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Il nuovo disegno di legge sull’immigrazione approvato dal Consiglio dei ministri apre un nuovo fronte di scontro tra il Governo Meloni e le Ong impegnate nel Mediterraneo centrale. Dopo le critiche espresse dalla giudice Silvia Albano in un’intervista a La Stampa, anche diverse organizzazioni, praticamente tutte quelle coinvolte nell'attività di assistenza in mare, intervengono pubblicamente. E lo fanno con una presa di posizione congiunta per denunciare quella che definiscono una stretta ulteriore contro il soccorso civile in mare.
Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Méditerranée parlano di un passaggio politico preciso. “La strategia del governo per estromettere le Ong dal soccorso in mare dal Mediterraneo si arricchisce di un nuovo capitolo”, scrivono. Il provvedimento, dicono, si inserisce in una linea già tracciata.
Una linea ben precisa
“Dopo la legge Piantedosi e il decreto flussi arriva un'altra stretta al soccorso civile nel Mediterraneo da parte del Governo Meloni. Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare”.
Le Ong contestano in particolare l’impatto del ddl sui diritti fondamentali. Riprendendo rilievi già avanzati in ambito giuridico, sostengono che il testo possa anticipare in senso restrittivo l’attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. “Rischia di fare dell'Italia la prima nel recepire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo - scrivono nel comunicato - segnando un grave arretramento nelle tutele dei diritti fondamentali”.
Pure Egitto e Tunisia
Nel mirino ci sono le procedure accelerate di frontiera, l’ampliamento della lista dei cosiddetti Paesi di origine sicuri – tra cui Egitto e Tunisia – e la possibilità di trasferire richiedenti asilo verso Stati terzi anche in assenza di legami sostanziali con quei Paesi. Secondo le Ong, queste scelte normative “accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti 'Paesi di origine sicuri', in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia, e facilitano il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi anche senza legami reali”.
Il nodo centrale, per le organizzazioni, resta il diritto d’asilo e l’obbligo di soccorso. “Il risultato è una compressione del diritto d'asilo e il rischio di esporre molte persone a persecuzioni e trattamenti inumani”, avvertono. Particolarmente contestata è la previsione di un divieto fino a sei mesi di ingresso nelle acque territoriali italiane. Una disposizione che, secondo le Ong, costituirebbe “una misura che viola il diritto internazionale e le convenzioni sul soccorso, mettendo in discussione l'obbligo inderogabile di salvare vite umane”.
Formulazioni pericolose
A preoccupare è anche la formulazione ritenuta generica di alcune norme, che lascerebbero margini ampi di discrezionalità amministrativa. “Il blocco navale è previsto per casi definiti in modo vago e quindi soggetti ad ampia discrezionalità - sottolineano le Ong - se applicato, produrrà meno tutele, più sofferenze per i naufraghi e meno navi pronte a intervenire in mare”.
In un passaggio del comunicato, le organizzazioni alzano il livello dello scontro. “Troviamo inaccettabile - aggiungono - che il governo consideri una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle”. E ancora: “Queste norme non rendono lo Stato più sicuro. A mettere in pericolo lo Stato di diritto è invece il governo che sceglie di sospendere la legalità nelle città e in mare, di limitare il diritto d'asilo, di criminalizzare chi manifesta o chi salva vite”.
La conclusione è una dichiarazione di continuità operativa e insieme un appello politico all’Europa: “Continueremo a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall'altra parte. La stessa ambizione che dovrebbero avere anche l'Europa e gli Stati membri, senza eccezioni”.
Il respingimento è vietato
Le posizioni delle organizzazioni non governative non sono molto distanti da quelle espresse in precedenza dalla giudice Silvia Albano. La magistrata del tribunale di Roma è stata intervistata da La Stampa all'indomani dell'approvazione del nuovo ddl Immigrazione, e ha ribadito: "Il respingimento collettivo delle persone in alto mare è vietato sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sia da tutte le convenzioni internazionali".
Chiamata a commentare in qualità di esperta le nuove misure, Albano ha sottolineato che il respingimento delle persone in mare - regolato dal disegno di legge - "dev'essere una possibilità davvero eccezionale". "È rischioso dire che il blocco navale può scattare con un'eccezionale pressione migratoria - ha aggiunto - visto che questa è una condizione frequente, come è stato ad esempio quando è scoppiata la guerra in Ucraina". Secondo l'esperta quindi l'Italia rischierebbe di adottare delle politiche in contrasto con i diritti umani.
























