A poche ora dal trionfo dell’Afd nelle elezioni in Sassonia-Anhalt - con il dato clamoroso del 44% dei consensi a un partito neonazista, fatto mai successo dal ‘45 ad oggi - ci si interroga su come ciò sia stato possibile. Per trovare risposte adeguate ci vorrà tempo, anche perché queste elezioni sembrano sparigliare concetti generalmente dati per scontati: l’Afd, ad esempio, non l’hanno votata solo i ceti meno istruiti (che rappresentano comunque la maggioranza), ma anche quelli ad altra istruzione, ben il 30%, quasi uno su tre. Alternativa per la Germania è stata scelta dal 52% tra i 35-59enni, ma è primo partito in tutte le fasce anagrafiche. Solo gli ultrasettantenni hanno votato al 31% per la Spd e al 30% per la Cdu.

“Tuttavia quando guardiamo al voto in Sassonia-Anhalt, non ci dobbiamo dimenticare che parliamo di un fenomeno né regionale né nazionale, ma ormai globale. La forte avanzata delle destre populiste la osserviamo in tutta Europa, per non parlare gli Stati Uniti di Donald Trump dove è proprio al governo Lascio però ai sociologi e ai politologi le analisi sugli sconquassi che si sono prodotti negli ultimi decenni nelle nostre società, nelle nostre economie”: così Michael Braun, corrispondente dall'Italia del quotidiano Taz di Berlino e consigliere scientifico dell'ufficio di Roma della Fondazione Friedrich Ebert.

Ma quindi non esiste nessuna particolarità tedesca?
Sì, esiste. La Germania è attanagliata da un forte senso della crisi e il nostro è un Paese non ci è abituato. Sta vivendo un qualcosa che a tanti cittadini sembra una crisi addirittura esistenziale, e questo anche se non è crollata l'economia, non sono crollati i redditi. A essere crollate sono le prospettive future.

Come te lo spieghi?
Dall’invasione dell’Ucraina in poi la Germania sta vivendo una forte recessione. A essere andate in crisi sono le prospettive dell'industria tedesca che si concentra sull'automotive. Ripeto: i tedeschi non sono abituati a scenari oscuri per il proprio futuro e ora, invece, si ritrovano all’improvviso di fronte all'idea di un futuro peggiore del passato. Questo voto, dunque, non è tanto sul presente, quanto sul futuro, su dove andremo. Le risposte date da Afd sono semplici, indica i presunti colpevoli di questa situazione: le élites e gli immigrati. Sono risposte facili che hanno un'ovvia presa sulle persone.

Colpiscono alcuni dati: Afd è stata votata non solo dai ceti più poveri o meno istruiti (il 50%) ma anche da quelli più abbienti e laureati (il 30%)…
Ormai è un partito di massa: l’ultima volta che la Spd o la Cdu hanno preso il 44% è stato negli anni ‘90. Afd ha un elettorato vasto e interclassista: riscuote il grosso del voto operaio, ma anche il 50% di quello degli imprenditori. Questo vuol dire che il sentimento di cui si fa interprete è diffusissimo tra tutti gli strati sociali e i livelli di istruzione.

Per molti osservatori la guerra e il deperimento dell'economia produttiva sono i principali motivi del crollo dei partiti di governo tedeschi e anche aver spinto 170 mila astenuti ad andare alle urne. Sei d’accordo?
Certamente la guerra in Ucraina, come dicevo, ha giocato un ruolo a favore di Afd, che si presenta come partito pacifista, anche se, a mio avviso, in realtà è soprattutto un partito putinista. Intercetta in ogni caso un’idea diffusa in Germania. Le persone si chiedono: com’è che i soldi quando si tratta di sanità, pensioni e così via non ci sono, e invece se ne trovano a volontà quando bisogna finanziare l’Ucraina e il riarmo? Tanti tedeschi trovano una risposta a queste contraddizioni nelle proposte di Afd.

Il tema di destre populiste è il classico popolo vs elités. Eppure il programma economico dell’Afd è liberista: l'eliminazione del sussidio di disoccupazione che andrebbe sostituito con un assegno molto più basso e soprattutto vincolato a 15 ore di lavoro obbligatorio; taglio delle tasse per le imprese; limitazioni al diritto di sciopero…
Afd è nato intorno al rifiuto dell’euro così come pensato da economisti e imprenditori ultraliberisti. Nel suo programma economico però il liberismo domina, solo che delle proprie ricette liberiste non parlano. Anzi, negli ultimi anni hanno introdotto il tema del welfare ma, come fanno tutte le destre populiste, declinandolo in chiave sciovinista, cioè solo per i tedeschi.

Altro tema è quello dei migranti, che sarebbero causa dei mali che affliggono il popolo tedesco.
È un’assurdità. Chi vuol sapere sa bene che è vero il contrario: i migranti di solito pagano più di quanto incassano anche a livelli di welfare, e i sistemi economici e sociali, anche in Sassonia-Anhalt che ha un basso tasso di immigrazione, crollerebbero senza gli immigrati. A cominciare dalla sanità: se davvero remigrano tutti i medici siriani, sarà un bel problema trovare un medico per curarsi.

Altra contraddizione: Alice Weidel, la leader del partito, è una donna sposata con una donna dello Sri lanka, vivono in Svizzera insieme hanno adottato due bambini… Una cosa molto distante su ciò che Afd sostiene in termini di identità, famiglia naturale e così via…
Anche questa non è una novità. L’elettore populista perdona tutto ai propri leader. Lo abbiamo visto ai tempi di Berlusconi in Italia, per non parlare di Trump negli Stati Uniti. Credenti e cattolici, e poi sappiamo il loro tipo di rapporti con le donne. Direi con una battuta che l’elettore populista medio ha uno stomaco forte.

Cosa dovrebbe fare secondo te la sinistra in Germania (e in Europa) per arginare una marea che ormai non si può certo dire insapettata?
Una premessa. La contrapposizione fra diritti civili e diritti sociali di cui si discute in queste settimane non sta in piedi. Quello che però sta in piedi è il fatto che la sinistra per decenni ha tralasciato la questione sociale. Tralasciato è anzi un’epressione “gentile” per rappresentare quello che è accaduto. Spesso, infatti, la sinistra ha declinato la questione sociale all'opposto, affidandosi alle ricette neo-liberiste. Penso, solo per fare un esempio, a tutta l’ideologia del “merito”. E tutto questo lo ha fatto anche a livello culturale, di habitus mentale, assumendo un’idea persino di disprezzo per chi non ha una laurea, o un lavoro ben pagato e altamente qualificato. La sinistra dovrebbe riscoprire di dover esistere per la maggioranza delle persone, per chi fa lavori di qualsiasi tipo, ma comunque importanti per la società. Se non farà questo, non andrà da nessuna parte.