A Rimini verrà firmato domani (4 marzo) un Protocollo sugli appalti che punta a incidere in modo concreto su qualità del lavoro, legalità e trasparenza. L’intesa tra il Comune e le organizzazioni sindacali confederali rappresenta un passaggio di peso nella regolazione delle gare pubbliche e nella definizione di criteri più rigorosi per imprese e servizi. Non un atto formale, ma una scelta politica che prova a orientare il mercato verso standard più alti.

Per la prima volta nei bandi di lavori e servizi vengono indicati con precisione i contratti collettivi nazionali di lavoro da applicare, con riferimento al codice Cnel e alla coerenza con le attività Ateco. Un dettaglio tecnico solo in apparenza, che nelle intenzioni dei firmatari vuole arginare l’uso di contratti impropri o meno tutelanti e rafforzare l’obbligo di applicazione dei contratto collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

Clausole sociali e tutela dell’occupazione

Il Protocollo rafforza le clausole sociali nei cambi di appalto, con l’obiettivo di garantire continuità occupazionale e salvaguardia dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Viene ribadita la trasparenza sui costi della manodopera, che restano esclusi dal ribasso, e si prevede l’esclusione del subappalto a cascata, per ridurre frammentazioni e zone d’ombra nelle filiere.

Ampio spazio è dedicato alla sicurezza sul lavoro e alla formazione preventiva, considerate condizioni imprescindibili per elevare la qualità dei servizi pubblici. Il testo introduce inoltre strumenti di prevenzione contro il lavoro nero e contro il rischio di infiltrazioni criminali, inserendo la disciplina degli appalti in una più ampia strategia di tutela del territorio e della concorrenza leale.

Più qualità, meno massimo ribasso

Un punto centrale riguarda i criteri di aggiudicazione: il Protocollo privilegia l’offerta economicamente più vantaggiosa e limita il peso del massimo ribasso, valorizzando qualità, sicurezza, sostenibilità ambientale e organizzazione del lavoro. L’obiettivo è chiaro: spostare la competizione dal prezzo più basso alla solidità dell’impresa e alla qualità del progetto, premiando chi investe in professionalità e innovazione.

Appalti per lo sviluppo e la legalità

Con questa intesa, Rimini prova a trasformare gli appalti pubblici in una leva di politica industriale e sociale, capace di sostenere imprese sane, occupazione stabile e sviluppo legale. “Il protocollo che firmiamo rappresenta uno dei primi casi a livello nazionale, perché per oltre 20 tipologie di lavoro e di servizi abbiamo definito con chiarezza quale sia il contratto collettivo nazionale di lavoro da applicare – commenta Renzo Crociati, segretario confederale della Cgil Rimini -. Per noi è un passaggio fondamentale perché mette al centro un principio irrinunciabile: negli appalti pubblici non può vincere chi abbassa il costo del lavoro comprimendo diritti e salari, deve vincere chi garantisce qualità, professionalità e piena applicazione dei contratti comparativamente più rappresentativi”.

Renzo Crociati, segretario confederale della Cgil Rimini

“Il messaggio che lanciamo è chiaro – continua -, i diritti non sono una variabile dipendente delle gare pubbliche, non possono essere messi in competizione, né diventare oggetto di risparmio per l'amministrazione o di profitto per le imprese meno corrette. Ma c'è poi un tema che riguarda la legalità. Nel nostro territorio c'è un vero e proprio allarme mafia. Una crescita consistente di beni immobili, attività anche alberghiere, legate al riciclaggio di denaro sporco Anche per questo il protocollo è importante”.

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