Il territorio veneziano entra in una fase che non è più una semplice crisi congiunturale, ma una vera dismissione industriale. A Porto Marghera la chimica di base viene progressivamente smantellata, con la chiusura delle lavorazioni legate al v e una strategia industriale che negli ultimi anni ha ridotto produzioni, investimenti e prospettive. Lo sciopero di 8 ore della scorsa settimana ha reso visibile una frattura profonda: senza un piano industriale, il polo perde la sua funzione storica e migliaia di lavoratori vedono dissolversi il futuro produttivo del sito.

Fusina e la transizione percepita come farsa

Alla dismissione si aggiunge la bocciatura del progetto Eni Rewind a Fusina, definita una presa in giro dalla Filctem Cgil di Venezia. Per il sindacato, la transizione energetica annunciata rischia di essere una narrazione senza ricadute industriali concrete. I lavoratori denunciano un modello in cui si chiudono impianti tradizionali senza costruire alternative produttive solide, trasformando la transizione in un processo di riduzione occupazionale mascherato da innovazione.

Bioraffineria, elettrificazione e il nodo del futuro dei carburanti

Il settore della raffinazione è già stato profondamente trasformato con la riconversione della raffineria tradizionale nella prima bioraffineria Eni al mondo, inaugurata nel 2014 e ampliata con oltre 800 milioni di euro di investimenti. La tecnologia Ecofining produce biocarburanti avanzati da materie prime di scarto e viene presentata come pilastro della transizione energetica. Ma la crescita dei veicoli elettrici riduce la domanda di carburanti e impone una ridefinizione del ruolo della bioraffinazione, sempre più orientata ai settori difficilmente elettrificabili come trasporto pesante e aviazione. Senza una strategia industriale pubblica, anche questa filiera rischia di restare un’isola tecnologica senza filiera produttiva e occupazionale.

Energia elettrica e conflitto sindacale con Enel

Sul fronte elettrico, alcune decisioni recenti di Enel su ferie collettive e gestione del personale, adottate unilateralmente, hanno generato tensione e incertezza. Le organizzazioni sindacali denunciano una gestione autoritaria che scarica sui lavoratori il costo delle riorganizzazioni, senza confronto e senza un progetto industriale condiviso.

Vetro sotto pressione tra costi energetici e concorrenza globale

Nel comparto del vetro, il vetro piano rappresentato dallo stabilimento Pilkington vive una fase di forte difficoltà, schiacciato dai costi energetici, dalla concorrenza internazionale e dalla contrazione della domanda nei settori edilizio e automotive. Questo riduce la produzione, aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali e mette a rischio competenze storiche del territorio.

Il vetro cavo, con Zignago Vetro come riferimento, appare più stabile ma non immune da criticità: volatilità dei costi, pressione competitiva globale e necessità di innovare prodotti e tecnologie. I lavoratori segnalano carichi di lavoro crescenti e impianti sotto stress, mentre gli investimenti restano decisivi per evitare un indebolimento strutturale della filiera.

Riviera del Brenta, la crisi della calzatura non si arresta

Il distretto della calzatura della Riviera del Brenta continua a essere uno dei punti più fragili del territorio. La riduzione degli ordini, la difficoltà di mantenere la produzione locale, la concorrenza internazionale e il ricorso crescente agli ammortizzatori sociali delineano una crisi strutturale del modello produttivo, con il rischio di perdita irreversibile di competenze e occupazione qualificata.

Infrastrutture e governance: il caso Mose

Alle crisi settoriali si sommano problemi di governance e infrastrutture. Le difficoltà del sistema Mose denunciate dalla Cgil veneziana mostrano l’assenza di una strategia territoriale coerente, dove grandi opere e politica industriale procedono senza un disegno integrato per lo sviluppo produttivo e occupazionale.

Mobilitazioni e conflitto sociale in crescita

Il malessere industriale si traduce in conflitto sociale, con presidi e scioperi in aziende come Albany International e Sait. Le mobilitazioni mostrano un territorio in cui il lavoro difende non solo il salario, ma l’esistenza stessa di un futuro industriale.

Di fronte a questo scenario, la Filctem Cgil di Venezia chiede scelte concrete, investimenti pubblici e privati e una politica industriale nazionale e regionale coerente. La transizione, senza industria e senza lavoro, diventa solo una parola vuota. Senza un intervento strategico dello Stato, il rischio è la desertificazione produttiva di uno dei poli industriali più importanti del Paese.