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C’è un ricordo che affiora ogni tanto alla mia mente dagli anni dell’infanzia. Una gustosa scenetta di Paolo Panelli. Comico di classe, dall’accento romanesco, Panelli aveva fatto l’Accademia d’arte drammatica, come leggo su Wikipedia. Ebbe parti importanti in numerose trasmissioni televisive di successo, da Studio Uno a Canzonissima.
Ebbene, non ricordo in quale contesto recitò una volta un lungo sketch che aveva per protagonista invisibile un tale Popov. Una specie di idolo russo, al quale venivano attribuite tutte le scoperte scientifiche più avanzate, comprese quella ancora di là da venire.
"Chi ha inventato questa macchina speciale?”, era la domanda. “Popov”, rispondeva al volo e orgoglioso Panelli, nella parte del bravo cittadino sovietico. “E questa scoperta medica chi l’ha fatta?”. Di nuovo Panelli, alzando la voce: “Popov”. Non capivo la battuta, me la spiegò mia madre: è per far vedere che in Russia credono di essere guidati da uomini superiori. Popov ne era il simbolo miracoloso.
Direte: e che c’entra con il referendum? C’entra. Perché nella propaganda dei sostenitori del sì la separazione delle carriere diventa il nostro nuovo Popov. Sorgente di miracoli, fiaccola di nuova giustizia. Ricordate il caso Tortora? Ecco, con la separazione delle carriere non ci sarà più. Garlasco? Con la separazione delle carriere niente più Garlasco.
Dalla Lombardia alla Sicilia una specie di Spic & Span ci detergerà dalle nostre brutture giudiziarie. Lei, signore, è stato ingiustamente trascinato in tribunale? Ecco, con la separazione delle carriere non succederà più. Una colossale tentativo di imbonimento di massa.
Prendiamo il caso Tortora. Chi impedirà che ci sia in circolazione un pubblico ministero (fra l’altro svestito dei suoi attuali doveri verso l’imputato) così pigro da non studiarsi i casi di omonimia e così smanioso di popolarità da non portare almeno sul banco degli imputati (e tenercelo per anni) un personaggio dello spettacolo?
E, per andare ad altri casi, chi impedirà con la separazione delle carriere che un giudice venga corrotto con denaro o con mirabolanti promesse di incarichi dopo la pensione, così da evitare la pena a un colpevole perseguito con correttezza e scrupolo da un pubblico ministero e magari causare al contrario la condanna di un innocente?
Si dice che non ci saranno più accordi tra pubblico ministero e giudice perché faranno carriere separate. Ah sì? Mai sentito parlare dei separati in casa? I magistrati si formano nelle stesse università, lavorano in uno stesso luogo, palazzi di giustizia a volte immensi dove nascono solidarietà impensate, tra magistrati di funzioni diverse, ma anche (o no?) tra magistrati e avvocati. Sembra di sentire le promesse in buona fede del referendum di Mario Segni. Votate i collegi uninominali e la corruzione politica finirà. Grazie al referendum arrivarono i collegi e in un pugno d’ anni la Repubblica affrontò in Parlamento la più grande spinta corruttiva della sua storia.
Per questo oggi l’evocazione miracolistica della separazione delle carriere acquista un che di surreale. E forse per questo per parlarne mi è venuto in mente un comico di classe. Nato nell’arte drammatica ma diventato comico.
Nando Dalla Chiesa è docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università di Milano
Informazioni e materiali per la campagna referendaria sul sito del Comitato Società Civile per il No




























