La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntanta. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.
Guerra e speculazioni
Lo chiamano effetto panico. In realtà, per molti è soprattutto effetto speculazione.
Dopo i bombardamenti di Stati Uniti e Israele sull’Iran, aumentano i prezzi dei carburanti. Il paradosso è che si tratta spesso di carburante acquistato settimane fa, ma venduto oggi a prezzi più alti.
E non finisce qui. A salire saranno anche le bollette. Secondo le stime di Facile.it, nei prossimi dodici mesi le famiglie potrebbero pagare fino a 540 euro in più: circa 304 euro per il gas e 98 per l’energia elettrica. Se i rincari dovessero durare a lungo, il rischio è una nuova spirale inflazionistica, simile a quella vista durante la pandemia e la guerra in Ucraina, con un ulteriore colpo al potere d’acquisto delle famiglie. Per ora, dal governo nessuna risposta concreta.
Corsa al riarmo
E mentre i prezzi salgono, nel mondo cresce anche un’altra corsa: quella agli armamenti. Il mondo corre verso il riarmo.
Lo fotografa il nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute.
Nel periodo 2021-2025, il volume dei trasferimenti internazionali di armamenti è cresciuto del 9,2% rispetto ai cinque anni precedenti: l’aumento più forte dell’ultimo decennio. Al centro di questa escalation c’è l’Europa. Le importazioni di armi nel continente sono aumentate del 210%, più che triplicate. E cresce anche l’export italiano.
Le esportazioni di armamenti del nostro Paese sono aumentate del 157%, portando l’Italia dal decimo al sesto posto tra i maggiori esportatori mondiali.
La maggior parte delle armi italiane – il 59% – è diretta verso il Medio Oriente.
Per la rete pacifista, però, il riarmo non è inevitabile: è una scelta politica.
Referedum sulla riforma Nordio-Meloni
E mentre il dibattito internazionale si accende, anche in Italia la politica entra nel vivo di un’altra battaglia.
A una settimana dal voto sul referendum costituzionale sulla riforma Nordio-Meloni, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni scende direttamente in campo per sostenere il Sì. La campagna dei comitati favorevoli alla riforma punta su messaggi semplici: slogan brevi, immagini immediate e promesse di una giustizia più veloce. Una comunicazione che rischia di trasformarsi in disinformazione.
Tra i temi più diffusi ci sono narrazioni semplificate, come l’idea dell’esistenza di presunti “regimi” nella magistratura o la promessa di processi più rapidi, che però non trovano riscontro nei dati. Una battaglia mediatica che sembra giocarsi più sulle emozioni che sui fatti.
Le scuole che indottrinano
E nel dibattito politico finisce anche la scuola. “Le scuole devono sviluppare lo spirito critico, non indottrinare gli studenti”. Così il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara torna a parlare di referendum e ruolo della scuola. Secondo il ministro, gli istituti pubblici – pagati dai cittadini – devono garantire pluralismo e par condicio quando si affrontano temi politici. Parole che però hanno suscitato polemiche. Per la Flc Cgil, dichiarazioni di questo tipo rischiano di alimentare un clima di sospetto verso la scuola pubblica e di mettere sotto accusa migliaia di insegnanti e operatori dell’istruzione che svolgono il loro lavoro con professionalità e nel pieno rispetto della Costituzione.
Sfruttamento e caporalato
Polemiche a parte nel mondo del lavoro emergono problemi concreti.
Secondo il sesto rapporto sullo sfruttamento lavorativo, realizzato dal centro di ricerca L’Altro diritto insieme alla Fondazione Placido Rizzotto e alla FLAI CGIL, nel 2024 le inchieste giudiziarie sono aumentate del 50%: da 834 a 1.249.
Lo sfruttamento non riguarda più solo l’agricoltura, che resta comunque il settore più colpito con 589 casi, pari al 38% del totale. Crescono infatti le inchieste anche in edilizia, logistica, commercio e servizi di cura.
E non è solo un fenomeno del Sud: il Mezzogiorno resta al primo posto ma il Nord arriva ormai al 30% dei casi.
Per gli osservatori, il caporalato non è più un problema marginale: è diventato un fenomeno strutturale del mercato del lavoro.
Rider in piazza
E anche nelle nuove forme di lavoro emergono questioni simili.
I rider di Glovo e Deliveroo tornano in piazza con una giornata nazionale di mobilitazione. L’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato al controllo giudiziario delle due piattaforme, ha confermato quello che i sindacati denunciano da anni: condizioni di lavoro spesso segnate da sfruttamento e mancanza di diritti.
Secondo la CGIL, ora si apre una possibilità concreta di cambiare le cose.
Le richieste sono chiare: applicazione del contratto nazionale merci e logistica, aumento delle paghe, ferie e malattia pagate, tutele per sicurezza e salute. La mobilitazione è un passaggio decisivo per trasformare un lavoro precario in un lavoro con diritti.
Voto alle donne
E chiudiamo con una pagina di storia che ha cambiato per sempre la democrazia italiana. Il 10 marzo 1946 per l’Italia rappresenta uno dei passaggi più importanti della storia democratica. Per la prima volta le donne votarono ed entrarono pienamente nella vita politica del Paese. Le elezioni amministrative della primavera di quell’anno non furono solo le prime dopo vent’anni di dittatura fascista: segnarono anche l’ingresso di milioni di cittadine nella democrazia. Furono elette 13 sindache, un fatto straordinario per l’epoca. A ottant’anni di distanza, ricordare quelle elezioni significa riconoscere il ruolo fondamentale delle donne nella costruzione della Repubblica e della democrazia italiana.
Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.

































