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Dopo essere schizzato sopra i 100 dollari al barile, il petrolio ha iniziato a scendere: stamattina (martedì 10 marzo) Brent e Wti si sono attestati rispettivamente a 93,02 dollari e a 88,79 dollari al barile. Nonostante la riduzione, però, i carburanti continuano ad aumentare.
Il prezzo del gasolio alla pompa è balzato di oltre il 14 per cento, portando un pieno a costare 12,3 euro in più rispetto a fine febbraio, con una maggiore spesa di 296 euro all’anno, se si considera una media di due pieni al mese. La benzina al self service è salita di circa il 7 per cento, cioè più 5,8 euro a pieno, quasi 140 euro in più in un anno.
Lo chiamano effetto panico, in verità è un effetto speculazione: dopo dieci giorni di bombardamenti di Usa e Israele sull’Iran, aumentano carburanti che sono frutto di contrattazioni e acquisti passati, ma che vengono venduti a prezzi odierni. Le maggiorazioni che le famiglie devono pagare non si fermano qui. A rincarare saranno anche le bollette.
540 euro in più
Secondo i calcoli di Facile.it sborseranno complessivamente fino a 540 euro in più nei prossimi 12 mesi per l’aumento del prezzo delle materie prime causato dal conflitto: 304 euro per il gas e 98 per l'energia elettrica. La stima, effettuata considerando le proiezioni di Pun (prezzo unico nazionale) e Psv (punto di scambio virtuale), porta il conto complessivo a 2.829 euro all'anno, pari al 17 per cento in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto. Un conto salatissimo, che sarà ancora più pesante per gli utenti vulnerabili, i primi a essere colpiti dai rincari delle bollette del gas.
Le accise mobili
Mentre L’Unione Europea mette sul tavolo un pacchetto di misure per ridurre le tasse sulle bollette elettriche e dare impulso alle comunità energetiche, il governo sta pensando a come correre ai ripari: per rallentare la corsa dei prezzi alla pompa vorrebbe rivedere il meccanismo delle accise mobili prevista da una legge del 2023, che consente di diminuire le accise, ovvero le imposte su fabbricazione e vendita dei carburanti, quando i prezzi medi degli ultimi due mesi mostrano uno scostamento rispetto alla media dell’anno precedente.
L’ultima parola passa al Consiglio dei ministri previsto per oggi pomeriggio (10 marzo). Una misura a costo zero, che reinveste l’extra gettito dell’Iva generato dai rincari.
Meno 4 centesimi: troppo pochi
“Il sistema dell’accisa mobile esiste già, non si deve introdurre nessun nuovo meccanismo, scatta quando l’incremento dei prezzi su una base temporale è superiore a una certa soglia”, afferma il presidente Federconsumatori Michele Carrus: “La misura però ha un impatto molto limitato. Parliamo di quattro centesimi al litro per un aumento che è stato di 20 centesimi. Alla fine 16 centesimi li paghi comunque, quindi l’intervento non serve a calmierare i prezzi. Noi chiediamo un taglio secco delle accise, una riduzione di 20 centesimi al litro, scorporandole di pari passo dall’applicazione dell’Iva”.
Secondo i calcoli di Federconsumatori con un vero taglio delle accise i cittadini risparmierebbero 236 euro annui in termini diretti per il pieno di carburante e 213 in termini indiretti, per effetto dell’impatto dei costi dei carburanti sui beni di largo consumo, trasportati per oltre l’86 per cento su gomma.
“Un beneficio complessivo di 449 euro a nucleo – prosegue Carrus - che darebbe respiro alle famiglie e sostegno alla domanda interna, oltre a togliere margine a fenomeni speculativi che stavolta è necessario stroncare sul nascere”.
Rischio inflazione
Il rialzo del greggio non colpisce infatti solo gli acquisti al distributore, ma anche gli altri, quelli che facciamo tutti i giorni nei supermercati, nei negozi, nei mercati. Il rincaro del trasporto merci porta al rincaro dei beni del carrello della spesa, una crescita generale dei prezzi e quindi dell’inflazione.
Se i rincari si dovessero prolungare nel tempo, il rischio concreto è che si possa innescare una nuova spirale inflazionistica, come quella che abbiamo vissuto durante il Covid-19 e la guerra in Ucraina, capace di erodere ulteriormente il nostro potere d’acquisto.
Interventi incisivi
“È necessario agire tempestivamente per garantire trasparenza nei mercati e tutelare il potere d’acquisto dei consumatori, scongiurando l’effetto domino sui prezzi che gli aumenti di carburanti e bollette, i cui effetti devastanti abbiamo già conosciuto in passato”, conclude Carrus: “Per questo servono interventi incisivi. L’introduzione di un nuovo bonus straordinario a sostegno delle famiglie più esposte ai rincari, l’ampliamento della platea dei destinatari del bonus alle famiglie con Isee fino a 30 mila euro, il ripristino dell’Iva al 10 per cento sul gas, la riduzione degli oneri di sistema sull’energia elettrica di almeno il 25 per cento, come indicato negli emendamenti al decreto bollette che abbiamo presentato”.






















