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La partita sul futuro industriale di Kering entra nel vivo. Nei giorni scorsi Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno incontrato l’amministratore delegato del gruppo, Luca De Meo, in un contesto segnato da una crisi profonda del settore moda e lusso e da un cambio di modello produttivo che ridisegna catene del valore e distretti.
Il gruppo ha descritto una situazione di emergenza, con redditività in calo, volumi di vendita e produzione in contrazione e un piano industriale di rilancio in preparazione, atteso per aprile a Firenze. Ma il rilancio passa anche da una ristrutturazione pesante: nei giorni scorsi l’azienda aveva annunciato esuberi pari a circa un terzo della forza lavoro e una riorganizzazione dei processi produttivi per ridurre i costi.
Promesse sul made in Italy, timori sull’occupazione
Durante l’incontro, Kering ha ribadito la centralità del made in Italy, confermando che l’Italia continuerà a rappresentare circa l’80% dei volumi produttivi del gruppo. De Meo ha sottolineato il valore delle competenze manifatturiere e dei distretti industriali, indicati come asset strategici nella competizione globale del lusso.
I sindacati hanno accolto con interesse queste dichiarazioni, ma hanno posto il tema chiave: come conciliare gli investimenti annunciati con un piano che prevede tagli occupazionali così rilevanti e una riorganizzazione delle filiere.
La “piattaforma del lusso” e il nuovo modello industriale
Tra le linee strategiche illustrate, la creazione di una piattaforma del lusso con una gestione più coordinata dei marchi del gruppo e un maggiore coordinamento con i territori. Un’idea che punta a razionalizzare la produzione e rafforzare il controllo sulle filiere, ma che rischia di concentrare decisioni e volumi, con effetti diretti su subfornitura, distretti e qualità del lavoro.
Le organizzazioni sindacali hanno insistito sulla necessità di preservare la prossimità delle filiere, la qualità delle produzioni e il radicamento territoriale, chiedendo che la riorganizzazione non si traduca in una compressione dei diritti e dell’occupazione.
Trasparenza e confronto sulla roadmap di aprile
In vista della presentazione del piano industriale, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil chiedono piena trasparenza sulle scelte strategiche e sui loro effetti su distretti e filiere produttive collegate. L’azienda ha dichiarato la disponibilità a incontri periodici per monitorare l’evoluzione delle decisioni e mantenere un confronto preventivo, ma il giudizio dei sindacati resta sospeso ai fatti.
La partita vera si giocherà sulle scelte concrete: dove verranno concentrati i volumi, come sarà riorganizzata la filiera e quale prezzo pagheranno lavoratrici e lavoratori in un settore che sta cambiando pelle.






















