Una tregua per l’indotto ex Ilva. Le associazioni delle aziende Aigi e Aepi hanno accolto l’appello del governo, congelando i 2.500 licenziamenti avviati venerdì 4 settembre. Un freno che però resta appeso alla decisione del Tribunale di Milano, che oggi valuterà l’istanza di sospensiva del decreto di fermata dell’area a caldo del siderurgico di Taranto adottato dall’autorità giudiziaria lo scorso 27 luglio.

Il governo, intanto, apre alla possibilità di una partecipazione pubblica, a patto che “sia presentato un piano industriale solido e credibile”. È quanto emerso dall’incontro di ieri (martedì 8 settembre) a Palazzo Chigi che, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha impegnato l’esecutivo in tre round per quasi sei ore: prima gli enti locali, poi le associazioni datoriali, infine i sindacati. Con quest’ultimi il tavolo è stato aggiornato entro un paio di giorni.

De Palma, Fiom: “Siamo a un punto di non ritorno”

“Siamo stati a un passo dalla rottura. Noi riteniamo che a pagare non debbano essere le lavoratrici e i lavoratori”. Così nella tarda serata di ieri il segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma, a conclusione del vertice a Palazzo Chigi: “Cinquemila persone stanno rischiando il posto di lavoro, più altre migliaia rischiano di finire in cassa a zero ore. È del tutto evidente che la situazione è a un punto di non ritorno”.

De Palma sottolinea di aver “ribadito al governo che abbiamo presentato un piano e vogliamo che su quel piano vi sia un confronto che garantisca lavoratrici e lavoratori di tutti i siti. Questi due giorni che il governo si è preso sono necessari a trovare gli strumenti che occorre avere nel caso in cui si determinasse la scelta, da parte della magistratura, di chiudere l’area a caldo”.

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L’incontro a Palazzo Chigi

Sui 2.500 licenziamenti dell’indotto ex Ilva di Taranto è scattata la tregua. Le due associazioni (Aigi e Aepi) che raccolgono le imprese che gravitano attorno al polo siderurgico hanno acconsentito alla richiesta del governo di sospenderli. “Un richiamo alla responsabilità cui non ci siamo potuti sottrarre - ha detto il presidente Aigi Nicola Convertino - di fronte anche alle garanzie sulla continuità produttiva e di un nuovo tipo di acciaio green e forni Dri”.

Ma è una tregua breve. Durerà, infatti, finché non si capirà il destino dell’area a caldo, cioè fino alla sentenza della Corte d’appello di Milano che deciderà sull’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria per il decreto di fermata.

Oggi, infatti, è prevista l’udienza al tribunale meneghino: la decisione finale non dovrebbe tardare di molto ad arrivare. “Nel caso la Corte confermasse il decreto di sospensione dell’area a caldo - ha assicurato Mantovano - l’intenzione del governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un’occasione per il rilancio dell’area”.

Il sottosegretario ha indicato tre direttrici su cui lavorare nell’eventualità in cui il tribunale confermasse la sospensione: le prospettive della gara per il nuovo acquirente e la valutazione del piano industriale che sarà presentato; l’individuazione delle misure di carattere sociale (cassa integrazione ed esodi incentivati); lo sviluppo dei progetti di reindustrializzazione, quindi di assorbimento degli eventuali esuberi, per i dipendenti sia ex Ilva sia dell’indotto.

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Sul fronte del bando internazionale non ci sono novità: la proposta di Jindal è sul tavolo, mentre gli italiani della cordata di Federacciai sono ancora nella fase di due diligence. “Per quanto riguarda i tempi di valutazione delle offerte - ha spiegato Mantovano - occorreranno un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione, cui seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l'amministrazione straordinaria dell'ex Ilva”.

Nel mentre si apre lo spiraglio della partecipazione pubblica dello Stato. L’esecutivo non la esclude, ha affermato il sottosegretario, a patto che ci sia un piano industriale solido e credibile. “Il futuro dell’ex Ilva - ha aggiunto - sarà in ogni caso legato al green e alla decarbonizzazione attraverso i forni elettrici alimentati a Dri. Le risorse ci sono, il governo le userà”.

Da Palazzo Chigi, infine, è arrivata la proposta di un tavolo permanente sull’area di Taranto, sul modello di quanto fatto per la realizzazione delle opere del Giubileo 2025. ‘‘L’obiettivo - ha concluso Mantovano - è favorire l’assunzione di una responsabilità condivisa, evitando la frammentazione degli interventi e affrontando il futuro dell’area attraverso un disegno d’insieme”.