C’è voluto un tribunale per ricordare a CasaPound che il Ventennio è finito e che la storia, per quanto la si possa truccare, resta recidiva. Dodici condanne per ricostituzione del partito fascista e per lesioni, con tanto di privazione dei diritti politici. Una sentenza che applica la legge Scelba e restituisce alla parola Repubblica un significato meno ornamentale e più sostanziale.

Per anni ci hanno raccontato la favola dei ragazzi un po’ irruenti, dei patrioti in felpa, dei nostalgici folcloristici. Poi arrivano le chat, i caschi, le mazze, le aggressioni pianificate. “Presente, pesantemente armato” non è un verso dannunziano, è cronaca giudiziaria. Lo squadrismo non è un’opinione, è un metodo. E il metodo, quando pesta, lascia lividi e sentenze.

Il collegio di Bari ha scritto una pagina che pesa. Riorganizzazione del partito fascista e manifestazione fascista riconosciute per quello che sono. Non folklore, non eccesso di entusiasmo, ma violazione della legge nata per impedire il ritorno di quell’ideologia. La democrazia, ogni tanto, si ricorda di avere anticorpi.

Colpisce lo stupore di chi cade dalle nuvole. CasaPound sarebbe un’associazione culturale, quasi un doposcuola con simbologie vintage. Eppure le vittime hanno nomi e cognomi, le parti civili anche. Anpi, Comune, Regione. La memoria è un presidio civile. Quando viene aggredita, reagisce.

Ora si apre il capitolo che molti evitano con elegante imbarazzo. Se un’organizzazione viene riconosciuta neofascista in tribunale, che cosa aspetta la politica a trarne le conseguenze. La Costituzione parla chiaro, la dodicesima disposizione transitoria pure. Basta una sentenza per scegliere da che parte stare.