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5 maggio 2021

La morte di Luana: mai più

Marco Togna
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

L’arrivo a metà maggio del pass “verde” turistico per poter viaggiare, le novità del “decreto sostegni”, la tragica morte sul lavoro della giovanissima operaia tessile toscana Luana D’Orazio: questi i temi che dominano le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali di oggi (mercoledì 5 maggio).

“Viaggi in Italia, arriva il pass. Draghi al G20 del turismo: la carta da metà maggio. Stop alla quarantena per chi entrerà dall’estero. Sostegni: via la tassa sui tavoli all’aperto, aiuti per i genitori separati e vacanze” titola il Corriere della Sera, mentre Repubblica apre con “Sì ai turisti, arriva il pass verde. Draghi anticipa la Ue per accelerare la ripresa, da metà maggio via libera al ritorno degli stranieri. Le condizioni: vaccinati, guariti dal Covid o tampone negativo. Scontro in maggioranza Letta-Salvini”. 

Steso tema per la Stampa: “Draghi, vacanze italiane: ‘Via con il pass verde’. Il premier: ‘Pronti a ridare il benvenuto al mondo’. Letta-Salvini, nuova lite. Vaccini, autorizzazione anche per i giovanissimi. Pronta la riapertura delle Rsa”. E anche per il Messaggero: “Turismo, la spinta di Draghi. L’invito del premier ai viaggiatori stranieri: ‘Prenotate i vostri soggiorni in Italia’. Arriva a metà maggio il green pass per gli ingressi. Virus, tredicimila casi in meno”. 

Il Giornale si occupa di magistratura: “Giustizia nel pallone, bomba su Davigo. Fuga di notizie, l’ex leader Anm oggi davanti ai pm. I partiti alla Cartabia: ora riferisca in Parlamento”. Così invece apre Libero: “Salvini sfida Fedez, vuol fare un dibattito sui gay. Matteo invita il cantante a ‘parlare serenamente di futuro e diritti’. Il rapper per ora tace, intanto il leghista presenta una legge anti-omofobia che non sia liberticida. Il Pd che fa?”. 

“Il costo del lavoro”, titola il Manifesto: “La morte di Luana D’Orazio, 23 anni, in una fabbrica tessile toscana scuote l’Italia, ma è solo l’ultimo evento drammatico di un’emergenza sicurezza quotidiana sui luoghi di lavoro. Secondo i dati Inail, nei primi tre mesi del 2021 le vittime sono state 185, più di due al giorno”. Il Fatto Quotidiano apre con “Casellati vola in ‘blu’ quasi quanto tutti i ministri. Casta diva: in 1 anno 128 viaggi sull’aereo di Stato, contro i 142 dell’intero governo. Aerei di Stato: niente Alitalia neppure nell’ultimo week end”. Infine, il Sole 24 Ore: “Incentivi 4.0, via libera alla cessione dei crediti d’imposta alle banche. Dl Sostegni: approvato in Commissione al Senato un consistente pacchetto di emendamenti. Spazio alla cessione e allo sconto in fattura anche per il bonus mobili”. 

Le interviste
“Voleva lavorare, Luana voleva solo lavorare. Era una bimba dolce. Aveva tanti sogni, voleva andare a quel concerto di Tiziano Ferro che era saltato per il Covid (…) Col fidanzato era felice, si volevano sposare tra un po'. Invece ora ho dovuto dire ad Alessio (ndr. il figlio di cinque anni) che se n'è andata, che ora è solo nel suo cuore e non tornerà”. Inizia così su Repubblica la toccante intervista a Emma Marrazzo, madre di Luana D'Orazio, 22 anni, stritolata lunedì 3 maggio da un orditoio in una fabbrica tessile di Prato: “L'ultima sera aveva dormito dal suo fidanzato, da Alberto. Gli dicevano che erano una coppia bellissima. Alle 6 è andata a lavorare (…) L'orditoio era pesante, ma era contenta. Magari voleva fare qualcos'altro, ma a lei bastava lavorare. Voleva farsi un futuro, si era comprata la macchina. Amava la vita, il suo gruppo di amici, era solare”. 

“Non provo rancore, la titolare mi ha chiamato, è mortificata”, continua la signora: “Mi dispiace anche per tutti gli operai, adesso non lavoreranno. Sono venuti da me, non si danno pace. E io chiedo giustizia. La politica deve capire, i controlli vanno fatti. Spesso, non una volta tanto. Non si può morire così. Né a 20, né a 30, a 60 o 70. Sono vite umane tutti”. La titolare è “molto dispiaciuta, piangeva. Anche lei lavora dietro a un orditoio, non è una che se ne sta a spasso. Ha detto che non si spiega cosa sia successo, che non si capacita. E pure i colleghi. Non si sono accorti di nulla. Hanno detto che non l'hanno vista più dietro la macchina. Erano sotto shock perché l'hanno vista lì, bloccata dalla vita in su. Credo sia rimasta impigliata dalla maglia”.

Emma Marrazzo sottolinea che la figlia non le ha mai detto “di sentirsi insicura, mai detto di avere paura sul lavoro. Io non accuso nessuno, non condanno nessuno. So che è una tragedia per tutti. Ma serve la verità, perché Luana non tornerà. Questo lo devono capire tutti. Ringrazio chi ci sta dando una mano. Chiedo di non essere lasciata sola”. La madre di Luana così conclude: “Adesso faremo quel che c'è da fare. Avremo gli avvocati, ci siamo affidati a uno studio. Io non odio nessuno, non sono io la giudice. Chiedo solo giustizia, Luana la merita per tutti noi. Dice che Dio prende quelli meglio, ma a me faceva piacere se me la lasciava. Mi mancherà tanto”.

“Il re del torroncino denuncia il pizzo: è per i miei figli e per la Sicilia”, questo il titolo dell’intervista all’imprenditore Giuseppe Condorelli, titolare dell’omonima azienda dolciaria, pubblicata sul Corriere della Sera. Due anni fa rivelò ai carabinieri un tentativo di estorsione, dando il via a un’indagine conclusasi martedì 4 maggio con 40 arresti per mafia nel territorio di Catania. “Denunciare un'aggressione, una minaccia, un'estorsione, è un obbligo per l'imprenditore, che in questa Sicilia devastata non ha solo una funzione economica, perché noi svolgiamo un ruolo sociale, direi etico”, spiega Condorelli: “Ecco perché occorre trovare il coraggio. Altrimenti il male non sarà mai sradicato e noi costringeremo i nostri figli a muoversi in una realtà sempre peggiore”.

L’imprenditore rileva che “ormai ci sono le condizioni per stare dalla parte della legalità, come mi ha insegnato a fare mio padre. Allora forse c'era qualche incertezza. Oggi non ci sono più alibi. Ogni volta che ci siamo rivolti ai carabinieri della vicina Paternò o al comando provinciale dell'Arma l'impegno attorno a noi è apparso subito concreto e visibile. E scatta la mano dello Stato”. E non ha mai avuto dubbi sulla necessità di denunciare? “Mai un dubbio per me e mia moglie. Noi vogliamo solo fare vivere i nostri due figli di 14 e 15 anni in una terra senza mafia, senza soprusi”.

Gli editoriali
“Non ci sono morti che valgono più di altri, perché ogni vita ha uguale dignità e valore. Ma ci sono morti che colpiscono più di altre perché una caratteristica, a volte anche solo un dettaglio, ci rendono più vicine le vittime”. Queste le parole con cui Francesco Riccardi, caporedattore centrale di Avvenire, inizia la propria riflessione sulla tragica morte di Luana D’Orazio: “Come una figlia nel fiore degli anni per tanti di noi e assieme una giovane madre che proprio con la maternità sperimentava la gioia di una vita piena. La stessa vita che le è stata spezzata l'altro ieri in una maniera per noi inaccettabile”. 

Riccardi rimarca che “non si deve morire così: lavorando. Non incastrati nei rulli di un orditoio. Non nel 2021, quando l'intelligenza artificiale è in grado di far muovere un intero magazzino e guidare un pacco da Shanghai a casa nostra nel giro di 24 ore. Non quando la grande parte delle automobili sono in grado di frenare da sole o valutare se si sta oltrepassando la corsia di marcia. Le macchine utensili con le quali si lavora non possono essere da meno, non avere sistemi di protezione attivi e passivi in grado di evitare gli incidenti”. Per il caporedattore di Avvenire, il criterio primario “nell'organizzazione di ogni fabbrica, di ogni attività economica, dev'essere la sicurezza dei lavoratori. Molto, molto prima dell'efficienza e della redditività”. 

Affinché il sacrificio di Luana non sia vano occorre saper andare oltre l'emozione del momento. “Evitando la retorica dei proclami, delle richieste di nuovi inasprimenti delle norme, dei ‘mai più’ pronunciati sui social ai quali l'unico seguito è il nulla fino al prossimo decesso che finisce sui media”, conclude l’editorialista: “Piuttosto, occorre l'impegno in un'opera meno clamorosa ma più capillare di verifica delle condizioni reali di lavoro, di formazione e di promozione della cultura della sicurezza. Un'opera da costruire e far avanzare insieme: autorità pubbliche, imprenditori e sindacati. Lo dobbiamo non solo a Luana e al suo bambino, ma allo stesso modo a Mattia, morto a 23 anni schiacciato da un'impalcatura; a Sabri finita sotto una pressa anche lei a 22 anni e pure agli altri 185 lavoratori di diversa età e condizione che nel solo primo trimestre di quest'anno hanno perso la vita lavorando, senza che di loro si scrivesse per più di qualche riga in pagina di cronaca”. 

I rider prima del Covid erano più di quindicimila, numero a oggi raddoppiato. Da questa constatazione prende le mosse la riflessione del ministro del Lavoro Andrea Orlando, pubblicata su Repubblica: “L'attenzione suscitata dai rider ha portato alla luce un fenomeno sommerso che riguarda migliaia di lavoratori digitali a oggi per lo più invisibili. Freelancer, microworker, rider, sono i nuovi lavoratori delle piattaforme digitali, dove prevale un lavoro parcellizzato, con limitate tutele e con il rischio di forme invasive di controllo e sorveglianza. La parcellizzazione del lavoro aumenta il rischio di trasformare il lavoratore in un prestatore di servizi occasionale, facilmente sostituibile e slegato da relazioni durature e strutturate, determinando una corsa al ribasso che riduce la qualità e gli standard del lavoro”. 

Come garantire a questi lavoratori, allora, dignità, tutele e diritti? Per il ministro Orlando “la politica deve affrontare i nodi irrisolti, il tema della qualità delle condizioni di lavoro; gli aspetti previdenziali e di protezione sociale; il sostegno alla contrattazione collettiva e alle politiche di formazione; la trasparenza degli algoritmi e una giusta governance dei dati dei lavoratori”. L’esponente del governo evidenzia che occorre “garantire una governance giusta dei dati dei lavoratori che crei solide basi di trasparenza e fiducia tra lavoratori e imprese, incoraggiando accordi di data trust nel rispetto della privacy, degli standard di sicurezza e dell'uso etico dei dati e dell'intelligenza artificiale. In questa direzione si muove l'istituzione dell'Osservatorio permanente presso il ministero del Lavoro, in cui sono coinvolte le parti sociali, con il compito di monitorare l'evoluzione del fenomeno”. 

Il ministro rileva anche che in Italia, come in altri Paesi europei, si fronteggiano due approcci. “Il primo estende ai lavoratori delle piattaforme le tutele normalmente collegate alla subordinazione, il secondo lascia la regolazione della materia alla contrattazione collettiva”, spiega: “I due approcci possono e devono integrarsi (…) Ci sono tutele che possono essere assicurate dall'estensione di tipologie contrattuali già esistenti e ci sono diritti che possono essere conquistati solo attraverso la contrattazione dei sistemi algoritmici e del loro impatto nella definizione e prevedibilità delle condizioni di lavoro e dei termini contrattuali”. Allo stesso tempo, conclude Orlando, allo scopo di “ribilanciare gli equilibri nel mercato del lavoro digitale, bisogna prevedere una serie di tutele che vanno riconosciute in forma universale ai lavoratori più fragili”. 

La Cgil
L’apertura di Collettiva è una panoramica delle aziende che stanno dichiarando centinaia di esuberi, nonostante sia in vigore il blocco dei licenziamenti. Il pacchetto informativo si completa con l’approfondimento di alcune singole vertenze: Bekaert, Elica, Embraco, Denso e Blutec. 

Da segnalare l’intervento del segretario generale della Cgil Maurizio Landini all'iniziativa online “Cambiare le pensioni adesso” organizzata ieri dai sindacati, il ricordo del rider napoletano Antonio Prisco prematuramente scomparso, la manifestazione a Napoli degli Lsu della Regione Campania, la fotogallery della manifestazione romana di Cgil, Filcams e Flc per chiedere l'internalizzazione dei lavoratori Ata, ex Lsu e appalti storici rimasti esclusi dal bando. 

Infine, la rubrica Buona Memoria, dedicata oggi a ricordare la figura di Karl Marx, nato a Treviri (Germania) il 5 maggio 1818. 

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.