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La critica

Tasse, servono progressività ed equità

Primi risultati per i sindacati: giù le tasse sul lavoro
Foto: Palazzo Chigi (foto di Marco Merlini)
Cristian Perniciano
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I rilievi del sindacato al Documento prodotto dal Parlamento, e che servirà al governo per definire la Legge delega di riforma fiscale

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Le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno rilasciato il loro documento di sintesi, una Relazione che ha il pregio di essere una sintesi tra le variegate posizioni dell’attuale maggioranza in tema di fisco. Il fisco è la leva più importante dell’azione pubblica, pensare a un modello di politica delle entrate significa esprimere nella maniera più definita l’idea di società in seno a ogni sensibilità politica. Significa, infatti, rappresentare quale idea si abbia in merito alla suddivisione tra i diversi cittadini/contribuenti dell’onere di fornire quelle risorse che sono necessarie per porre in essere i programmi politici.

Ed è proprio se interpretiamo le politiche fiscali con le finalità appena descritte che si trova il più grande limite della Relazione delle Commissioni. Essa, infatti, non si assume alcuna responsabilità di riorganizzare il peso del fisco, elencando alcuni provvedimenti a costo (quasi) zero, prevedendo benefici anche sostanziosi per qualcuno, ed evitando in questo modo di ventilare incrementi di imposta, per nessuna categoria.

Questa impostazione, tuttavia, può essere fattibile solo in due casi. Incrementando un debito pubblico già provato dalla crisi Covid o prevedendo una proporzionale riduzione della spesa, proprio dopo che la crisi Covid ci ha invece dimostrato l’importanza della rete pubblica dei servizi (innanzitutto sanità e istruzione).

È in questa cornice che vanno lette le critiche mosse dal sindacato, unitariamente. A seguito della pubblicazione della Relazione, infatti, Cgil, Cisl e Uil hanno prodotto un documento che, a partire dalla Piattaforma unitaria del settembre 2020, ha mosso delle critiche precise al lavoro delle Commissioni. Ricordiamo che proprio la piattaforma unitaria era stata la base dell’audizione delle confederazioni presso le Commissioni. Ebbene, di quella piattaforma, e quindi delle istanze presentate dalle rappresentanze dei lavoratori e dei pensionati, non è stato preso praticamente nulla.

Sono tre i principali limiti individuati dai sindacati confederali, oltre all’impostazione di fondo che sembra delineare le tasse e il fisco in generale come una sventura che sarebbe meglio ridurre al minimo:

  1. Non si tratta minimamente di equità orizzontale (ovvero di far pagare le stesse imposte a chi ha lo stesso ammontare di reddito complessivo). Non vi è traccia di quell’allargamento della base imponibile Irpef che avrebbe fatto assoggettare a un prelievo progressivo una quantità di redditi maggiore. Ricordiamo che oggi l’Irpef è pagata per oltre il 90 per cento da dipendenti e pensionati, il che significa che solo a essi si applica un prelievo crescente al crescere del reddito. Sono invece molti i redditi tassati con aliquote fisse, dai forfetari sul lavoro autonomo alle cedolari sugli affitti, alle rendite finanziarie. Non prevedere il rientro in Irpef di (almeno alcuni di) questi redditi significa non voler affrontare il nodo principale che rende iniquo il prelievo fiscale.

La stessa impostazione dichiarata dalla Relazione, ovvero una imposta duale, cioè un sistema impositivo che dovrebbe tassare tutti i redditi da lavoro in progressività e tutti i redditi diversi alla stessa aliquota fissa, è smentita dalla Relazione stessa.

 

  1. Non si affronta il tema delle diseguaglianze di ricchezza e patrimonio. Nulla si dice in relazione alla riorganizzazione delle imposte patrimoniali già esistenti, diffuse e non progressive, nulla sulle successioni e sulle donazioni che rinforzano le posizioni dominanti nello scorrere delle generazioni. Una riforma complessiva non può limitarsi alle imposte dirette, ma deve coinvolgere anche le indirette (per le quali si chiede semplicemente una riduzione dell’aliquota massima Iva), le accise e, appunto, i patrimoni ed i loro trasferimenti.
     
  2.  Nulla in merito all’equità verticale (ovvero al principio secondo il quale chi ha di più deve pagare di più), anche all’interno dell’Irpef. La Relazione fa cenno più volte alla riduzione delle imposte, obiettivo già di per sé non condivisibile, ma che può avere senso se indirizzato solo ad alcune classi di contribuenti. Cgil, Cisl e Uil credono che sia giunta l’ora di incrementare le imposte per i redditi più elevati, come peraltro sostenuto da pensatori come Piketty, Saez e Zucman. Il nostro attuale sistema differenzia troppo poco tra redditi medio alti, alti e altissimi, se pensiamo che applica la marginale del 43 per cento a un reddito di 80mila euro annui come a un reddito di 300mila euro, come a un reddito di 10 milioni di euro.

 Il percorso della riforma si articolerà in una legge delega che sarà presentata dal governo entro la fine di luglio e che dovrà essere approvata dal Parlamento, credibilmente entro il 2021. Poi sarà convocata una Commissione di esperti che dovrà lavorare per definire le linee che dovranno essere seguite dal governo per i decreti delegati. C’è quindi ancora del tempo, anche se le scadenze sono ravvicinate, e la riforma del fisco non è stata ancora scritta. Sarà importante che il sindacato continui a premere perché essa sia una riforma complessiva, una vera riforma, e risponda alle esigenze di milioni di lavoratori e pensionati. Poche leggi infatti hanno effetti così diffusi, pervasivi e permanenti sulle condizioni di vita delle persone.

Cristian Perniciano è responsabile politiche fiscali, economia e finanza pubblica dell’area politiche per lo sviluppo della Cgil

Le Osservazioni di Cgil Cisl e Uil alla Relazione delle Commissioni Finanza di Camera e Senato.