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Sei giorni per imprimere un’accelerazione alla raccolta firme. La Cgil lancia i “Click days”, due blocchi di tre giornate, il 9, 10 e 11 settembre, e poi il 16, 17 e 18, dedicati alla mobilitazione straordinaria per le due proposte di legge di iniziativa popolare promosse dall’organizzazione sulla sanità pubblica e sugli appalti.
La campagna è già entrata in una fase decisiva. La proposta sulla sanità ha superato online il 100 per cento dell’obiettivo, mentre quella sugli appalti non ha ancora raggiunto la stessa soglia sulla piattaforma digitale. Ed è proprio su questo secondo fronte che la Cgil punta a concentrare una parte significativa dello sforzo delle prossime settimane.
I Click days coinvolgeranno l’intera organizzazione: strutture territoriali e di categoria, delegate e delegati, iscritte e iscritti, attiviste e attivisti. L’obiettivo è aumentare in modo consistente le firme digitali, ma senza abbandonare la raccolta tradizionale. Banchetti, iniziative nei luoghi di lavoro, sedi e appuntamenti territoriali continueranno, perché il percorso per le due proposte di legge passa attraverso entrambe le modalità di partecipazione.
La partita, dunque, non è soltanto numerica. Per la Cgil la proposta sugli appalti rappresenta uno dei terreni sui quali misurare concretamente un'idea diversa di organizzazione del lavoro: meno frammentazione, più responsabilità delle imprese committenti, salari e diritti garantiti lungo tutta la filiera, maggiore sicurezza.
Il tema a Bruxelles
La mobilitazione della Cgil cade inoltre in un momento particolarmente delicato sul piano europeo. Proprio oggi, 9 settembre è prevista l’adozione della proposta della Commissione europea per il nuovo Regolamento sugli appalti pubblici, destinato a modificare profondamente il quadro normativo comunitario.
La riforma europea nasce con obiettivi dichiarati di semplificazione e riduzione degli oneri burocratici, maggiore digitalizzazione delle procedure, introduzione di criteri di preferenza europei e maggiore attenzione agli aspetti ambientali, sociali, all’innovazione e alla resilienza.
Ma è proprio sul rapporto tra semplificazione e diritti che si apre lo scontro. La Cgil, lo ha già detto chiaramente, considera insufficiente l’impostazione della bozza e teme che il passaggio dalle attuali direttive a un regolamento direttamente applicabile negli Stati membri possa produrre un arretramento rispetto alle tutele previste oggi dalla legislazione italiana.
Il punto è decisivo: un regolamento europeo non necessita, come una direttiva, di essere recepito attraverso una specifica normativa nazionale. La sua applicazione è quindi immediata e uniforme. Ed è questo, secondo la Cgil, che potrebbe mettere in discussione alcune delle protezioni costruite negli anni nel sistema italiano degli appalti.
Tra queste, l’obbligo di applicare i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, in relazione all’attività svolta; le clausole sociali; la parità di trattamento economico e normativo lungo la filiera; la responsabilità solidale dei committenti e la possibilità di ricorrere all’in house quando questa soluzione risulti più favorevole per cittadini e utenti.
La questione non è solo italiana
Il tema del subappalto, intanto, è entrato di forza anche nell’agenda politica della famiglia socialista europea. Una dichiarazione congiunta dei ministri del Lavoro e degli Affari sociali del Pse mette nero su bianco la necessità di intervenire contro le pratiche abusive di subappalto e intermediazione del lavoro. Tra i firmatari ci sono Korinna Schumann, ministra austriaca del Lavoro, Frank Vandenbroucke per il Belgio, Michael Schäfer per la Germania, Elma Saiz per la Spagna e Michael Falzon per Malta.
Il documento parte dal principio su cui si basa la legge di iniziativa poplare della Cgil: stesso lavoro, stessi diritti, indipendentemente dalla forma contrattuale, dal settore o dalla nazionalità del lavoratore. I ministri socialisti europei denunciano le conseguenze delle catene di subappalto troppo lunghe e complesse: riduzione dei salari, indebolimento della contrattazione collettiva, peggioramento delle condizioni di sicurezza, elusione delle norme sul distacco e maggiore difficoltà nel far rispettare i diritti.
Il documento cita inoltre l’esperienza spagnola: quando il governo socialista guidato dal Psoe introdusse nel 2006 limitazioni al subappalto nell’edilizia, gli incidenti gravi diminuirono del 77 per cento nel decennio successivo
La posizione del Pse, così come la proposta Cgil, vanno nella direzione di una regolazione molto più stringente delle catene di subappalto. I rapporti di lavoro diretti, si sostiene, dovrebbero rimanere la norma e il subappalto non dovrebbe essere utilizzato per sostituire le attività principali dell'impresa o per aggirare le responsabilità del datore di lavoro. Tra le richieste c’è l’estensione della responsabilità solidale a tutti i settori e a tutte le situazioni, comprendendo salari, sicurezza, salute sul lavoro e contributi previdenziali.
Due strade che s’incrociano
È dentro questo quadro che la campagna della Cgil assume un significato che va oltre la raccolta delle firme. Da una parte c’è una proposta di legge nazionale costruita per rafforzare le tutele lungo le filiere degli appalti. Dall’altra, proprio mentre la raccolta entra nella fase dei Click days, l’Europa si prepara a ridisegnare le proprie regole.
Il confronto riguarda quindi chi paga il costo della concorrenza e quali condizioni devono accompagnare l’utilizzo delle risorse pubbliche. I Click days del 9, 10 e 11 settembre e del 16, 17 e 18 diventano così il primo appuntamento di una partita che non si gioca soltanto nelle piazze o sui luoghi di lavoro, ma anche a Bruxelles. La raccolta delle firme continua, mentre si apre il confronto sul futuro delle regole europee degli appalti.































