Se chiudi le scuole ti do un contentino, se non lo fai, niente. È la singolare decisione del governo che prosegue in questo accanimento sul dimensionamento scolastico, che poi semplicemente significa la soppressione di un certo numero di scuole dell’autonomia.

La trovata è contenuta nello schema di decreto legge recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di politiche di coesione” che prevede che per l'anno scolastico 2026-2027 lo stanziamento di 19 milioni di euro per l'attivazione di incarichi temporanei di personale Ata per supportare le scuole coinvolte negli accorpamenti della rete scolastica e ulteriori 9 milioni di euro per finanziare posizioni di esonero o semiesonero all'insegnamento.

Tuttavia, questa è la “chicca” denunciata dalla Flc Cgil, “di tale stanziamento potranno beneficiare esclusivamente le istituzioni scolastiche delle Regioni che hanno adottato, autonomamente, i piani di dimensionamento. In sostanza non accederanno ai fondi stanziati le quattro Regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna) che non hanno rispettato i contingenti degli organici di dirigenti scolastici e Dsga e per questo sono state commissariate dal ministro Valditara che ha affidato ai direttori degli Usr il compito di procedere d’ufficio ai tagli previsti.

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Per la Flc Cgil “si tratta di una misura ideologica e punitiva oltre che temporanea che mortifica i bisogni dei territori e aggrava situazioni già compromesse da una visione del dimensionamento della rete scolastica che guarda solo a sopprimere più che a organizzare la rete scolastica”.

Inoltre, attacca il sindacato della conoscenza della Cgil, “si fa calare una cappa di silenzio sui tagli strutturali già operati a settembre 2025 per gli organici docenti e per quelli in arrivo a settembre 2026 per gli Ata. In tutto oltre 8.000 posti di cui tutte le scuole pubbliche vengono impoverite mentre continuano le prebende ad opera del duo Valditara-Meloni a favore delle paritarie.

Il dimensionamento della rete scolastica (deciso dalla Finanziaria del 2023 che ha innalzato il parametro minimo da 600 a 900-1.000 alunni per istituto) ha già comportato la soppressione di 700 istituzioni scolastiche con la perdita di circa 1.400 posti tra dirigenti scolastici e Dsga, ricadute pesanti sugli organici del personale Ata e docente e un peggioramento complessivo della qualità dell’offerta formativa delle scuole. Secondo una proiezione della Flc al 2031-32, se il dimensionamento non verrà fermato, sul territorio nazionale i tagli produrranno il passaggio da 8.136 a 6.885 istituti.

Non si tratta solo di una misura riorganizzativa: il taglio delle autonomie sta determinando, oltre alla riduzione corrispondente di Ata, Dsga e dirigenti scolastici, la costituzione di scuole monstre e un allontanamento dal territorio, desertificando le aree interne del Paese. Si hanno, già oggi, istituzioni d’istruzione che abbracciano tanti Comuni coinvolgendo in spostamenti faticosi, tantissimi studenti e personale. In alcune Regioni il taglio ha colpito fino al 30% delle scuole.

In ogni caso continua l’iniziativa della Flc Cgil che, in sede di conversione in legge del decreto legge “Milleproroghe”, ha avanzato un emendamento per bloccare il commissariamento disposto dal governo per le quattro Regioni e prorogare la deroga del 2,9% dei tagli applicata per l’anno scolastico in corso. A sostegno dell’emendamento è possibile aderire alla petizione online lanciata dal sindacato e rivolta al personale della scuola e a tutti i cittadini che ha già raccolto migliaia di consensi.