PHOTO
Non parlerò di questo governo. Del profilo personale, politico e istituzionale di chi lo compone. E non parlerò della competenza giuridica di chi ha redatto il testo di questa riforma. E neanche parlerò delle reali ragioni alla base di questa riforma, del tributo postumo al compianto Grande Istitutore di questa alleanza che avrebbe, lui sì, avuto ottimi motivi per debellare la magistratura come si trattasse di un esercito avversario.
E non entrerò nel merito del triste e volgare do ut des interno alla maggioranza di cui questa riforma è oggetto, io ti do la testa dei magistrati e tu mi dai il premierato, mentre gli altri ci danno l’autonomia differenziata secessioninista. Parlerò invece di padri e di figli, argomento più interessante che ci tocca tutti.
Per scrivere degli anni Quaranta li ho studiati un po’. Quello era il tempo del ministro alla Giustizia che gestiva in autonomia l’intero mondo giudiziario. Ed erano infatti i tempi della polizia politica, del delitto Matteotti sostanzialmente impunito, del reato di opinione, del confino. Quando fu il momento della Costituzione, i nostri padri (che avevano fresca memoria di parenti trucidati, di torture e di carcere duro, di persecuzioni e di processi farsa) intesero separare il potere giudiziario da quello esecutivo. Fuori la politica dalle aule dei tribunali, dissero. E per attuare questo principio cautelativo, era necessario un fattore: l’autogoverno libero e autonomo dei magistrati.
Era, è, una cautela per proteggere il Paese dal fascismo: perché solo il fascismo ha bisogno di gestire i magistrati. Solo il fascismo, legato a doppio filo alla grande finanza e al padronato senza scrupoli che da sempre ne sono i sostenitori, ha paura della magistratura. Chi non ha fatto niente, chi è onesto non ha paura dei magistrati.
Questi erano i padri, i nostri padri. E i figli?
I figli si troveranno di fronte a pubblici ministeri che non avranno formazione e idee da magistrato, ma da poliziotto. Saranno avvocati dell’accusa, e faranno carriera in base a quanta gente manderanno a giudizio. E i figli saranno giudicati da giudici impauriti, che appena si discosteranno dalla giurisprudenza consolidata (quella che si forma sui grandi studi legali, agli ordini delle grandi aziende e dei poteri forti che se li possono permettere) verranno sottoposti al giudizio di una corte tutt’altro che alta, telecomandata dai politici di turno.
È vero, la Costituzione non è un totem, non è un edificio di pietra che non può essere modificato; ma la si deve toccare solo quando è necessario, e questa riforma, per ammissione stessa di chi la sostiene, non risolve in alcun modo le attuali problematiche della giustizia che avrebbe invece bisogno di personale, strutture, digitalizzazione; per non parlare del sistema carcerario, da terzo mondo nella migliore delle ipotesi.
Non è un referendum contro o a favore di questo governo. È un referendum contro l’intromissione di qualsiasi governo nella vita quotidiana dei cittadini.
Io scelgo di onorare i padri e proteggere i figli. Io scelgo di dire no.


























