In Argentina, a sole tre settimane dalla sua approvazione definitiva, la legge di riforma del lavoro ha ricevuto la prima sentenza contraria per opera di un giudice del lavoro di Córdoba che ha dichiarato incostituzionale l’articolo 55 della legge. Lo si apprende da un quotidiano argentino, dove si spiega che ad essere bocciata è la norma che disciplina le modalità di adeguamento dei crediti lavorativi nei procedimenti già in corso al momento dell’entrata in vigore della nuova normativa. Un primo passo in favore di chi da dicembre sta scioperando contro la riforma del lavoro voluta dal presidente Javier Milei.

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La sentenza riguarda quindi procedimenti giudiziari in materia di lavoro stabilendo che l'importo che un lavoratore finirebbe per ricevere possa essere ridotto tra il 20% e il 60% rispetto ai criteri utilizzati in alcuni tribunali del lavoro prima dell'entrata in vigore della nuova legge.

Si tratta di un segnale nei confronti di una riforma che prevede l’estensione sino a 12 ore della giornata lavorativa, la riduzione per le imprese del costo dei licenziamenti, una flessibilità maggiore nel campo dei contratti, la modifica del conteggio del tfr, come anche un cambio di regole nei rapporti tra la parte datoriale e i dipendenti.

I sindacati argentini hanno dato battaglia alla riforma sin dall’inizio e ora sono passati alle aule dei tribunali dove sottopone questioni di costituzionalità del provvedimento in materia di tutela del lavoro.

Il governo, infatti, ha sempre sostenuto che le nuove norme costituiscono una forma di lotta al lavoro nero attraverso una legge che dia regole meno rigide. Di diverso parere i sindacati, per i quali si assiste invece a un forte indebolimento dei contratti collettivi e quindi dei diritti dei lavoratori.