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22 luglio

Tra pandemia e lavoro, il far west delle regole

Roberta Lisi
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

L’assessore alla sicurezza di Voghera che spara ad un cittadino immigrato, la riforma della giustizia senza accordo e Dl Zan rimandato a settembre. Mentre la strage sul lavoro prosegue, ieri altre due vittime e se ne parla poco, i contagi si diffondono e c’è chi vorrebbe decidere da sé come salvarsi nella propria azienda. Oggi si apre a Napoli il G20 sul Clima, sapranno i “potenti" del mondo raccogliere la sfida che la salvezza pianeta impone?

Prime pagine

Doppia titolazione, questa mattina, per Il Sole 24 Ore: Fisco, condono da 2,5 milioni” e Governo e Regioni senza intesa su pass e nuovi parametri”.
Il Corriere della Sera, invece, è netto: “I prof devono vaccinarsi” e tra sommario e occhiello la spiegazione della perentorietà: “Aumentano i contagi e le vittime. Nel Lazio la variante Delta e oltre il 60 per cento. Linea dura dei presidi. Green pass obbligatorio valido con una dose”.
Notizia diversa quella scelta da La Repubblica: “Assessore a mano armata” e la spiegazione: “Esponente leghista uccide un immigrato per strada: Mi Ha spinto, il colpo è partito mentre cadevo. Salvini: è stata legittima difesa, lo dice pure il pm. Letta: vietiamo subito le pistole ai privati cittadini”.
Il Messaggero è il quotidiano della regione con la maggior diffusione di contagi e variante Delta, titola: “Green pass, obbligo da lunedì” e illustra: Oggi il decreto: si ai ristoranti al chiuso con una dose, in palestra e discoteca servirà il richiamo. Vaia (Spallanzani): Il virus corre, immunizzare i giovani per eliminare il rischio vacanze”.
Per La Stampa: “Far West a Voghera, lite sulle armi”. Mentre Il Fatto Quotidiano continua ad attaccare la riforma della giustizia: “La ministra bugiarda”. Per Avvenire la scelta è netta: “I nodi del governo su giustizia e Covid”.
Infine, Il Manifesto: “Colpo in canna”.

Le interviste

Tre i temi al centro delle conversazioni pubblicate dai giornali, da un lato il Covid e la volontà delle aziende di chiedere il green pass per entrare nei luoghi di lavoro, e poi la giustizia e l’ambiente visto che si apre a Napoli il G20 dedicato all’emergenza climatica.

A pag. 7 del Corriere della Sera parla Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, che dice: “Le fabbriche sono comunità. L’obbligo serve per la tutela di tutti”.  Ma nel proseguo della conversazione si notano i distinguo rispetto alla “mail” inviata l’altro giorno dalla direttrice dell’associazione degli industriali. Risponde Carraro alla domanda se il Governo dovrebbe imporre il green pass anche nei luoghi di lavoro: “Si, la troverei una scelta giusta. Si potrebbe valutare anche per alcune aziende e non per altre tenendo conto dei settori e della eventuale possibilità di garantire la sicurezza in altro modo…..Credo che la via maestra su una questione come questa sia l’intervento del Governo con un provvedimento ad hoc”. Rita Querzè domanda ancora. “Nella mail si parla di allontanare senza stipendio i lavoratori senza pass”. La risposta è netta: “Non possiamo allontanare i lavoratori senza green pass perché non avremmo addetti per sostituirli”.

"Non voglio parlare per gli altri, - afferma Brunello Cucinelli a pag. 11 de La Repubblica - ma non si può stravolgere il funzionamento dell'azienda, le competenze e gli stipendi delle persone. Sono inoltre fiducioso che presto il governo interverrà per dirimere la questione. Del resto chi non è vaccinato non potrà viaggiare e andare al ristorante, ma in azienda ci passi 9 ore al giorno, e il rischio a cui esponi che ti sta al fianco è molto più alto".

Sara Bennewits domanda: “Lei è stato tra i primi industriali ad aprire un centro vaccinale nel suo stabilimento di Solomeo insieme all'Asl. Come è andata la campagna nella vostra azienda”?
"Benissimo, risponde l’imprenditore, ma vorrei precisare, che fin da subito abbiamo messo la sicurezza dei nostri dipendenti al primo posto. Da mesi abbiamo tre medici che lavorano per il gruppo e che in qualunque momento, se non stai bene, vengono a casa e fanno il tampone a te e alla tua famiglia. Infatti su 1200 persone, abbiamo registrato solo 27 casi; una bella soddisfazione".

Infine Raffaele Guariniello, il magistrato in pensione che più si è occupato di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. A pag. 2 de Il Fatto Quotidiano, afferma: “Non può essere il datore di lavoro all’ingresso a chiedere il certificato di immunizzazione. Solo il medico è competente, lo prevedono il T.U. sulla sicurezza e la legge sulla privacy”. In sostanza il magistrato afferma che la volontà di garantire maggior sicurezza nei luoghi di lavoro è un lodevole intenzione ma occorre muoversi attraverso le leggi che esistono.

Sul lavoro, a pag. 37 de La Repubblica, interviene la vice ministra dello Sviluppo Economico Alessandra Todde: “Le multinazionali non buttino via i lavoratori. Faremo regole più severe. Non possiamo chiedere alle aziende di lavorare in perdita, ma con Orlando faremo in modo che si comportino in modo più civile”.

Sulla ripresa della pandemia è da leggere l’intervista al Corriere della Sera di Luca Richeldi, direttore di Pneumologia del Gemelli: Siamo poco distanti dai dati di ottobre. Sì, adesso ho paura per chi non è vaccinato”

La Stampa ospita due punti di vista differenti sulla riforma della giustizia Giuliano Pisapia, avvocato ed europarlamentare, che afferma: È l’ultimo treno così in Italia ci sarà una giustizia più equa”. Mentre il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, sostiene: “Con tanti appelli delinquere sarà più conveniente. I processi non verranno il alcun modo velocizzati, non si pone un argine alle impugnazioni”.

Infine il futuro del pianeta. Il direttore de La Repubblica, Maurizio Molinari, intervista l’inviato speciale Usa sul Clima John Kerry: “Difendendo l'ambiente abbiamo la possibilità reale di migliorare la vita delle persone e siamo alla vigilia del maggior cambiamento dalla rivoluzione industriale". … "La mia impressione è che i singoli Paesi vogliono fare meglio nella protezione dell'ambiente e vogliono riuscirci adesso"….. “ i vostri ministri, come Cingolani, stanno facendo un grande lavoro, sono molto competenti. Ho incontrato il premier Draghi ed è stato molto chiaro con me nel descrivere le ambizioni dell'Italia: non solo per accompagnare Cop26 al successo ma anche per indicare la strada verso il futuro. La co-presidenza di Italia e Gran Bretagna per la Cop26 ci fa ben sperare".

L'Unione Europea si è impegnata a non emettere emissioni entro il 2050, riducendo i gas nocivi almeno del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990. È un obiettivo realistico o rischia di affossare le nostre economie? Domanda Molinari, e la risposta di Kerry è netta: "È un obiettivo realistico, raggiungibile e positivo per l'economia. Siamo di fronte alla possibilità della più grande trasformazione dalla rivoluzione industriale. Saranno creati milioni di posti di lavoro. Non c'è alcun dubbio su questo. Ad esempio, in America dobbiamo creare una rete elettrica nazionale - che non abbiamo - e ciò significa lavori, elettricisti, idraulici, esperti di cavi, edili, tecnici di mezzi pesanti. Abbiamo di fronte la necessità di realizzare costruzioni imponenti ed altri Paesi si trovano in situazioni analoghe. E non è tutto perché dobbiamo sviluppare nuove tecnologie: idrogeno verde, impianti di elettrolisi che più saranno efficienti meno costeranno. L'idrogeno non crea emissioni, se non viene prodotto con carburanti fossili, e questo significa che possiamo arrivare all'idrogeno pulito. Certo, c'è anche l'idrogeno blu che può essere realizzato con il gas ma noi vogliamo ridurre tutte le emissioni. Possiamo farcela? Si. È chiaro come ci arriveremo? No. Dobbiamo avere maggiori ambizioni. Ed è per questo che ci vedremo a Glasgow, in novembre, alla Cop26 dell'Onu".

E ancora, interroga il direttore del quotidiano romano: “L'Ue vuole introdurre una tassa sull'import di prodotti realizzati creando emissioni nocive. È una sorta di tassa ambientale. Quale è la posizione Usa?”
"Il presidente Biden ha chiesto a me ed al mio team di valutare questa possibile tassa Ue. Non abbiamo idea di quali effetti avrebbe sulla catena di produzione, se potrebbe avere conseguenze negative su commercio e lavoro. Dovremo valutare tutto con attenzione. Ma l'idea che un Paese possa esportare prodotti a basso costo perché non rispetta le norme sulla difesa dell'ambiente non è accettabile. Ci sono Paesi che devono rispondere di tali comportamenti. È giusto. Ci possono essere strade diverse per arrivarci ma l'idea di fondo è condivisibile". È la risposta dell’inviato Usa.

Il Corriere della Sera sceglie di guardare all’Europa e si rivolge al vice presidente della Commissione Ue Frans Timmermans che afferma: “Ambiente e ripresa vanno insieme. Non far niente costa più che agire” e aggiunge: “L’Ue ha dimostrato con piani concreti che possiamo fare progetti che ci aiutino ad arrivare alla neutralità climatica entro il 2050 e ridurre le emissioni al 55% entro il 2030. È possibile raggiungere questi obiettivi e nello stesso tempo far crescere l’economia. Questo è il nostro messaggio principale: non c’è contraddizione tra lotta al cambiamento climatico e la ripresa economica”.

Editoriali e commenti

Il Messaggero, pag. 23, ospita una lettera del segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra: “Le vicende emblematiche della Whirlpool a Napoli, della Giannetti Ruote a Monza, della Gkn a Firenze e della Timken a Brescia rappresentano la cartina di tornasole di un sistema economico e produttivo in crisi di identità, dove spesso prevale solo la solo la logica del profitto e della speculazione finanziaria, senza alcun rispetto per le persone e complessivamente del nostro Paese. Ecco perché noi pensiamo che arrivato davvero il momento di affrontare seriamente il tema di una nuova politica industriale, anche in una logica comunitaria, cambiando in meglio il sistema economico, con regole omogenee, tutele e garanzie per l’occupazione, vincoli e sanzioni pesanti per chi non rispetta gli accordi e non con questa deleteria concorrenza fiscale e del costo del lavoro che si scarica solo sulle persone più deboli…….Come richiama giustamente papa Francesco: il lavoro e la sostenibilità ambientale devono camminare insieme se vogliamo evitare l’aumento delle diseguaglianze sociali, la povertà, la solitudine delle persone. La partecipazione è lo strumento per affrontare questa sfida globale, per prevenire e comporre anche il conflitto sociale”….

“Strano” il punto di vista di Marcello Sorgi su La Stampa, sostiene che Maurizio Landini, affermando che a decidere di sospendere lo stipendio a quei lavoratori che non avessero il green pass non possono essere gli imprenditori, ma che è necessario che il Governo, insieme alle parti sociali, definisca regole e procedure per il lavoro il sicurezza, sia al fianco delle posizioni no vax di Salvini e Meloni.

Molto più interessante, invece, lo scritto di Carlo Cottarelli su La Repubblica: “Una mail interna non rappresenta certo la posizione ufficiale di un'organizzazione come Confindustria. Però l'idea di richiedere il Green Pass per andare al lavoro, pena la sospensione del lavoratore, contenuta in una mail della direttrice generale dell'associazione imprenditoriale ha comunque attirato molta attenzione. La proposta è stata prontamente rimandata al mittente dai rappresentanti sindacali, compreso Maurizio Landini. La proposta, al di là della sua validità specifica, stimola però due riflessioni. La prima è relativa al vigore con cui si debbano condurre eventuali pressioni per indurre tutti i cittadini italiani a vaccinarsi al più presto. La seconda relativa al problema della sicurezza sul posto di lavoro”.
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Negli Stati Uniti alcune imprese hanno effettivamente proibito l'accesso ai luoghi di lavoro ai non vaccinati. Sarebbe possibile in Italia? Sembrerebbe proprio di sì. Anzi, come ha sostenuto Pietro Ichino, l'articolo 2087 del codice civile comporta l'obbligo per gli imprenditori di tutelare l'integrità fisica dei lavoratori e chi va al lavoro senza essere vaccinato, e quindi con una maggiore probabilità di aver contratto il Covid, corre il rischio di contagiare altri. Ciò detto sarebbe eventualmente più appropriato se un provvedimento di sospensione dei lavoratori non vaccinati fosse preso dallo Stato, definendo in modo preciso quali situazioni di lavoro comportano rischi tale da rendere necessaria la sospensione.
Un ultimo commento. La questione dei vaccini per ridurre i rischi sul posto di lavoro richiama un tema ben più ampio e fondamentale, che non posso non menzionare, quello della tutela della sicurezza sul lavoro. La relazione del presidente dell'Inail Bettoni presentata pochi giorni fa in Parlamento conferma che un intervento, certamente in termini di controlli e forse anche di legislazione resta necessario in quest'area. I morti sul lavoro nei primi 5 mesi di quest'anno sono risultati in crescita dell'11 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Più in generale la mortalità sul lavoro in Italia è più alta della media dell'Europa occidentale (nel quinquennio 2015-19 è stata di 2,2 morti all'anno ogni 100.000 lavoratori contro una media di 1,75 al di là delle Alpi). Ed è due volte e mezzo quella della Germania e oltre quattro volte superiore a quella dell'Olanda, il Paese con meno infortuni sul lavoro. C'è chi imputa le morti sul lavoro alla "logica del profitto" che predomina nelle economie capitaliste. Forse le imprese tedesche e olandesi non seguono una logica del profitto? La cosa importante, che manca spesso ancora in Italia, è che quella logica del profitto sia esercitata entro regole chiare, semplici e rispettate da tutti”.

Degna di nota e di lettura la riflessione del professor Salvatore Settis, pag 7 de La Stampa, sui rischi che sta correndo l’Università italiana “mortificata da burocrazia e aziendalismo”.

Lavoro economia e sindacato

I quotidiani nazionali non ne parlano, ieri altri due morti sul lavoro, in Toscana e in Veneto, la strage non si ferma e quando si parla di sicurezza sul lavoro occorrerebbe partire da qui. Su Collettiva.it è possibile conoscere l’accaduto: Due morti sul lavoro oggi. In Toscana e in Veneto dove la vittima aveva 22 anni

E sempre su Collettiva.it si trova la decisione dei sindacati di scioperare per il diritto alla sicurezza: Cgil Cisl e Uil Veneto: fermiamo la strage nei luoghi di lavoro

Altra notizia che non si trova altrove, oltre che su Collettiva.it, è quella di una intimidazione rivolta dal’ex Ilva di Genova ai lavoratori e alle lavoratrici in sciopero: Lettera di messa in libertà perché hanno scioperato

Una notizia positiva arriva dalla ex Embraco ne scrivono, tra gli altri, Avvenire, Il Manifesto e il Corriere della Sera: “Altre sei settimane di cassa integrazione. Ma soprattutto revoca dei licenziamenti per i 391 lavoratori della Embraco che da domani avrebbero perso il lavoro e invece riceveranno la lettera di revoca del licenziamento. È il frutto dell’accordo raggiunto tra ministeri del Lavoro e Sviluppo Economico, Regione Piemonte, Curatela fallimentare e sindacati con l’ok del giudice alla prolunga della Cig straordinaria per cessata attività. “Un percorso ad ostali – ha commentato l’assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino - , ma con responsabilità comune si è riusciti nell’intento di tutelare quanto più possibile i lavoratori e le 391 famiglie possono tirare un sospiro di sollievo’: Ora – sottolineano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm – ‘Il Governo è chiamato a dare risposta concreta alle famiglie dei lavoratori: questa non è la fine della storia, semmai un nuovo inizio, si entri subito nella definizione fi uno o più soggetti industriali per ridare dignità del lavoro di tutti i lavoratori che stanno soffrendo da troppi anni”.  

Torniamo alla questione green pass per accedere in azienda, ne parla Mario Pierro su Il Manifesto: “Usare il Green Pass per stare sul luogo di lavoro. Al datore di lavoro andrebbe conferito il potere di non permettere al lavoratore di entrare in azienda, prevedendo anche la possibilità di una sospensione dello stipendio in caso di allontanamento fino a quando non accetterà di vaccinarsi contro il Covid. «L’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro».
La proposta è contenuta in una mail scritta dalla direttrice generale di Confindustria Francesca Mariotti ai direttori dell’organizzazione di Viale dell’Astronomia. «Nonostante la campagna vaccinale abbia registrato un buon andamento numerose imprese associate hanno segnalato la presenza di percentuali consistenti di lavoratori che scelgono liberamente di non sottoporsi alla vaccinazione, esponendo di fatto a un maggior rischio di contrarre il virus se stessi e la pluralità di soggetti con cui entrano in contatto condividendo in maniera continuativa gli ambienti di lavoro».

Il testo è stato reso pubblico da Il Tempo, Confindustria sostiene che la sua posizione non è quella di rendere obbligatorie le vaccinazioni per i lavoratori. Ma sono bastate poche righe per surriscaldare il dibattito sul controllo e la libertà al tempo della pandemia, oltre che sull’impossibilità di imporre obblighi contro la costituzione, che già divide la maggioranza e confonde il governo. I sindacati sono insorti. «Spero che sia il caldo – ha detto Maurizio Landini, segretario della Cgil – In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento. Non sono le aziende che devono stabilire chi entra e chi esce. Una scelta di questo tipo la può compiere solo il governo. Confindustria, piuttosto, si preoccupi di far rispettare gli accordi contro i licenziamenti».

La Fiom ha considerato «vergognosa» l’ipotesi avanzata dal direttore generale di Confindustria, Francesca Mariotti. «Non considera i lavoratori cittadini» ma solo fattori della produzione». Lo ha sostenuto la segretaria generale dei metalmeccanici della Cgil Francesca Re David. Tra marzo e aprile dell’anno scorso, nei primi giorni del lockdown, i sindacati hanno «dovuto scioperare» perché le aziende riorganizzassero i luoghi di lavoro per lavorare in sicurezza.

L’intenzione di Confindustria ora sarebbe quella di aggiornare il protocollo sulla sicurezza. Il fuoco di fila dei sindacati contro l’ipotesi di un Green pass per i lavoratori potrebbe spiegarsi anche come un altolà all’organizzazione diretta da Carlo Bonomi: se ad aprile 2020 sono stati necessari alcuni scioperi per portare Confindustria a trattare sul protocollo, ora è necessario concertare eventuali modifiche alla luce di quanto farà il governo, sempre che siano risolvibili i problemi legati alla privacy dei lavoratori e non solo loro. Resta comunque in campo il problema più grande, da tutti trascurato: quello politico del consenso e della solidarietà, accantonato dai toni minacciosi e punitivi spesso adottati quando si parla di «caccia ai non vaccinati».

Questa possibilità è contemplata anche nei testi sottoscritti dai sindacati e confindustria. «Il ruolo delle parti sociali è quello di favorire in maniera responsabile la vaccinazione in tutti i luoghi di lavoro e nelle aziende che si sono rese disponibili a costituire hub vaccinali aggiuntivi a quelli della sanità pubblica, come avevamo sottoscritto il 6 aprile scorso insieme alla Confindustria ed alle altre associazioni imprenditoriali per tutelare la salute collettiva e quella dei lavoratori» ha sostenuto ieri la Cisl. Il motivo della reazione veemente da parte dei sindacati si spiega così: il green pass non rientra nel perimetro del protocollo e in ogni caso è una modalità discriminatoria di controllo che non può essere imposta con una circolare alle aziende. «Se le regole andavano bene ad aprile scorso, vanno bene anche oggi, senza intenti vessatori» ha sostenuto il segretario generale della Cgil Puglia Pino Gesmundo.

Ovviamente la questione del ritorno dei contagi non riguarda solo i luoghi di lavoro. Che fare per l’accesso ai locali pubblici? E l’avvio dell’anno scolastico? E ancora, trasporti locali e a lungo raggio?
Green Pass in tre mosse. Il primo in vigore ad agosto, necessario per gli eventi pubblici (probabilmente pure per ristoranti e bar al chiuso) e valido anche solo con una dose. Il secondo, dal primo settembre, per le stesse attività, ma con due dosi. Il terzo, a metà settembre, ancora più restrittivo e in vigore per tutti i trasporti, anche quelli pubblici essenziali. Inoltre, non basterà più solo l'incidenza per determinare i colori delle Regioni, ma andranno valutati i ricoveri. Infine, il governo sarebbe pronto ad estendere lo stato di emergenza, che scade il 31 luglio, non più fino al 31 ottobre, ma addirittura fino a fine anno”. Lo scrivono Miche Bocci e Tommaso Ciriaco su La Repubblica anticipando il decreto che il governo dovrebbe varare oggi.

Infine il fisco, lo dicevamo Il Sole 24 Ore dedica l’apertura del giornale al Decreto che fissa regole e calendario per lo stralcio delle cartelle fino a 5 mila euro ci i ruoli da recuperare dal 2000 al 2010. Sanatoria riservata a chi ha redditi fino a 30 mila euro.

Anche Collettiva.it dedica l’apertura al fisco, ma non a condoni e sanatorie ma alla riforma che dovrà essere presentata entro il mese dal Governo

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Tasse, servono progressività ed equità di Cristian Perniciano

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Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’Agenda di Collettiva.