Il ritorno della leva militare non è più un tabù nel dibattito pubblico europeo. Per oltre vent’anni, in gran parte del continente, la coscrizione era stata archiviata come un residuo del Novecento: la fine della guerra fredda aveva alimentato l’idea di una pace stabile, affidata a eserciti professionali ridotti e altamente specializzati. Oggi quello scenario appare incrinato.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, dopo l’annessione della Crimea nel 2014, e soprattutto dopo il “disimpegnoUsa dall’Europa, molti governi stanno riaprendo dossier che parevano chiusi. La leva, sospesa in diversi Paesi, non è più considerata un’opzione definitivamente accantonata, ma uno strumento possibile per rafforzare organici e riserve. Con approcci differenti, Germania e Francia guidano questa nuova stagione.

Germania: il ritorno (graduale) alla chiamata

Berlino ha avviato una svolta significativa. Dopo mesi di discussioni, il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha approvato a fine 2025 una legge che ripristina il servizio militare, inizialmente su base volontaria. Dal 1° gennaio 2026 la norma è entrata in vigore e i primi passi operativi sono già stati compiuti: l’esercito tedesco ha inviato oltre 40mila questionari ai diciottenni per sondarne disponibilità e idoneità.

Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha spiegato che l’obiettivo è reclutare 20mila nuovi soldati entro la fine dell’anno, dopo che nel 2025 sono già entrati nella Bundeswehr oltre 25mila uomini e donne, con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente. Il piano complessivo è ambizioso: portare le forze armate da 180mila a 260mila effettivi, affiancati da una riserva di 200mila unità. In prospettiva, Berlino mira a costruire l’esercito convenzionale più forte d’Europa, con un traguardo indicato attorno ai 270mila professionisti entro il 2035.

Gli incentivi non mancano: circa 2.600 euro lordi mensili, oltre a facilitazioni per patenti e brevetti professionali. Ma il governo ha già chiarito che, se la risposta volontaria non dovesse bastare, il Parlamento potrebbe valutare il ritorno alla coscrizione obbligatoria.

Come rilevano Futura D’Aprile, Federico Baccini e Sofia Nazarenko su Domani, “il giorno stesso dell’approvazione della legge sul servizio volontario, in almeno 90 città tedesche, migliaia di giovani sono scesi in strada per protestare contro la nuova chiamata alle armi".

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Francia: volontariato militare e cautela politica

Parigi ha scelto una strada diversa. Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato l’istituzione di un servizio nazionale volontario e “puramente militare” della durata di dieci mesi, a partire dall’estate 2026. Il programma coinvolgerà inizialmente 3.000 giovani tra i 18 e i 19 anni, con l’obiettivo di arrivare a 10mila nel 2030 e a 50mila l’anno entro il 2035. I volontari opereranno esclusivamente sul territorio nazionale.

La Francia aveva sospeso la coscrizione nel 1997, sostituendola nel 2019 con il Service National Universel, un percorso civile di un mese rivolto agli adolescenti tra i 15 e i 17 anni, centrato su educazione civica e coesione sociale. Oggi le forze armate francesi contano circa 200mila professionisti e oltre 45mila riservisti, che Parigi intende portare a 100mila.

La proposta di Macron è stata calibrata con attenzione. Come osserva Wired, “Macron sapeva che la proposta che era sul punto di avanzare avrebbe fatto discutere. (…) La cautela era fondamentale. (…) Ci voleva un attimo a terrorizzare la popolazione”. Da qui una retorica improntata a disciplina, fratellanza e servizio alla nazione, ben diversa dai toni più espliciti di alcuni vertici militari francesi, che hanno evocato la necessità di prepararsi a scenari estremi.

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Italia: dibattito aperto, obbligo sospeso

In Italia la leva è stata sospesa nel 2005, ma non formalmente abolita. Il tema è tornato ciclicamente al centro del confronto politico. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato della necessità di rafforzare gli organici — “abbiamo bisogno di 30mila soldati in più” — e dell’ipotesi di una leva volontaria, progetto che richiederebbe però un passaggio parlamentare.

Il governo valuta la creazione di una riserva di 10mila volontari, il potenziamento della cybersicurezza e l’ampliamento degli organici fino a 160mila unità entro il 2033, anche tramite concorsi.

Parallelamente, si è mossa la società civile: il movimento “Azione non violenta” ha consegnato al governo e al presidente della Repubblica 7.471 lettere di cittadini dichiaratisi indisponibili a qualsiasi chiamata alle armi. Un richiamo che si inserisce in un quadro giuridico preciso: l’obiezione di coscienza è riconosciuta a livello europeo e, con una storica sentenza del 2011, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che l’opposizione al servizio militare rientra nelle tutele garantite dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Un’Europa divisa tra coscrizione e professionalizzazione

Il panorama europeo è tutt’altro che uniforme. I Paesi affacciati o vicini alla Russia non hanno mai del tutto rinunciato alla leva obbligatoria o l’hanno reintrodotta negli ultimi anni. Finlandia ed Estonia la mantengono da tempo; la Svezia l’ha ripristinata nel 2017 con un sistema selettivo; la Lituania lo aveva fatto nel 2015 e la Lettonia nel 2023. Anche la Croazia ha recentemente approvato una breve leva di addestramento di base. Austria, Grecia, Cipro e Danimarca continuano a prevedere forme di coscrizione, con modalità differenti e, in alcuni casi, aperte anche alle donne.

La Polonia, pur senza leva obbligatoria, ha avviato un vasto piano di riarmo con l’obiettivo di arrivare a 300mila militari professionisti in dieci anni. Il governo ha annunciato programmi di addestramento esteso per gli adulti e punta a incrementare in modo significativo le nuove reclute annuali. Nelle scuole, inoltre, sono stati introdotti moduli di formazione su primo soccorso, sicurezza e uso delle armi.

Al contrario, diversi paesi dell’Europa occidentale e meridionale — come Portogallo, Spagna, Regno Unito, Irlanda e Paesi Bassi — continuano ad affidarsi esclusivamente a forze armate professionali, senza prevedere né leva obbligatoria né programmi volontari su larga scala.

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Non è un messaggio di pace

Il ritorno del tema della leva riflette un cambiamento profondo nella percezione della sicurezza europea. L’ordine internazionale “basato sulle regole”, per usare le parole di Pistorius, appare sottoposto a pressioni crescenti. Tuttavia, ogni scelta in materia di coscrizione deve confrontarsi con i diritti fondamentali, a partire dal riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Tra esigenze di difesa, vincoli di bilancio e sensibilità dell’opinione pubblica, l’Europa si trova davanti a un bivio.

Ma col riarmo e il ripristino della leva il Vecchio Continente non manda un messaggio di pace al resto del mondo.