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14 settembre 2021

Green pass, lavoratori in prima linea

Marco Togna
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

L’estensione del green pass a tutti i lavoratori, il forte aumento della bolletta di luce e gas, la “ripartenza” della scuola avvenuta senza difficoltà, la riforma del fisco messa a punto dal governo: questi i temi che dominano le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali di oggi (martedì 14 settembre). 

“La scuola è ripartita senza intoppi. Giorgetti: green pass a tutti i lavoratori” titola il Corriere della Sera, mentre Repubblica apre con “Salvini finisce all’angolo. Giorgetti apre all’obbligo di green pass per tutti i lavoratori: ‘Governare significa assumersi responsabilità’. Giovedì Palazzo Chigi lo estenderà agli statali e non esclude di coinvolgere anche il settore privato”. 

Sulla Stampa si legge “Fisco, arriva la riforma Draghi. Il premier vuole la legge in Cdm giovedì: Irpef ridotta per i ceti medi. Stangata sulle bollette elettriche: +40%. Green pass, Giorgetti si smarca da Salvini: ‘Estensione per tutti i lavoratori’. Da lunedì terza dose ai fragili”. Tema analogo per il Messaggero: “Lavoro, Green pass per tutti. Statali, un quarto senza vaccino. Giovedì il decreto per Pa, ristoranti e bar. Giorgetti: ma va esteso ancora. Oltre 300 mila dipendenti pubblici non immunizzati, picco negli enti locali”.

Il Giornale lancia “Maxistangata, scossa in bolletta. Cingolani replica al no dei grillini al nucleare: rincari dell’elettricità del 40% al prossimo trimestre. È colpa del costo delle materie prime”. Mentre così Libero: “Transizione economica: bollette +40%, il conto dei verdi. Il ministro Cingolani annuncia la batosta per famiglie e imprese da ottobre. Colpa delle politiche ambientaliste che rischiano di affossare la ripresa”. 

Il Fatto Quotidiano apre con “La stangata. Luce, gas e pasta: +247 euro a famiglia se il governo sta fermo. Caro bollette: Cingolani annuncia aumenti del 40%, colpa di gas e Co2. A luglio Draghi rimediò coi fondi dei parchi, ma ora non sa cosa fare”. Stessa tema anche per il Manifesto: “La bolla del gas. Il ministro della Transizione ecologica Cingolani conferma: le bollette energetiche aumenteranno del 40%. Tutta colpa del prezzo del gas e della Co2 prodotta, aggiunge. Senza spiegare che alla base del boom c’è proprio il ritardo sulle rinnovabili”. 

Infine, il Sole 24 Ore: “Catasto, rispunta il piano di riforma. Al lavoro in vista del Cdm: torna l’idea di revisione dei valori catastali. Sul tavolo l’estensione della fattura elettronica a forfettari e soggetti esenti”. 

Le interviste
La legge delega per la riforma fiscale arriverà a giorni in Consiglio dei ministri, e sarà uno dei temi caldi dell’agenda politica d’autunno. “La Camera la scorsa settimana ha indicato la priorità della riscossione”, spiega la viceministra all’Economia Laura Castelli in un’intervista al Sole 24 Ore: “Il ‘piano straordinario’ deve prevedere un calendario più lungo per la notifica delle cartelle sospese dai provvedimenti emergenziali, una massa di arretrati che non sarebbero gestibili nemmeno dall'amministrazione finanziaria. È l'occasione anche per definire lo stralcio del magazzino della riscossione, archiviando un problema che appesantisce la macchina senza potersi tradurre in incassi reali”. 

Sulle cartelle che non verranno stralciate bensì notificate, la viceministra all’Economia pensa “si debba procedere con una nuova rottamazione per non colpire troppo contribuenti e imprese nell'uscita della crisi”. In questa stessa ottica la manovra “dovrà intervenire sull'aggio, il che significa cartelle più leggere, perché la richiesta di una riforma arrivata dalla Corte costituzionale (sentenza 121/2021) non può rimanere senza risposta”. 

Più in generale, i capitoli principali della delega saranno “la riduzione del carico fiscale sul lavoro, la lotta all'evasione collegata alla digitalizzazione e il riordino del sistema duale. Poi bisognerà incidere sugli autonomi: è vero che fino a 65 mila euro di ricavi c'è il regime agevolato del forfait, ma sopra quella soglia oggi la pressione fiscale è ingiustificata”. È però fondamentale, conclude Castelli, che “le misure siano coordinate con la messa a regime dell'assegno unico per i figli dal 1° gennaio. Perché non stiamo parlando di un nuovo bonus bebè, ma di una misura strutturata che deve intrecciarsi con Irpef, detrazioni e assegni al nucleo”. 

“L’emergenza finirà a metà del 2022”: questo il titolo dell’intervista al presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli pubblicata oggi su Repubblica. I forti rincari delle bollette energetiche, annunciati dal ministro della Transizione ecologica Cingolani, sono dovuti anzitutto “ai nuovi rialzi dei prezzi del gas sui mercati internazionali per l'aumento della domanda in Asia e circostanze imprevedibili come la bonaccia sul Mare del Nord delle ultime settimane, che ha quasi azzerato la produzione di energia eolica nel Nord Europa, a partire dalla Gran Bretagna”. 

Ma quanto costerà tutto questo a imprese e famiglie? “Se non ci saranno interventi compensativi del governo, come avvenuto a fine giugno, si potrà arrivare per le famiglie a una maggior spesa fino a 500 euro, 100 per l'elettricità e 400 per il gas”, spiega Tabarelli, evidenziando però che “le imprese, soprattutto le grandi, dovrebbero essere abituate a queste fluttuazioni di prezzo e aver imparato a tutelarsi con contratti di fornitura a più lungo periodo a prezzi fissi”. La fase di prezzi record “finirà verso la metà del prossimo anno. La situazione in Europa è momentanea, dettata dalla domanda di gas dell'Asia e dai timori per un inverno freddo che costringe tutti a riempire i depositi. A cui si aggiunge qualche problema tecnico dei giacimenti in Russia, primo fornitore della Ue”. 

Gli editoriali
“Lo smart working ha un potenziale straordinario per conciliare aumenti di produttività, capacità di conciliare vita di lavoro e di relazioni di cura, e sostenibilità ambientale”. A dirlo è l’economista Leonardo Becchetti su Avvenire, evidenziando però che servono politiche adatte per affrontare i problemi che si presentano, come “assicurare qualità di connessione a tutto il Paese, favorire la nascita di hub di quartiere che non necessariamente costringono a lavorare a casa, normare i diritti del lavoro nello smart working e in particolare quello alla disconnessione (…) impostare il lavoro sui risultati e non sulla timbratura del cartellino o sull'osservazione formale degli orari di lavora, considerare automaticamente ‘più usuranti’ i lavori nei quali lo smart working non è possibile con conseguenze su orario di lavoro ed età pensionabile”.

A testimoniare che lo smart working aumenti la produttività e il benessere soggettivo c’è il fatto che moltissime aziende del settore privato lo offrono: “Facebook prevede che entro il decennio metà dei dipendenti lavoreranno permanentemente da casa, mentre Benetton ha appena concluso un contratto che rende lo smart working in modalità ibride, assieme a giorni di lavoro in presenza, strutturale”. Becchetti così conclude: “Tra qualche anno le nuove generazioni guarderanno con incredulità (un po' come i ragazzi di oggi guardano un vecchio telefono a muro) ai tempi in cui si usciva tutti alla stessa ora, si restava incolonnati per30-40 minuti nel traffico per recarsi al posto di lavoro. E lo smart working ci renderà più padroni del nostro tempo e capaci di integrare lavoro, cura delle relazioni interpersonali, formazione e tempo libero”. 

“La disoccupazione in un mondo pieno di bisogni”, così titola la riflessione dell’economista Laura Pennacchi sul Manifesto. “Il modello economico ancora dominante, da cui è nata anche la pandemia, non crea spontaneamente occupazione e sviluppo nell'entità e nella qualità che sarebbero auspicabili”, spiega: “C'è bisogno di un rovesciamento di paradigma: non ‘alimentare la crescita sperando che ne scaturisca lavoro’, ma ‘creare lavoro per attivare la crescita, cambiandone al tempo stesso qualità e natura’. Tutto ciò implica la disponibilità da parte dell'operatore pubblico, piuttosto che a ricorrere solo a misure volte a stimolare indirettamente la generazione di lavoro (come incentivi fiscali, decontribuzioni, bonus), ad adottare ‘piani diretti di creazione di occupazione’ mediante un insieme articolato di progetti, facendo di ‘programmazione’ e ‘capacità progettuale’ le vere parole chiave”. 

Pennacchi evidenzia che “ha mostrato la corda l'idea che esista un tasso di disoccupazione ‘naturale’ che può essere ridotto solo mediante l'incremento della flessibilità del mercato del lavoro e la riduzione dei salari. In molti casi — si pensi a tanti ambiti della cura, dei beni culturali, dei beni sociali, del risanamento ambientale — i mercati, semplicemente, non esistono o sono altamente incompleti”. L’economista rileva che “il nodo era ai tempi di Keynes, ed è tutt'oggi, la problematicità del processo di investimento capitalistico e la sua relazione con il lavoro, quella problematicità che lo induceva a denunziare l'atroce anomalia della disoccupazione in un mondo pieno di bisogni”. 

La riflessione odierna, aggiunge la coordinatrice del Forum Economia della Cgil nazionale, va ampliata in modo “da enfatizzare la connessione investimenti/lavoro e intervenire sulla composizione degli investimenti e della produzione relativa, intrecciando la creazione di lavoro con la soluzione dei problemi aperti: i bisogni sociali insoddisfatti vanno soddisfatti, i beni pubblici di cui vi è carenza vanno prodotti, i beni comuni vanno preservati e coltivati”. Questo e non altro, conclude Pennacchi, è il modo “di prendere sul serio il dettato costituzionale restituendo pienamente il loro valore — dopo tanti tentativi di decostituzionalizzazione — alle grandi Costituzioni del secondo dopoguerra”. 

La Cgil
L’apertura di Collettiva è dedicata alla Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati della Cgil, con intervista alla responsabile dell’organizzazione Ivana Galli. 

Da segnalare la “ripartenza” della scuola e la mobilitazione degli studenti, la protesta dei lavoratori della Bnl, la diretta streaming del Premio Pio La Torre, il resoconto del convegno “Quale sviluppo per il futuro della Liguria” (cui ha partecipato il segretario confederale Cgil Emilio Miceli). 

Per la rubrica Buona Memoria, il ricordo dell’ex segretario generale Cgil Agostino Novella, a 47 anni dalla sua morte.

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.