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Il governo non ha ancora definito dove reperire le coperture necessarie per l’incremento delle spese militari già stabilito, vale a dire che ancora non sappiamo dove andranno a prendere il denaro e se sarà sottotratto denaro a settori come salute e scuola. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante l’ultimo ‘question time’ al Senato ha assicurato che “l'aumento nella spesa prospettato non comporterebbe nessuna rinuncia alle spese dedicate alle principali priorità di policy di natura sociale”, “non un euro verrà tolto alla spesa per welfare”, aveva già dichiarato un settimana fa. Ci sono però alcune incognite.
Il ministro infatti ha altresì spiegato che per sapere come queste spese saranno coperte si dovranno “attendere gli esiti della stima del deficit del 2025 che Istat notificherà alla Commissione europea a marzo" e quindi se ci sarà l’auspicabile ed eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il governo è pronto poi ad attivare le specifiche deroghe europee e le clausole di flessibilità per gestire l’aumento degli investimenti in armamenti e sicurezza, quindi a “deviare temporaneamente dal percorso di spesa netta definito nel proprio Piano strutturale di bilancio di medio termine”.
Si moltiplicano i nuovi programmi di spesa
L’esecutivo sembra quindi disposto a tutto pur di continuare a incrementare le spese militari e ne sono prova i 14 programmi per un totale di 5,3 miliardi di euro che sono stati trasmessi nel solo mese di dicembre dal ministero della Difesa alle commissioni Bilancio e Difesa di Camera e Senato. Programmi e spese che si vanno a sommare ai 60 già approvati o in via di approvazione dell’intera legislatura targata Giorgia Meloni, che ha totalizzato “impegni di spesa di 25 miliardi con un valore complessivo di oltre 60 miliardi”. È l’Osservatorio Mil€x a fare i calcoli, puntualmente impegnato a studiare i conti dello Stato in materia di spese militari.
La Ong sottopone in particolare alla nostra attenzione due programmi che fanno registrare un notevole incremento dell’onere complessivo. Il primo riguarda la “terza fase dell’acquisizione di mini-droni da ricognizione Asio, Spyball e Crex prodotti da Leonardo. La spesa totale prevista l’anno scorso era pari a 290 milioni” (81 milioni in più rispetto alla previsione del 2022), “mentre ora è stata aggiornata a 356 milioni: 64 milioni in più (+22%) in un anno, 145 milioni in più (+69%) in tre anni. L’impegno di spesa pluriennale richiesto è di 115 milioni”.
Il secondo caso è inerente “la prosecuzione del programma di acquisizione di batterie anti-aeree ‘Grifo’ basata sui missili Camm-Er prodotto dal consorzio europeo Mbda composto dalla francese Airbus, la britannica Bae Systems e l’italiana Leonardo”. La spesa totale prevista nel 2022 era di 456 milioni, salita oggi a 842 milioni: 386 milioni in più (+84%) in tre anni. L’impegno di spesa pluriennale richiesto è di circa 277 milioni, documenta Mil€x.
L’Osservatorio entra poi nei dettagli degli altri programmi: “l’acquisizione di altri obici ruotati Rch155 e relative munizioni della tedesca Krauss-Maffei Wegmann (435 milioni), altri mortai da 120mm della francese Thomson-Brandt e droni-bomba dell’israeliana Uvision (65 milioni), altri razzi a lungo raggio Mlrs dell’americana Lockheed Martin (55 milioni), altri trecento lanciarazzi Carl-Gustav e relative munizioni prodotti dalla svedese Saab (impegno di spesa pluriennale: 45 milioni) e infine la prosecuzione del programma di ammodernamento degli obici cingolati Pzh2000 sempre della tedesca Krauss-Maffei Wegmann (42 milioni)”.























