I lavoratori dell’ex Ilva di Taranto sono tornati in strada bloccando la statale 100, nei pressi della direzione dello stabilimento. La mobilitazione è ripresa dopo la decisione del tribunale di disporre la chiusura definitiva dell’area a caldo, un provvedimento che, secondo i lavoratori, avrà un impatto pesante sul futuro del sito produttivo e dell’occupazione.
La protesta punta a sollecitare un intervento del governo per affrontare le conseguenze della vicenda industriale e occupazionale.
La richiesta al governo
“L'iniziativa di mobilitazione parte oggi e non finirà se non arrivano le risposte da parte del Governo - spiega Francesco Brigati, segretario generale della Fiom di Taranto - C'è il tema di trovare misure straordinarie per i lavoratori. La condizione che si è determinata a seguito del decreto della Corte di Appello di Milano evidentemente ci pone di fronte a un problema. C'è la questione ambientale, ma c'è anche un altro diritto costituzionale che è quello del lavoro”.
Per il segretario della Fiom, la crisi dell’ex Ilva richiede una risposta che tenga insieme la tutela dell’ambiente e quella dell'occupazione.
“La transizione ecologica va garantita”
Brigati richiama inoltre la necessità di avviare finalmente il percorso di riconversione dello stabilimento. “Allora oggi siamo qui per dire al Governo che bisogna trovare tutte le misure straordinarie, garantire una transizione ecologica che aspettiamo dal 26 luglio del 2012. Ad oggi non ci sono state risposte. Per questo serve un intervento pubblico da parte del Governo per garantire la transizione ecologica e misure straordinarie per i lavoratori di tutto il gruppo”.
Per la Fiom, dunque, la mobilitazione proseguirà fino a quando dall'esecutivo non arriveranno risposte concrete sul futuro dello stabilimento e sulle tutele per i lavoratori coinvolti.
























