sarebbe impegnato per rilanciare la produzione e lo stabilimento. Ecco i risultati”.

Il 15 marzo scorso la Beyers Caffè Italia, società belga controllata dalla multinazionale svizzera Sucafina, ha comunicato la chiusura dello stabilimento di Castel Maggiore (Bologna), con il conseguente licenziamento dei suoi 30 dipendenti. Gli incontri che si sono susseguiti tra azienda e sindacato non hanno portato finora ad alcun risultato. “La società – spiega la Flai Cgil – è indisponibile anche alla proposta di sospensione delle procedure per avere tempo materiale per attivare gli ammortizzatori sociali, dimostrando così piena irresponsabilità”.

Ceramica e chimica

Mercoledì 13 marzo è stata rinnovata per un anno la cassa integrazione per i 94 dipendenti dell'industria ceramica Saxa Gualdo, meglio nota come ex Tagina, di Gualdo Tadino (Perugia). La cassa precedente, concessa per cessata attività, era scaduta il giorno stesso. Nell’estate 2022, a causa dell’impennarsi dei prezzi del gas, la produzione è stata sospesa. Cgil-Filctem: “Ora il ministero riconvochi il tavolo con la partecipazione del nuovo investitore per verificare il nuovo piano industriale e il riavvio delle attività”.

Acque agitate alla Alcantara di Nera Montoro (Terni), azienda chimica che produce e commercializza l’omonimo materiale a marchio registrato. Il 14 marzo scorso la società di proprietà giapponese ha annunciato il mancato rinnovo di 37 contratti a termine in scadenza a fine mese, che vanno ad aggiungersi a ulteriori 32 contratti non rinnovati alla scadenza del 31 dicembre 2023. I 520 dipendenti, inoltre, sono interessati da ripetuti periodi di cassa integrazione, chiesta dalla direzione per complessive 13 settimane.

Lunedì 15 aprile la Vibac, multinazionale italiana di nastro autoadesivo e plastica per imballaggi, ha avviato il licenziamento di 90 lavoratori (su 139) del sito di Termoli (Campobasso). Nel febbraio 2023 aveva annunciato 126 esuberi, poi rientrati grazie a un accordo di cigs (fino al 10 luglio 2024). L’azienda ha per ora escluso ogni altra misura (come i contratti di solidarietà e il ricorso al tempo parziale), garantendo però la permanenza della produzione di nastro adesivo per alcuni settori, per la quale sono necessari non più di 50 addetti.

Industria

Mercoledì 20 marzo Stellantis ha annunciato il ricorso ai contratti di solidarietà nello stabilimento Mirafiori di Torino per 968 lavoratori delle linee Maserati per l’intero 2024. La nuova misura è cominciata il 2 aprile e proseguirà fino a dicembre. “Con questa decisione - dice la Fiom Cgil Torino - c'è un'escalation dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali che diventano, a questo punto, strutturali”. A questo si aggiunge la chiusura delle Carrozzerie per l’intero mese di maggio, la cui riapertura (prevista per il 7 maggio) slitta al 3 giugno, con 2.200 dipendenti posti in cassa integrazione.

Siglato mercoledì 20 marzo un accordo con la multinazionale italo-statunitense dell’automotive Cnh Industrial per 149 uscite incentivate basate esclusivamente sul criterio della volontarietà, o più precisamente della “non opposizione”. Le uscite sono concentrate nella struttura impiegatizia e soprattutto del comparto agricolo, quindi in prevalenza a Modena e a Torino. Previsti incentivi (calibrati in base all’età del lavoratore) fino a 26 mensilità e 30 mila euro. Il piano di uscite si chiuderà il 31 luglio.

Mercoledì 3 aprile il gruppo Stellantis ha firmato con i sindacati (Fim Cisl, Uilm Uil e Aq Cfr) un accordo, non siglato dalla Fiom Cgil, per 173 esuberi alla Maserati di Modena, sulla base della volontarietà. Di questi, oltre 130 sono ingegneri e progettisti dell'area Engineering (su un totale di 509 in organico). “Accordo non sottoscritto da noi – commenta la Fiom – perché considerato solo l'ennesimo segnale operativo della dismissione di Stellantis in Italia. Il futuro di Maserati a Modena sembra sempre più un miraggio”.

Siglata il 17 aprile l’intesa tra Condevo e sindacati sui 34 esuberi (su 98 dipendenti complessivi) chiesti a fine gennaio dall’azienda produttrice di scambiatori di calore per caldaie a condensazione, con due impianti a Marudo e Vidardo (Lodi). Agli addetti che entro il 2 maggio comunicheranno di voler risolvere “volontariamente” il proprio rapporto di lavoro, con dichiarazione di non impugnazione, la società riconoscerà 34 mila euro lordi come incentivo all’uscita. Se con le uscite volontarie non si raggiungerà l’obiettivo dei 34 esuberi, Condevo procederà ai licenziamenti entro 120 giorni, quindi entro metà agosto.

Il 12 febbraio scorso il ministero del Lavoro ha approvato con decreto direttoriale la concessione della cassa integrazione per area di crisi complessa per i 201 lavoratori della Eurallumina di Portovesme (Sud Sardegna). La durata è di sei mesi, dal 1° gennaio al 30 giugno 2024. Da segnalare la sottoscrizione dell'Addendum al Protocollo di intesa, indispensabile per la prosecuzione degli investimenti e per il progetto di rilancio del sito. Il prossimo incontro è fissato per il 31 maggio al ministero delle Imprese.

Accordo tra Versuni Manufacturing Italy (ex Saeco) di Gaggio Montano (Bologna) e sindacati sulla fusione, per incorporazione, con la società Gaggia. L’organico della nuova azienda (attiva nella produzione di macchine automatiche da caffè espresso a uso domestico), che dovrebbe essere varata entro giugno 2024, prevede un esubero di 25 dipendenti (su 205 complessivi) per i quali sono stati previsti incentivi per la mobilità volontaria. Fiom Cgil: “Fornite risposte concrete a un territorio fragile, ma ricco di enormi competenze e potenzialità”.

Raggiunto a fine marzo l’accordo tra Electrolux e sindacati sui 153 esuberi dichiarati nel settore impiegatizio ai primi di febbraio. L’individuazione dei lavoratori avverrà sulla base del criterio della volontarietà (“non opposizione” al licenziamento). Previsti incentivi da 3 mila a 72 mila euro secondo l’anzianità di servizio, stabilito anche un percorso di outplacement per chi ne farà richiesta. La multinazionale dell’elettrodomestico si è anche impegnata a ricorrere alla riqualificazione professionale e al part time, laddove possibili, per ridurre gli esuberi.

Prima l’annuncio della chiusura, poi il laborioso raggiungimento di un accordo per evitare la cessazione dell’attività. Ma anche quell’intesa salta e per il centinaio di dipendenti della Cotes di Balanzano (Perugia), Rimini e San Marino torna l’incubo della perdita del posto di lavoro. Fiom: “Il 25 marzo si era giunti a un accordo che prevedeva l'utilizzo degli ammortizzatori sociali, la rateizzazione dei Tfr e le incentivazioni all'esodo. L’azienda ha deciso unilateralmente di farlo saltare, assumendosi una gravissima responsabilità”.

Venerdì 5 aprile la multinazionale statunitense Flowserve Valbart di Mezzago (Brianza), operante nel settore dell'oil & gas, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 61 lavoratori (su complessivi 179 dipendenti). “All'inizio dell'anno – spiegano i sindacati – l'azienda ha manifestato difficoltà sull'andamento economico e criticità sui costi, ma non ci aspettavamo una decisione così drastica”. Per Fiom e Fim è inaccettabile che “una multinazionale decida di tagliare posti di lavoro nel nostro territorio per delocalizzare nei Paesi a basso costo”.

La multinazionale statunitense Agco, terzo produttore mondiale di trattori e macchine agricole, ha annunciato a metà marzo la cessazione dei rapporti di lavoro con circa 60 addetti in somministrazione dello stabilimento di Breganze (Vicenza). “Abbiamo chiesto alla società – illustra la Fiom – di aprire la cassa integrazione per mantenere l'occupazione, ma ci è stato risposto che non ne ha la disponibilità. La Agco non sa gestire la crisi, non ha un piano industriale. Siamo molto preoccupati per il futuro”.

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Lunedì 8 aprile la multinazionale Carrier corporation ha annunciato la chiusura dello stabilimento Riello di Morbegno (Sondrio), storica azienda di caldaie, con il contestuale licenziamento dei suoi 61 dipendenti. Immediata è stata la reazione dei sindacati, ma sulla decisione l’azienda è sembrata finora irremovibile. “Siamo preoccupati per l’impatto sociale ed economico”, commenta la Fiom Cgil: “Certamente non permetteremo che la società si ritiri dal territorio ‘gratis’, perché ha beneficiato di denaro pubblico e la politica dovrà farsi sentire”.

Credito, editoria e telecomunicazioni

Raggiunto l’accordo tra sindacati e Nexi, azienda italiana di servizi e infrastrutture per il pagamento digitale, sulla piattaforma d’intesa denominata “Piano Italia”, che prevede l’uscita incentivata di circa 400 lavoratori (su complessivi 3.900), su esclusiva base volontaria. L’incentivazione economica sarà per l’accesso diretto alla pensione, per l’uscita anticipata dal lavoro attraverso le prestazioni straordinarie del Fondo di solidarietà del credito, per l’Opzione Donna” e per l’uscita su base individuale.

Firmato l'accordo per il prolungamento della cassa integrazione alla Gazzetta del Mezzogiorno. L'intesa tra Edime (società che edita il giornale), Fnsi, Comitato di redazione e Associazioni stampa Puglia e Basilicata chiude la procedura di licenziamento collettivo di 46 giornalisti, annunciata il 27 ottobre. Fino al 31 dicembre prossimo saranno posti in cig a zero ore un numero massimo di 46 giornalisti occupati nelle sedi di Bari, Potenza, Taranto, Lecce, Andria e Foggia, mentre quattro giornalisti potranno essere prepensionati.

Roma, 23-2-22, presidio lavoratori Tim (MATTEO OI)

Siglato il 12 aprile l’accordo tra Tim e sindacati per l'applicazione del contratto di solidarietà difensiva fino al 30 giugno 2025. Obiettivo dell’intesa è quello di gestire 3.560 esuberi. L'accordo prevede la riduzione verticale dell'orario di lavoro per una quota del 13,8% per 23.300 mila dipendenti del gruppo e delle controllate Noovle, Olivetti, Sparkle e Telecontact, e una quota del 5% per altri 8.500 lavoratori (come tecnici on field e progettisti). Sindacati: “Abbiamo salvaguardato l’occupazione, ma confermiamo il giudizio negativo sulla riorganizzazione del gruppo”.