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“Una manifestazione d’interesse di natura esclusivamente preliminare e non vincolante”, che “non rappresenta un'offerta né comporta alcun impegno”. Questa la natura della proposta avanzata da Federacciai per l’acquisizione dell’ex Ilva. Da parte delle 14 aziende della cordata italiana, dunque, per ora c’è massima cautela.
La Federazione delle imprese siderurgiche, si legge nella lettera inviata ieri (mercoledì 19 agosto) dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi ai commissari, prospetta “la realizzazione dell'operazione attraverso un veicolo societario di nuova costituzione”, una newco “partecipata direttamente o indirettamente” dalle 14 società interessate.
La medesima cautela la esprime anche la Fiom Cgil. “Se la cordata rientra nell’ambito di un intervento pubblico, questo per noi è un percorso possibile”, commenta il coordinatore nazionale siderurgia Loris Scarpa, rimarcando che “ora il governo deve dirci che strada intende percorrere. Vedremo se al prossimo tavolo a Palazzo Chigi ci sarà una proposta”.
La manifestazione d’interesse di Federacciai
L'iniziativa nasce dalla volontà di “verificare la concreta percorribilità di un progetto che per dimensioni, complessità e rilevanza strategica, richiede il concorso di una pluralità di fattori industriali, economici, finanziari e istituzionali, e la presenza di un quadro complessivo idoneo ad assicurarne la sostenibilità nel medio-lungo periodo”.
Nella missiva si parla dunque di “disponibilità ad approfondire”, di “volontà di verificare la concreta percorribilità”, di “sussistenza delle condizioni indispensabili”. Si chiede una due diligence anche per valutare, strutturando via via un progetto che appare ancora tutto da costruire, come “assicurare una corretta e sostenibile allocazione dei relativi rischi e responsabilità”.
Federacciai e le 14 società interessate danno la “disponibilità ad avviare un confronto con le competenti autorità”, allo scopo di “verificare la sussistenza dei presupposti necessari per l'eventuale sviluppo dell'iniziativa e, ricorrendone le condizioni, per procedere alla predisposizione di una formale offerta”.
La lettera inviata ieri, dunque, costituisce pertanto “una manifestazione d’interesse di natura esclusivamente preliminare e non vincolante e non rappresenta un'offerta né comporta, in capo a Federacciai, alle società interessate o alla eventuale newco, alcun impegno a procedere alla realizzazione dell'operazione”.
Fiom Cgil: “Governo dica che strada vuole percorrere”
“Se la cordata rientra nell’ambito di un intervento pubblico, questo per noi è un percorso possibile. Spostarci da quest’impostazione significa far pagare un prezzo grandissimo ai lavoratori e ai territori”. Così il coordinatore nazionale siderurgia Fiom Cgil Loris Scarpa: “La discussione che deve esserci a Palazzo Chigi è che è necessario un intervento pubblico a tutela della decarbonizzazione, dell’occupazione e dell’ambiente”.
Il dirigente Fiom sottolinea che “ora il governo ci deve dire che strada intende percorrere. Vedremo se al prossimo tavolo a Palazzo Chigi ci sarà una proposta. Anche con Jindal e Flacks ci avevano detto le stesse cose, ma noi di proposte concrete non ne abbiamo viste”. Scarpa ha ribadito che la tutela dei lavoratori e il piano di decarbonizzazione restano “priorità assolutamente necessarie. Forse non è chiaro che con la chiusura dell'area a caldo si ferma tutto e ci sarà una ricaduta sui lavoratori”.
Fim Cisl: “A noi interessano i piani ambientale e industriale”
“È positivo che si parli di acciaio, competenze e marchi italiani”, commenta il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D'Alò: “Ma a noi interessano i piani ambientale e industriale, la tutela di ogni singolo lavoratore e il rilancio del gruppo in un'ottica di rispetto dell'ambiente e delle comunità che lo ospitano”.
Il dirigente sindacale sollecita anche il “rilancio dell'area a caldo: vuol dire essere in grado di produrre, ma non mantenendo perennemente l'attuale ciclo a carbone. Decarbonizzare non è una parola vuota: significa transitare dal carbone all'elettrico in maniera realmente sostenibile”.
Fiom Taranto e Brescia: “Servono risorse pubbliche”
“Siamo di fronte all'ennesima manifestazione di interesse, ma rispetto alla vendita dell'ex Ilva c'è confusione: prima bisogna portare a compimento una serie di interventi, anche ambientali”. A dirlo è il segretario generale Fiom Cgil Taranto e Puglia Francesco Brigati: “L'unica garanzia per traguardare obiettivi importanti è l'intervento pubblico. Qualsiasi sia la società che si dovrà costituire, deve esserci l'intervento pubblico”.
Il segretario Fiom rivendica anche “misure straordinarie per i lavoratori”, compresi quelli dell'appalto, che rappresentano “l'anello più debole della catena” e su cui aleggia lo spettro dei licenziamenti collettivi “dei quali abbiamo appreso a mezzo stampa senza che venissero coinvolti i sindacati”.
Sulla cordata italiana è intervenuto anche il segretario generale Fiom Cgil Brescia Maurizio Oreggia. “L’ex Ilva è una vicenda complessa e di lunga data”, ha dichiarato al Corriere della sera: “E anche questa cordata è un po’ tardiva, è da anni che diciamo che l’Ilva è un asset strategico per il Paese e per cui è necessaria una regia da parte dello Stato”.
Per Oreggia “sarà indispensabile capire la sostanza del piano industriale e la solidità del progetto. E sarà importante capire che ruolo avrà anche lo Stato: servono risorse pubbliche e c’è il tema dell’occupazione, perché non dimentichiamoci che se oggi l’ex Ilva esiste ancora è anche grazie ai lavoratori e alle lavoratrici che da tanti anni tirano la cinghia”.



























