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Il tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio torna a scuotere il dibattito politico, tanti in Puglia quanto in Emilia-Romagna, dopo le dichiarazioni di Michele de Pascale. Il presidente della regione la scorsa settimana si è detto "disponibile a discutere con il Governo" dell’ipotesi di aprire un Cpr sul territorio regionale. Una presa di posizione che riapre un capitolo che negli anni scorsi era stato chiuso anche grazie a forti mobilitazioni sociali e che ora riporta al centro il nodo della detenzione amministrativa.
In Assemblea legislativa, de Pascale ha sostenuto di "non vederci nulla di destra nel dire che la sicurezza, la legalità, il rispetto delle regole e il tema dell’esercizio delle espulsioni per le persone socialmente pericolose sono prioritari". Parole che hanno sollevato critiche non solo dalle opposizioni, ma anche da settori della sua stessa maggioranza e del Partito democratico, segno di una frattura politica ancora aperta sul tema.
La risposta
La risposta della società civile non si è fatta attendere. La Rete regionale Emilia-Romagna No Cpr ha convocato per oggi, venerdì 20 febbraio, alle 18:30, un’assemblea pubblica al Tpo di Bologna, con l’obiettivo di costruire una mobilitazione ampia contro qualsiasi ipotesi di apertura di un nuovo centro. Accanto alla Rete, un ruolo centrale è assunto dal Tavolo Asilo e Immigrazione, che parla di "passaggio storico terribile" e inserisce la proposta in un quadro più generale di irrigidimento delle politiche migratorie.
Secondo le realtà promotrici, il rafforzamento del sistema dei Cpr, l’introduzione delle cosiddette zone rosse e l’inasprimento delle misure contro le proteste rappresenterebbero "il segnale di una trasformazione profonda dello Stato di diritto". Nell’appello diffuso in vista dell’incontro si legge che "la repressione non colpisce più soltanto chi è ai margini", ma "si estende ad attivisti, realtà solidali, magistrati, sanitari", delineando un ampliamento delle pratiche di controllo e contenimento.
I Cpr vengono definiti "istituzioni totali da chiudere", un modello che "non deve trovare spazio né a Bologna – dove quel luogo inumano è stato chiuso anni fa grazie alle mobilitazioni – né altrove". Il riferimento è alla chiusura del precedente centro bolognese, che per anni era stato oggetto di contestazioni per le condizioni di trattenimento. L’assemblea del 20 febbraio viene annunciata come "ampia e plurale", con l’intento dichiarato di superare la frammentazione delle singole vertenze e costruire una piattaforma regionale condivisa contro i Cpr e contro quella che viene descritta come una crescente criminalizzazione del conflitto sociale.
In nome di Simo
La mobilitazione emiliana s'intreccia con quanto accaduto a Bari, dove l’11 febbraio è morto Simo Said, 25 anni, all’interno del Centro di Bari-Palese. Le associazioni parlano di una morte "in custodia dello Stato", avvenuta in un contesto di detenzione amministrativa che comporta la privazione della libertà personale senza una condanna penale. "Di Cpr si muore", denunciano i promotori del presidio convocato davanti alla struttura pugliese.
Il Tavolo asilo e immigrazione, che negli ultimi anni ha effettuato numerosi monitoraggi nei centri italiani e ha presentato un recente report in Senato, denuncia "sistematica violazione dei diritti, assenza di trasparenza amministrativa e gravi criticità sanitarie" nei Cpr. In un passaggio del documento si afferma che "È del tutto chiara la natura patogena dei Cpr. È una evidenza scientifica, non una semplice opinione", sottolineando l’impatto delle condizioni di trattenimento sulla salute fisica e psichica delle persone recluse.
Le richieste avanzate dalle reti sono nette: "Verità e giustizia per Simo Said. Verità e giustizia per tutte le persone morte nei Cpr. I centri devono essere chiusi. Nessun corpo è illegale". Una piattaforma che non si limita a contestare l’ipotesi di un nuovo centro in Emilia-Romagna, ma mette in discussione l’intero impianto della detenzione amministrativa in Italia, collegando la dimensione locale a una critica strutturale delle politiche migratorie nazionali.
Sempre oggi, alle ore 15.30, è stato convocato un presidio davanti al Centro di Bari Palese.Una chiamata pubblica che attraversa associazioni, attivisti, realtà sociali e cittadinanza.





























