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Incidente in mare questa mattina, 11 febbraio, al largo di Santa Maria Navarrese, nella costa orientale della Sardegna. Il peschereccio “Luigino” è affondato e due pescatori sono morti, mentre un terzo è stato tratto in salvo da un altro peschereccio, “Zeus”, che navigava in zona, è arrivato pochi minuti fa in banchina. Sul posto si è recata la motovedetta Cp 811 della guardia costiera di Arbatax, con il coordinamento del Reparto operativo di Cagliari, agli ordini del comandante Matteo Caniglia.
Condizioni meteo avverse
Tra le cause del naufragio le cattive condizioni meteo: la guardia costiera ha sorvolato l’area con l’elicottero Nemo 11 decollato dalla base di Decimomannu, nel tentativo di individuare in mare il corpo del pescatore, ma le operazioni sono state rese complicate dalle forti raffiche di vento e il mare molto agitato. Il corpo del comandante del peschereccio è andato a fondo con l’imbarcazione, e si trova ora su un fondale di 200 metri, impossibile da recuperare al momento. I sommozzatori della guardia costiera con l’ausilio di un rov, inizieranno le operazioni di recupero quando le condizioni meteo marine consentiranno di agire in sicurezza.
Serve un intervento strutturale
La Flai Cgil della Sardegna esprime profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie dei lavoratori. “Ancora una volta – ha detto la segretaria Valentina Marci – il mare si porta via le vite di lavoratori che svolgono un mestiere duro, esposto quotidianamente a rischi enormi, spesso aggravati da condizioni meteo-marine difficili, costi di gestione insostenibili e margini economici sempre più ridotti”.
La pesca resta uno dei settori con il più alto indice di rischio in Italia: “Non possiamo limitarci al cordoglio: serve un intervento strutturale immediato su sicurezza, formazione e ammodernamento della flotta. La Flai chiede l’apertura urgente di un tavolo regionale e nazionale sulla sicurezza nella pesca; maggiori investimenti per il rinnovo delle imbarcazioni e delle dotazioni di sicurezza; controlli efficaci ma accompagnati da sostegno economico alle imprese sane; tutele concrete per i lavoratori e le loro famiglie, anche attraverso ammortizzatori adeguati nei periodi di fermo e nelle situazioni di emergenza”.
Non si può morire di lavoro in mare
“Non è accettabile – scrive la sigla sindacale – che nel 2026 si continui a morire di lavoro in mare. La pesca è presidio economico, sociale e culturale delle nostre coste, in particolare in territori come l’Ogliastra, dove rappresenta identità e sostentamento per intere comunità”.
Alla Capitaneria di porto e a tutti i soccorritori va il riconoscimento del sindacato per l’impegno profuso nelle operazioni di salvataggio: “oggi è il giorno del dolore e del rispetto – conclude la segretaria –, da domani deve essere il giorno dell’impegno e delle responsabilità. La sicurezza non è un costo ma un diritto”.
Un mestiere rischioso
“Siamo vicini alle famiglie dei pescatori travolte da un immenso dolore per le ennesime morti sul lavoro che devono far riflettere – dichiara Antonio Pucillo, capo dipartimento pesca della Flai Cgil nazionale -. Quello del pescatore è un mestiere rischioso, fatto di tempeste, segnato dai cambiamenti climatici che stanno rendendo il mare più imprevedibile e pericoloso, un mestiere in cui però è sempre più difficile tutelarsi rinunciando a mollare gli ormeggi quando le condizioni meteo sono complesse”.
Sia nel naufragio del peschereccio Luigino che in quello di alcuni giorni fa, al largo di Santa Margherita Ligure (Genova), in cui era affondata un’altra imbarcazione da pesca, la Acquario, che ha provocato la morte del suo comandante, le condizioni meteo erano complicate. “I pescatori sono consapevoli dei rischi che corrono – prosegue Pucillo -, conoscono il mare ma conoscono anche la necessità di sostenere la propria impresa, le retribuzioni, i costi di gestione e quindi la necessità di guadagnare”.
Il sostegno al reddito
“A oggi le forme di sostegno al reddito per i lavoratori in caso di eventi meteorologici avversi non trovano la giusta applicazione e risultano inefficaci le tutele per le imprese – fa presente Pucillo -. Ovviamente il tema della sicurezza e della formazione restano fondamentali, soprattutto per le attività lavorative più pericolose come la pesca. Ma non basta agire su questi fronti. L’attività di pesca ormai è delimitata da troppi paletti normativi, così i pescatori troppo spesso non sono nelle condizioni di poter rinunciare a uscire in mare, anche quando le condizioni meteo sono meno semplici e la loro incolumità è più a repentaglio”.
“L’intero settore della pesca è in crisi - conclude il capo dipartimento Flai - e le condizioni in cui i pescatori si trovano a operare sono profondamente cambiate. Le istituzioni devono capirlo e agire per rispondere il prima possibile a queste nuove esigenze”.






















