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Il nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) fotografa un mondo che corre verso il riarmo. Nel quinquennio 2021-2025 il volume dei trasferimenti internazionali di armamenti è cresciuto del 9,2% rispetto al periodo 2016-2020. Si tratta dell’aumento più significativo dell’ultimo decennio.
Al centro di questa escalation c’è l’Europa. Le importazioni di armi nel continente sono aumentate del 210%, più che triplicate, fino a rappresentare il 33% degli acquisti militari globali. Un dato che riporta il continente, per la prima volta dagli anni Sessanta, al primo posto nel mondo per acquisizioni di armamenti.
Il sostegno militare all’Ucraina ha avuto un peso rilevante – il 9,7% dei trasferimenti mondiali – ma il rapporto evidenzia come molti Paesi europei abbiano incrementato in modo autonomo le proprie spese militari. I 29 Stati europei della Nato hanno aumentato le importazioni del 143%.
La dipendenza dagli Stati Uniti
Secondo l’analisi del Sipri, l’idea di una crescente autonomia strategica europea appare lontana dalla realtà dei numeri. Il 48% delle armi importate dagli Stati europei proviene infatti dagli Stati Uniti. Tra i Paesi europei della Nato la quota statunitense sale al 58%.
Nel frattempo Washington rafforza il proprio predominio nel commercio globale di armamenti, con una quota salita dal 36% al 42%. Per la prima volta in vent’anni il principale mercato dell’export militare americano non è il Medio Oriente ma l’Europa, che assorbe il 38% delle vendite statunitensi.
Dodici Paesi europei hanno ordinato o preselezionato complessivamente 466 caccia F-35 prodotti negli Stati Uniti. Il Sipri osserva che, nonostante le iniziative dell’Unione europea per sostenere l’industria della difesa continentale, gli Stati membri continuano ad acquistare soprattutto sistemi d’arma americani.
Il balzo dell’export italiano
Tra i dati più rilevanti per il nostro Paese c’è l’aumento dell’export militare. Le esportazioni italiane di armamenti sono cresciute del 157% tra il 2016–2020 e il 2021–2025. Questo incremento porta l’Italia dal decimo al sesto posto tra i maggiori esportatori mondiali, con il 5,1% del mercato globale. Il nostro Paese supera Israele, Regno Unito, Corea del Sud e Spagna.
Le principali destinazioni sono fuori dall’Europa. Il 59% delle armi italiane è diretto verso il Medio Oriente, in particolare Qatar (26%) e Kuwait (17%). Un altro 16% va in Asia e Oceania, con l’Indonesia tra i principali acquirenti. Solo il 13% dell’export resta nel continente europeo.
Il dibattito sulla legge 185/90
I numeri, osservano diverse organizzazioni pacifiste, mettono in discussione l’argomento secondo cui le aziende italiane sarebbero penalizzate da controlli più severi rispetto ad altri Paesi europei. Nonostante l’esistenza della legge 185 del 1990, che disciplina l’export di armamenti introducendo criteri di controllo e trasparenza, l’industria militare italiana ha registrato una crescita molto rapida nel mercato internazionale.
Secondo la Rete italiana pace e disarmo, citata nel dibattito pubblico, l’idea di indebolire ulteriormente i meccanismi di controllo rischierebbe di ridurre la trasparenza sulle esportazioni verso Paesi coinvolti in conflitti o con gravi violazioni dei diritti umani.
L’appello della società civile
Alla luce dei dati del rapporto Sipri, la Rete italiana pace e disarmo rilancia la campagna “Basta favori ai mercanti di armi”. L’obiettivo è difendere l’impianto della legge 185/90 e rafforzare i controlli sul commercio di armamenti.
Le organizzazioni promotrici chiedono maggiore trasparenza sui contratti e sulle destinazioni delle esportazioni militari italiane, sottolineando che gran parte delle vendite riguarda aree geopolitiche altamente instabili.
Per la rete pacifista, la crescita delle spese militari non rappresenta una risposta strutturale ai problemi di sicurezza. “Il riarmo non è inevitabile: è una scelta”, affermano i promotori della campagna. Una scelta che, sostengono, dovrebbe lasciare più spazio alla diplomazia, alla prevenzione dei conflitti e alla cooperazione internazionale.






























