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Dopo gli accordi a Torino Mirafiori e Termoli (Campobasso) per 181 esodi volontari incentivati (121 nell’impianto piemontese e 60 in quello molisano), giovedì 12 marzo è stata sottoscritta un’intesa per 305 uscite dallo stabilimento Stellantis Europe di Atessa (Chieti). Anche in questo caso, la Fiom Cgil non ha firmato.
I contenuti dell’accordo
L’intesa sulla cosiddetta “separation”, siglata da Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Uglm e Aqcfr, prevede 305 uscite. Riguardo l’incentivazione economica, ai lavoratori che hanno già maturato il requisito pensionistico l’azienda erogherà sei mensilità; i dipendenti prossimi alla pensione riceveranno, per il periodo di permanenza in Naspi, un importo tale da garantire un valore economico pari al 90 per cento della retribuzione lorda fino a 48 mesi e al 70 per cento dal 49esimo mese al 72esimo.
Per i dipendenti ancora lontani dalla pensione, Stellantis ha stabilito importi in base all’età anagrafica: 33 mensilità più 30 mila euro per chi ha 55 anni e oltre; 30 mensilità più 30 mila euro per chi ha tra 50 e 54 anni; 24 mensilità più 30 mila euro per chi ha tra 45 e 49 anni; 18 mensilità più 20 mila euro per chi ha tra 40 e 44 anni; 12 mensilità più 20 mila euro peer chi ha tra 35 e 39 anni.
Fiom: “Inaccettabile proseguire sulla strada delle uscite”
La Fiom ha deciso di non sottoscrivere l’intesa, confermando la propria opposizione a una strategia fatta esclusivamente di tagli. “Riteniamo inaccettabile – scrivono i segretari generale Fiom Cgil di Chieti e Pescara Alfredo Fegatelli e Andrea De Lutis e il dirigente Giuseppe Cornelio – proseguire sulla strada delle uscite senza una chiara prospettiva industriale”.
I numeri confermano un ridimensionamento strutturale. “Lo stabilimento – spiegano – è passato dai circa 6.500 addetti di pochi anni fa ai circa 4.330 attuali, per arrivare a poco più di 4 mila alla fine di questa procedura. La produzione è scivolata dai 297 mila furgoni del 2018 ai 166 mila del 2025, con quest’anno una lieve ripresa”.
Fegatelli, De Lutis e Cornelio rilevano che “mentre Atessa rischia di perdere centralità, Stellantis sposta la produzione in Polonia e i competitor, come Ford, Renault e marchi cinesi, dominano il mercato con tecnologie più avanzate. Si deve Investire per il futuro, non si può rispondere a una crisi tecnologica e di mercato solo con gli ammortizzatori sociali o le uscite volontarie”.
I tre dirigenti così concludono: “È indispensabile che Stellantis assegni ad Atessa anche la produzione esclusiva di una nuova generazione di furgoni (elettrici, ibridi e a idrogeno). Gli impianti hanno un’età media di oltre vent’anni: senza investimenti strutturali e immediati, il sito rischia l’obsolescenza”.






















