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Varie manifestazioni di interesse, nessun accordo ancora definito e una scadenza già segnata sul calendario: fine maggio. È quanto emerso dal nuovo tavolo convocato al ministero delle Imprese e del made in Italy sulla vertenza Aeffe, il gruppo del fashion & luxury con sede principale a San Giovanni in Marignano e titolare di marchi storici come Alberta Ferretti, Moschino e Pollini.
Nel corso dell’incontro l’azienda ha comunicato di aver ricevuto manifestazioni di interesse non vincolanti da parte di soggetti qualificati, italiani e internazionali, con esperienza nel settore. La priorità, è stato riferito, sarà data alle proposte che prevedono il mantenimento dell’intero sito produttivo. Prime interlocuzioni, dunque, alle quali potrebbero aggiungersene altre nelle prossime settimane.
Nuovo tavolo il 28 aprile
Aeffe ha indicato come obiettivo l’individuazione del soggetto interessato entro la fine di maggio, con l’impegno ad aprire un confronto con le organizzazioni sindacali per valutare una possibile riduzione degli esuberi inizialmente previsti. Un passaggio che, nelle intenzioni, dovrebbe intrecciarsi con il percorso di composizione negoziata della crisi.
Il ministero ha ribadito la disponibilità ad attivare tutti gli strumenti di sostegno, attraverso gli enti preposti, per accompagnare in tempi brevi un piano industriale definito “credibile e sostenibile”, con la tutela dei livelli occupazionali come obiettivo dichiarato. Il prossimo incontro è stato convocato per il 28 aprile.
Filctem: servono trasparenza e garanzie
Per la Filctem nazionale, però, la fase resta estremamente delicata. Riccardo Colletti, intervenuto al tavolo, ha spiegato che il sindacato ha chiesto di chiarire in modo esplicito la situazione finanziaria del gruppo, i contenuti concreti delle manifestazioni di interesse e i tempi previsti per l’eventuale assegnazione delle quote al soggetto ritenuto idoneo.
“Questa è una fase molto critica”, ha sottolineato, evidenziando come l’assenza di informazioni dettagliate sui requisiti richiesti da Aeffe per l’ingresso di nuovi capitali o per la cessione delle attività alimenti incertezza. Secondo il sindacato, la disponibilità del ministero a sostenere finanziariamente un eventuale progetto industriale potrebbe aumentare l’interesse verso l’operazione, ma non scioglie il nodo principale: il destino dei lavoratori.
Il rischio fuga delle competenze
Il punto più sensibile, per la Filctem, è evitare la fuoriuscita di personale specializzato. In un settore come la moda, dove il valore si fonda su competenze artigianali e professionalità costruite negli anni, la perdita di maestranze qualificate rischia di compromettere qualsiasi ipotesi di rilancio.
Il gruppo ha già avviato una procedura di licenziamento collettivo per 221 lavoratrici e lavoratori, con oltre un centinaio di uscite già realizzate. Anche alla luce delle recenti proteste davanti ai Palazzi dell’Arte di Rimini, in occasione della presentazione di Riviera Dream Vision, il sindacato ribadisce che il rilancio industriale non può essere costruito svuotando l’azienda delle sue competenze.
Salvare uno degli ultimi brand italiani
Alla unità di crisi istituita al Mimit, la Filctem ha chiesto un monitoraggio costante e interventi tempestivi per salvaguardare uno degli ultimi brand italiani del settore moda rimasti sotto controllo nazionale. Un richiamo che va oltre la singola vertenza e tocca il tema più ampio della tenuta del made in Italy nel fashion & luxury.
La partita resta aperta. Entro maggio dovrebbe emergere il nome di un possibile investitore. Ma fino a quando non sarà presentato un piano industriale concreto, con numeri, risorse e garanzie occupazionali, per i lavoratori di San Giovanni in Marignano il rilancio resterà una promessa da verificare.


























