Alla Velmare, azienda specializzata nella costruzione di manufatti e modelli per la nautica, con una trentina di addetti e stabilimenti a Piombino e Donoratico, il rinnovo dell’accordo di secondo livello è molto più di una firma su un contratto. È il punto di arrivo di una storia sindacale che racconta cosa succede quando i lavoratori si organizzano e quando il sindacato entra davvero in fabbrica.

L’intesa è stata raggiunta dalla Rsu, con il supporto della Filctem Cgil Livorno, e dalla direzione aziendale, con il supporto di Confindustria. Un accordo che rafforza le condizioni economiche e normative, valorizza il lavoro svolto ogni giorno e conferma il ruolo della contrattazione di secondo livello come leva concreta per migliorare il lavoro e le relazioni industriali.

Dalla diffidenza al dialogo

“Tre o quattro anni fa in azienda non c’era mai stato il sindacato, la situazione non era delle migliori, sia dal punto di vista della sicurezza sia del clima e delle relazioni”, racconta Stefano Santini, segretario generale Filctem Cgil Livorno. Alcuni lavoratori hanno deciso di organizzarsi e hanno cercato la Cgil. Da lì è nata la rappresentanza sindacale e un percorso di accompagnamento dentro l’azienda.

All’inizio la direzione guardava con sospetto. “L’azienda era un po’ spaventata, pensava che il sindacato avrebbe solo creato problemi”, spiega Santini. Poi è arrivato il primo accordo, il clima aziendale è migliorato, la sicurezza è cambiata in modo sensibile. Ne hanno beneficiato i lavoratori, ma anche l’impresa.

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Diritti anche per i somministrati

Uno dei nodi centrali era la presenza di un numero significativo di lavoratori somministrati, una forza lavoro formalmente alle dipendenze di altre aziende ma impiegata stabilmente in Velmare. “Abbiamo coinvolto anche il Nidil Cgil, la categoria della Cgil che rappresenta i lavoratori atipici, in somministrazione e con contratti non standard”, spiega Santini.

Al tavolo delle trattative ha avuto un ruolo diretto Marco Ghezzani, segretario provinciale Nidil Cgil Livorno, che ha rappresentato questi lavoratori, portando le loro rivendicazioni dentro una contrattazione che, formalmente, non li avrebbe nemmeno dovuti includere. La sua presenza ha permesso di costruire un accordo inclusivo, capace di superare le divisioni contrattuali e riconoscere diritti a chi lavora fianco a fianco con i dipendenti diretti, ma con un datore di lavoro diverso sulla busta paga.

Lorenzo Martini, segretario provinciale Filctem Cgil Livorno, sottolinea che in questi anni la priorità è stata costruire le basi delle relazioni sindacali. “In questa azienda abbiamo dovuto lavorare prima di tutto sulla sicurezza e sul dialogo. Serviva costruire fiducia tra azienda e lavoratori. Solo così si può parlare di welfare, benessere e conciliazione vita-lavoro in modo credibile”.

Premio di risultato ed elemento perequativo

L’accordo rinnovato si concentra soprattutto sulla parte economica. Il premio di risultato sarà quantificato in base ai risultati raggiunti a fine 2026. Non si tratta di una cifra fissa, ma di una variabile legata all’andamento dell’azienda.

Martini spiega anche l’obiettivo di migliorare l’elemento perequativo, cioè quell’elemento economico che serve a compensare e ridurre le differenze salariali tra lavoratori e che, nella pratica, viene spesso sostituito dal premio di risultato. Un meccanismo che può diventare uno strumento di redistribuzione interna se negoziato in modo equo.

Un altro elemento simbolico è l’estensione del premio anche ai lavoratori somministrati. “Pur lavorando fianco a fianco con i dipendenti diretti, hanno una busta paga intestata a un’altra azienda. Abbiamo trovato una formula per includerli comunque”, spiega Martini. Un segnale concreto contro la frammentazione del lavoro.

Oltre il conflitto, la costruzione

“Questa firma sia un esempio affinché accordi come questo possano portare risultati positivi per tutti”, dichiarano Martini e Ghezzani. È una frase che racconta una visione del sindacato come soggetto capace di creare relazioni, non solo di rivendicare.

Il caso Velmare mostra cosa fa il sindacato dentro un’azienda: organizza i lavoratori, migliora la sicurezza, costruisce regole condivise, allarga i diritti anche a chi è più fragile. Non cancella il conflitto, ma lo trasforma in contrattazione. Una leva di cambiamento concreto, anche nelle realtà più piccole.