Trattare le notizie di cronaca, particolarmente in queste settimane, implica necessariamente ampliare lo sguardo e l’analisi alla società tutta. Gli omicidi-suicidi, che stanno riguardando intere famiglie, con e senza figli, e l’uccisione di una madre da parte di un figlio con problemi psichici ci pongono quesiti che riguardano non solamente il singolo. Tra questi c’è anche quello che riguarda le leggi che regolano la detenzione di armi da fuoco con le quali spesso vengono commessi omicidi e suicidi.
Luca Di Bartolomei, figlio del celebre calciatore della Roma che si suicidò nel 1994, si occupa da tempo della regolamentazione della detenzione delle armi. Nei giorni scorsi ha scritto una lettera aperta nella quale non si limita a esprimere il proprio sentire davanti ai drammi famigliari, ma denuncia la mancata applicazione di una norma che permette di revocare porto e detenzione di armi a chi ha fragilità psicologiche.
Di Bartolomei afferma chiaramente come le armi da fuoco siano strumenti “univoci”, perché a differenza di altri, un esempio su tutti è il coltello, nascono e sono pensate con lo scopo di uccidere. Quindi, già pericolose in mani esperte come quelle dei militari, possono diventare letali se in possesso di persone con disagio psichico o di chi vuole farsi giustizia da sé.

























