Ci risiamo, di nuovo un grido di allarme forte e chiaro diretto al Governo e alla ministra della Disabilità: la riforma non funzione. A lanciare il grido sono Cgil Milano, Cgil Ticino-Olona, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano e Lombardia e dai rispettivi Patronati

La sperimentazione della riforma sulla disabilità è partita da una settimana nella provincia di Milano è immediatamente i nodi sono arrivati al pettina. Primo fra tutti, i medici di medicina generale comunicano ai propri pazienti che, “a causa di nuove disposizioni governative”, non redigeranno più i certificati di invalidità invitando a rivolgersi ai medici dei patronati. Oppure i certificati, più lunghi e più complessi da redigere di quelli fin ora in vigore, avranno un costo. Alto, per alcuni altissimo e non sostenibile. C’è chi si è visto chiedere 270 euro per ciascun certificato medico introduttivo – una spesa che, nel caso di chi deve avviare la pratica per entrambi i genitori, diventa ancora più pesante – oppure 300 euro per certificato.

In realtà questo fenomeno non è affatto nuovo, si è già verificato in tutte le province dove la sperimentazione è partita mesi fa. Quel che i medici di medicina generale han fatto come parte della propria attività, redigere i certificati indispensabili per la presentazione della domanda di invalidità, oggi non lo fanno più, si rifiutano di redigere i certificati secondo le nuove procedure oppure che chiedono cifre molto elevate per farlo. Perché? È semplice, i nuovi certificati comportano un tempo lunghissimo che i medici di base, già assai pochi, con un numero di pazienti elevato e gravati di infinite incombenze burocratiche, il tempo per predisporre i nuovi certificati per le domande di invalidità non ce l’hanno.

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Ma non finisce qui. Per tutta l’area metropolitana di Milano sono previste solo 4 sedi Inps per lo svolgimento delle visite mediche delle Commissioni che dovranno riconoscere l’invalidità. Quattro davvero poche e per giunta, in realtà, al momento ne funziona una sola.

Secondo Cgil Milano, Cgil Ticino-Olona, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano e Lombardia e i rispettivi Patronati: “È facile prevedere che nei prossimi giorni la situazione possa ulteriormente peggiorare. Come già accaduto altrove, il rischio è che molte persone in condizioni di fragilità vedano compromesso un diritto fondamentale: il riconoscimento della propria condizione di disabilità. Anche chi riuscirà, con grande difficoltà, a ottenere il certificato medico introduttivo potrebbe trovarsi ad affrontare tempi lunghissimi sia per la convocazione in commissione sia per il rilascio della documentazione, indispensabile per accedere a diritti, prestazioni e per attivare il cosiddetto progetto di vita”. Per questo le organizzazioni sindacali “chiedono un intervento immediato delle Istituzioni, a partire dal governo e dalla ministra per le Disabilità”.

“Occorre agire subito – concludono Cgil Milano, Cgil Ticino-Olona, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano e Lombardia e i rispettivi Patronati – per evitare che una riforma nata con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone con disabilità finisca, nei fatti, per trasformarsi in un ulteriore ostacolo e in una nuova forma di discriminazione nei confronti dei soggetti più fragili”.

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