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La vertenza

Poche risposte per Blutec, al via la mobilitazione

Tommaso Di Felice
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Assemblea a Termini Imerese (Palermo) dei 634 operai, da dieci anni in cassa integrazione. L'incontro con il Mise non ha soddisfatto i sindacati, che chiedono certezze sulla re-industrializzazione del sito. Fiom Cgil: “Gli ammortizzatori sociali scadono il 30 giugno, c'è il rischio concreto di liquidazione e licenziamenti”

Un rilancio industriale in bilico e troppi rinvii. Dopo il confronto con il ministero dello Sviluppo economico, riparte la mobilitazione dei 634 lavoratori e lavoratrici delle Blutec di Termini Imerese (Palermo), da dieci anni in cassa integrazione: oggi (venerdì 30 aprile) assemblea davanti allo stabilimento siciliano. “Situazione molto grave, in un momento storico difficile”, dicono il coordinatore nazionale automotive per la Fiom Cgil Simone Marinelli e il segretario generale della Fiom Cgil Sicilia Roberto Mastrosimone: “C'è il rischio concreto di far morire un impianto industriale e lasciare per strada centinaia di persone”.

Lo storico polo di Termini Imerese, aperto nel 1970, è stato uno stabilimento per la produzione di autoveicoli di piccola cilindrata del marchio Fiat. Dopo la crisi del 2002, i licenziamenti e la cassa integrazione, dal gennaio 2015 il sito è passato alla newco Blutec, società del gruppo Metec-Stola. Con l'acquisto di nuovi macchinari e le necessarie modifiche degli impianti, il polo siciliano avrebbe dovuto produrre auto ibride ed elettriche. Ma il piano industriale non è partito e oggi, dopo un decennio di cig, le incognite sul futuro restano.

“Per Termini Imerese gli interrogativi sono ancora troppi. La riconversione è a rischio e manca ancora un progetto di re-industrializzazione”, spiega Mastrosimone: “Entro il prossimo 16 maggio il ministero dello Sviluppo economico dovrà approvare il programma di rilancio industriale. Siamo in ritardo, a dicembre dovevano essere fatte le verifiche ma non ci sono ancora tutti gli elementi per arrivare all'approvazione. Di conseguenza, mancano le garanzie occupazionali e gli operai rischiano di pagare caro tutto ciò”.  

Secondo i sindacati, potrebbe riprendere quota la possibilità di creare una società a partecipazione pubblica e privata. Ma, anche in questo caso, sono solo ipotesi. “Non c'è stata chiarezza sulle disponibilità delle risorse pubbliche messe a disposizione negli accordi”, aggiunge Mastrosimone: “Poche anche le garanzie sulla proroga della cassa integrazione. In generale, abbiamo constatato scarso interesse verso il rilancio aziendale. Ma qui c'è la possibilità che arrivino liquidazione e licenziamenti”.

Il cambio di governo non ha dato sicuramente una mano allo stabilimento palermitano. Lunedì 26 aprile si è svolto l’incontro in video-conferenza con il ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza, cui hanno partecipato anche i commissari dell'amministrazione straordinaria, le Regioni coinvolte, il sindaco di Termini Imerese e Invitalia. “Mancava solo il ministero del Lavoro”, dice Marinelli: “Questa è una vertenza complessa, ferma da mesi. Non c'è altro tempo da perdere, dato che gli ammortizzatori scadono il prossimo 30 giugno”.

Il tavolo istituzionale ripartirà l’11 e il 12 maggio. Mentre oggi, con un'assemblea pubblica, inizia la mobilitazione degli operai. Una risposta decisa e necessaria a chi sta giocando – da troppi anni – con il futuro di lavoratori e lavoratrici. “Dobbiamo ribadire l'importanza di re-industrializzare Termini Imerese”, concludono i due rappresentanti della Fiom Cgil: “Sarà necessario l'impegno di tutte le parti e l'impiego dei fondi europei. Questo distretto industriale ha già sofferto molto e il momento è delicato, sarebbe gravissimo mettere in pericolo il futuro di migliaia di famiglie”.