“L’Italia ha bisogno di Taranto e Taranto ha bisogno dell’Italia”. Si chiude con queste parole la lettera che il segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma ha inviato al Corriere della sera, commentando quanto accaduto la sera di venerdì 21 agosto durante la cerimonia d’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, che si tengono nella città pugliese.

Alle ovazioni per il presidente della repubblica Sergio Mattarella hanno fatto da contraltare i fischi (successi per tre volte) alla premier Giorgia Meloni. “Le contestazioni alla presidente del Consiglio sono state una manifestazione democratica, un segnale che la popolazione lancia allo Stato”, spiega De Palma, rimarcando che l’apertura dei Giochi era “l’unica occasione per essere visti, riconosciuti, in anni di oblio”.

De Palma però, più che sottolineare i fischi, invita invece a “concentrarsi sugli applausi al presidente Mattarella, che rappresentano la speranza nella Repubblica di chi per vivere deve lavorare. Quegli applausi chiedono di applicare la Costituzione, come ha detto il presidente evocando l’impegno nazionale per occupazione, salute e sviluppo di Taranto”.

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Per il segretario generale Fiom l’Italia è nel pieno di una tempesta economica, sociale e ambientale. Una tempesta che né la maggioranza di governo né l’opposizione sanno come affrontare, in cui “la rappresentanza politica prima si azzuffa per prendere il comando e poi, preso il timone, comincia a dire che la colpa è degli altri. Intanto la nave affonda”.

Taranto, e la dolorosa vicenda dell’ex Ilva, possono allora diventare l’occasione per la riscossa dell’intero Paese. “I metalmeccanici sull’Ilva hanno mostrato grande responsabilità nell’interesse di tutti”, dice De Palma: “Anche quando, scioperando per salute, ambiente e lavoro, siamo stati accusati di essere anti-industriali. O indicati come responsabili della messa a repentaglio della salute dei cittadini, mentre davamo battaglia sindacale e legale per tutelare sia il lavoro sia la salute”.

La chiusura dell’ex Ilva avrebbe un enorme impatto sociale, economico e industriale. Sarebbe una “condanna per il futuro, perché dimostrerebbe che siamo un Paese che distrugge e non costruisce”. E per evitarla il sindacato ha da tempo indicato due pilastri: decarbonizzazione e occupazione.

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“Occupazione, salute e sviluppo dovranno perciò diventare centrali per chi ha responsabilità di governo ed economiche”, illustra il dirigente sindacale, avvertendo però che si possono realizzare solo con gli investimenti: “Se i privati hanno coraggio industriale, che siano imprese o banche, è il momento di dimostrarlo”.

Servono risorse, prosegue De Palma, per fare “un salto in avanti (a partire dall’attuazione del Dri) per non far pagare ai lavoratori responsabilità di altri, licenziandoli o mettendoli in cassa integrazione”. Ma questo va inserito nella cornice di un “nuovo equilibrio tra città e industria: vale per Taranto perché vale per il Paese. Per evitare il declassamento, un’industria in miniatura, un Sud suddito”.

In conclusione, il segretario generale Fiom sollecita un confronto tra le istituzioni locali e nazionali, allo scopo di verificare “se esistono industriali disposti davvero a metterci del loro per realizzare un piano straordinario. Ma in loro assenza, serve che lo Stato si assuma la responsabilità con un intervento pubblico diretto. Non possono essere cittadini e lavoratori a pagare il prezzo degli errori”.