La tragica morte di Satnam Singh, nell'Agro Pontino, in provincia di Latina, l'operazione Caporalis a Bari, dove i braccianti venivano reclutati tramite Facebook e minacciati evocando nomi di clan mafiosi, l'inchiesta a Cuneo su un centro di accoglienza che dava in affitto i richiedenti asilo per la raccolta della frutta.

Sono casi eclatanti di sfruttamento e caporalato finiti sotto i riflettori, alcuni dei tanti seguiti dalle procure di tutt’Italia. Quelli totali censiti dal sesto rapporto sullo sfruttamento lavorativo, curato dal centro di ricerca interuniversitario L’Altro diritto, in collaborazione con la fondazione Placido Rizzotto e la Flai Cgil, nel 2024 sono aumentati del 50 per cento rispetto all’anno precedente, passando da 834 a 1.249, ovvero 415 nuove vicende.

Aumento dei casi

“Questo sesto rapporto fotografa un incremento notevole del contenzioso derivante dalla legge 199/2016 rispetto all’edizione precedente – afferma Jean René Bilongo, presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto -. L’aumento è attribuibile all’attività delle procure che è cresciuta, al numero delle procure che collaborano alle rilevazioni dell’osservatorio, adesso sono 81 nella prima edizione erano solo 16, al fatto che ci sono più denunce”.

L’uscita allo scoperto dei lavoratori avviene anche grazie al supporto di organizzazioni come l'Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni: nel 2024 quasi il 29 per cento dei lavoratori sfruttati individuati dalle task-force ha ricevuto supporto per sporgere denuncia.

Non solo agricoltura

Il boom delle inchieste rivela come lo sfruttamento non sia confinato solo all’agricoltura, sebbene questo rimanga il settore con il maggior numero di casi in termini assoluti, 589, e un’incidenza sul totale del 38 per cento. Sono presenti anche gli altri comparti, edilizia, logistica, commercio e servizi di cura, dove i fenomeni di emersione e le inchieste giudiziarie sono in crescita.

“Il rapporto, oltre a denunciare i fenomeni distorsivi e illegali nell’agricoltura, mostra come lo sfruttamento e il caporalato siano pervasivi dell’intero modello produttivo del nostro Paese – afferma Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil -. Dalla moda all’edilizia, in tutti i settori lo schema è lo stesso ed è comparabile: si approfitta dello stato di bisogno del lavoratore che non è solo migrante. Sono tanti gli italiani che cadono vittime di questa rete”.

Non solo al Sud

Il rapporto smentisce anche l'idea che lo sfruttamento sia un problema limitato al Sud Italia: il Mezzogiorno mantiene il primato assoluto con il 46 per cento dei casi, 573 in totale, ma il Nord ha raggiunto il 30 per cento, con 369 casi.

“Al Sud spiccano la Sicilia, con 144 procedimenti, di cui 85 solo a Ragusa, e la Puglia, con 115, di cui 71 a Foggia – prosegue Bilongo -. Non a caso su queste due province, simbolo dello sfruttamento agricolo, il report fa uno specifico approfondimento. Al Nord in vetta troviamo la Lombardia, quindi il Veneto e il Piemonte. E in quest’ultima regione molti casi riguardano la produzione di uva, la stessa uva che è destinata a vini d’eccellenza, conosciuti in tutto il mondo”.

Identikit delle vittime

La maggioranza delle vittime di sfruttamento sono cittadini di Paesi terzi, 728 sugli 840 di cui si conosce la nazionalità. Ma lo sfruttamento colpisce anche gli italiani specialmente in agricoltura, dove rappresentano oltre il 54 per cento dei casi che coinvolgono cittadini comunitari.

“A 10 anni dalla legge 199 per il contrasto al fenomeno del caporalato dobbiamo fare uno sforzo in più, completare la filiera delle indagini sullo sfruttamento, arrivare alle aziende e non fermarci ai caporali, e poi agire sulla parte preventiva – afferma Silvia Guaraldi, segretaria nazionale Flai Cgil -. Tutte le sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità devono essere istituite e lavorare per la lotta allo sfruttamento. Inoltre, dobbiamo guardare con un’ottica di genere al fenomeno, che non riguarda solo i lavoratori maschi migranti, ma anche tantissime donne, di cui dobbiamo favorire l’emersione e le denunce”.

Attività strutturale

“Le inchieste e le operazioni eclatanti dimostrano che c’è un’attenzione crescente da parte della magistratura – dice Bilongo -, che interviene nei casi di violazione effettiva di dignità del lavoratore. Il tema del caporalato e dello sfruttamento non è più periferico ma ordinario, strutturale e sostanziale nell’attività dei giudici inquirenti”.

“Il rapporto, un lavoro che facciamo da anni, ci fornisce un quadro dettagliato e preciso di come le legge 199 sta procedendo – conclude Mininni della Flai -, e anche di come la normativa che in passato è stata messa in discussione debba continuare a essere difesa”.