“L’ombra dello sfruttamento e delle retribuzioni ben al di sotto della soglia di povertà scuote profondamente il settore del food delivery in tutta Italia. La recente iniziativa della Procura di Milano, che ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza per Foodinho, la società del colosso spagnolo Glovo, segna un punto di svolta drammatico per migliaia di lavoratori. L’ipotesi di reato è quella di caporalato, un’accusa che riaccende prepotentemente il dibattito sulla dignità di chi, ogni giorno, attraversa le nostre strade per consegnare pasti a domicilio”. A parlare è la segretaria generale del Nidil Cgil di Pesaro Urbino, Sarah Salmouti.

“Anche nel nostro territorio – prosegue –, i rider operano all’interno di questo modello fondato sul cottimo, dove la retribuzione media oscilla tra i 2 e i 4 euro lordi a consegna. In questa cifra, spesso trascurata dai consumatori, sono compresi non solo il tempo e la fatica del lavoratore, ma anche tutti i costi vivi e i rischi d’impresa, dalla manutenzione del mezzo all’acquisto dell’attrezzatura termica, fino alla totale assenza di coperture reali in caso di infortuni o malattia. Come sottolineato dalle recenti denunce di Nidil Cgil nazionale, è fondamentale superare questo schema che remunera esclusivamente i tempi di consegna, escludendo i periodi di attesa e ribaltando ogni rischio sul lavoratore”.