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C'è poco di dolce nel modo in cui Emmi Dessert Italia tratta chi ci lavora ogni giorno. Dietro le vetrine zuccherate dello stabilimento di Gattico-Veruno, nel Novarese, emanazione della multinazionale svizzera Emmi, si nasconde un retrogusto amaro: turnazioni estenuanti, organici interinali sfruttati, e ora anche un ricorso d'urgenza depositato in tribunale per mettere il bavaglio al diritto di sciopero.
Quale divertimento?
Sul sito di questa azienda da 19 milioni di euro di utili si legge: “Amiamo quello che facciamo e ci divertiamo a farlo”. Viene spontaneo chiedersi: a fare cosa si divertono, esattamente, i vertici della Emmi Dessert? A imporre agli operai pesanti turnazioni? A far durare i picchi produttivi otto mesi filati scaricando il peso su un organico in somministrazione insufficiente, usa e getta come gli imballaggi dei loro prodotti? Si divertono a trascinare le rappresentanze sindacali in tribunale, brandendo come una clava un provvedimento d’urgenza, il famigerato ex articolo 700 del codice di procedura civile, contro chi osa scioperare, trasformando un diritto costituzionale in qualcosa da perseguire? Ci hanno provato. Ma hanno fallito.
Un tavolo per trattare
Da mesi la Flai Cgil, il sindacato dell’agroindustria, chiedeva all'azienda di sedersi a un tavolo per discutere della riorganizzazione del lavoro che, così com'è concepita, stravolge i tempi di vita e la salute delle maestranze, soprattutto delle donne.
L'azienda ha risposto rifiutando ogni confronto: “Non è stato accolto nemmeno uno dei sette punti della nostra proposta - racconta il delegato Flai Edmondo Piscedda -. In ballo c’erano i sabati, i riposi, gli straordinari, l’una tantum. Abbiamo anche proposto una mediazione fino a Pasqua, un accordo ponte, ma niente. A quel punto abbiamo indetto un pacchetto di 24 ore di sciopero a scacchiera: non abbiamo mai fermato lo stabilimento, solo rallentato la produzione. Eravamo compatti, al 95 per cento”.
Ma quale abuso?
L’azienda si è indispettita, non ha risposto alle mail, ha rifiutato gli incontri, poi ha alzato il tiro: ha depositato un ricorso d'urgenza ex art. 700 al tribunale di Novara, tentando di qualificare come "abuso" l'esercizio del diritto di sciopero da parte dei lavoratori in agitazione.
"Un atto gravissimo, che qualifica il clima di intimidazione che si respira in fabbrica – afferma Denis Vayr, segretario generale Flai Piemonte -. Dietro ai numeri della produzione, ai marchi della grande distribuzione e ai fatturati da difendere, ci sono i lavoratori, persone che ogni giorno mettono professionalità e fatica nello stabilimento di Gattico-Veruno. In questi mesi l’azienda ha rifiutato incontri e tavoli proposti dalla Flai, tesi alla riorganizzazione della produzione contro il sovraccarico lavorativo che sta schiacciando vite private e salute”.
Angelo Paolella, segretario nazionale Flai con delega all’industria alimentare è intervenuto duramente sulla strategia della Emmi Dessert con cui si dipingono i lavoratori come sabotatori della produttività: "Definire 'abuso' il legittimo esercizio dello sciopero - dice - significa ignorare che la dignità di chi lavora non è una merce trattabile e screditare l'intero movimento sindacale”.
Tutti in piazza
Il 25 febbraio è il giorno fissato per l’udienza, in cui il giudice deve decidere sul ricorso dell’azienda. Scatta il presidio davanti al piazzale della fabbrica. All’appuntamento non ci sono solo i lavoratori della Emmi Dessert, ma anche delegati dalla Barilla, dalla Lavazza, dalla Pai e dalla Sanorice, i forestali della Regione Piemonte, delegati della Fiom e della Filcams. Un muro di solidarietà compatto, alzato in difesa dei dipendenti della Emmi Dessert Italia e dello sciopero, un diritto inalienabile, non un privilegio.
La sospensione e la mediazione
Delegati ed esponenti sindacali da una parte, l’azienda dall’altra. Il giudice sospende il procedimento. Si va alla mediazione durante la quale i vertici rilanciano una nuova proposta che viene accettata e poi approvata dall’assemblea dei lavoratori. Il risultato è un accordo temporaneo fino alla fine della campagna di Pasqua, uno dei momenti di punta, con l’obiettivo di risollevare la produzione e mantenere le commesse dei clienti sparsi per il mondo, in Giappone, in Australia, in Europa.
“Dopo ci siederemo di nuovo a un tavolo per ricominciare a discutere” conclude Piscedda. Ma intanto la prima battaglia è vinta.






















