"Penso a un privato che gestisce tutti i servizi della scuola per un periodo lungo, tipo 20 anni, con un contributo del pubblico che sia minoritario”. Il sogno di Valditara: la scuola appaltata ai privati. Un’esternazione incredibile che il ministro dell’Istruzione ha pronunciato nel corso del suo intervento a un convegno dell’Ance.

L’idea è quella del project financing e non è una considerazione astratta, perché Valditara ha aggiunto di voler creare subito “un gruppo di lavoro presso il ministero perché si possa trovare la soluzione più conveniente per rendere diffuso un percorso di questo tipo".

D’altra parte, ha aggiunto, “nei Paesi Ocse la media di investimenti privati è pari al 2%, in Italia allo 0,5%. Quindi questo sta già a significare come noi dobbiamo andare sempre di più verso un coinvolgimento dei privati nel finanziamento della scuola pubblica". E ancora: “Ho voluto fortemente una direzione generale presso il ministero per il trasferimento tecnologico che è finalizzata a mettere in contatto le esigenze della scuola con le esigenze del privato".

I privati sono già nelle scuole

Non è poi un caso che, subito dopo e in stretto collegamento con questo ragionamento, il ministro abbia ricordato "la riforma del 4+2, la riforma dell'istruzione tecnico-professionale (...). Noi abbiamo fortemente puntato su questo collegamento tra scuola e impresa, tra scuola e mondo del lavoro". Ma si è dimenticato di aggiungere - lo facciamo noi - che nella filiera tecnico-professionali le aziende private possono entrare addirittura nella programmazione pedagogica e tutta la retorica del liceo del made in Italy si fonda su questo assunto ideologico: il privato come il toccasana per una scuola che sarebbe, secondo il ministro, sganciata dai bisogni concreti del territorio.

Esternazioni che sono state accolte con parole molto dure dalla Flc Cgil. In una nota la segretaria Gianna Fracassi ha commentato che “quanto affermato dal ministro è gravissimo. Gli andrebbe ricordato che scuola e sanità non sono servizi come altri. Non stiamo parlando di autostrade, parcheggi o impianti sportivi. Sono diritti costituzionali e la loro funzione non è produrre profitto, ma garantire l’uguaglianza”. E dunque, continua, “l’idea che un soggetto privato possa ‘gestire tutti i servizi della scuola per 20 anni’ con un contributo pubblico minoritario viene presentata come pragmatica, moderna, efficiente ma in realtà è una proposta che rischia di scardinare il fondamento stesso dello Stato sociale”.

La scuola povera

Insomma: la mancata volontà di stanziare risorse per finanziare adeguatamente l’istruzione, viene nascosta con il velo ideologico di una supposta modernizzazione, che tale non è.

D’altra parte nell’ultima legge di bilancio il governo sbandiera un aumento di risorse per la scuola pubblica italiana di 875 milioni rispetto al 2025, passando da 57 miliardi e 46 milioni a 57 miliardi e 921 milioni. In termini percentuali si tratta di un aumento dell’1,5%: peccato però che le stesse stime del governo (riportate nel documento programmatico di finanza pubblica) prevedano per il 2026 un aumento dell’inflazione del 1,7%: in termini reali, dunque, si tratta di un taglio.

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Contemporaneamente, però, i finanziamenti alle scuole paritarie passano da 800 a 886 milioni di euro nel 2026. Un +86 milioni di euro che equivale a un incremento di oltre il 10%, ben al di sopra dell’inflazione prevista. A questo vanno aggiunti bonus fino 1.500 euro previsti per le famiglie con Isee fino a 30 mila euro che vi iscrivono i loro figli (cumulabili fino a 5 mila euro per l’intero nucleo familiare) e l’esenzione Imu nel caso in cui la retta richiesta alle famiglie sia inferiore al costo medio per studente.

La privatizzazione del welfare

Tutto ciò mentre nella scuola pubblica il precariato non accenna a diminuire e anche quest’anno si supereranno le 200 mila supplenze, a cui si aggiunge un rinnovo contrattuale - non firmato dalla Flc Cgil - che dispone aumenti di un terzo rispetto all’inflazione nel triennio. Anche in questo caso, qual è la soluzione per far finta di alleviare la situazione economica delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola?

Una sorta di privatizzazione del welfare: proprio oggi Valditara ha infatti annunciato l’attivazione della nuova piattaforma digitale dedicata al personale scolastico e ai dipendenti del ministero dell'Istruzione e del merito, che consente di accedere a offerte commerciali per l'acquisto di beni e servizi "a prezzi vantaggiosi”. “In questo modo – si legge in un comunicato – sarà possibile fruire del servizio in numerosi settori, tra cui cultura e intrattenimento, cura della persona, prodotti per la casa, elettronica, elettrodomestici, servizi per la famiglia, centri estivi, mobilità, moda e articoli sportivi”.

Non è proprio una novità. Quello che il ministero chiama “Piano Welfare” era stato avviato nell’ottobre del 2023 e prevedeva “agevolazioni nei settori del trasporto aereo, ferroviario, agroalimentare, bancario”. Quello che la Flc Cgil, aveva battezzato il “pacco di Natale”. Ma l’idea che privatizzare sia una buona soluzione per tutto, è una ricetta ormai stantia. Così come vecchia è l’idea generale che questo governo ha della scuola.