La Cassazione ha annullato la sentenza Eternit bis con cui la Corte d’appello di Torino, il 17 aprile 2025, aveva condannato l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny a nove anni e sei mesi di reclusione per le morti provocate dall'amianto lavorato dall’industria Eternit a Casale Monferrato (Alessandria).

Il motivo è la necessità di tradurre la sentenza in tedesco, la lingua dell’imputato. Una circostanza, come spiega nel podcast Bruno Pesce, cofondatore dell'Associazione dei familiari delle vittime dell'amianto e già segretario della Camera del lavoro di Casale Monferrato, che provoca un ulteriore aumento dei tempi processuali.

Il rischio adesso è la prescrizione, come accaduto in passato, per stabilire responsabili e pena di una vicenda che ha visto la morte di circa 3 mila persone, sebbene non tutte certificate, per malattie dovute al contatto e all’inspirazione dell’asbesto. Una vicenda processuale che è iniziata ben 32 anni fa e sembra non vedere la fine, e così la giustizia per le vittime e i loro familiari.