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16 luglio

Green pass, il piano del governo

Marco Togna
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Il piano del governo per il “green pass”, le alluvioni che hanno devastato Germania e Belgio, il “decollo” in ottobre della nuova Alitalia, il percorso parlamentare del ddl Zan, il via libera della Camera al rifinanziamento delle missioni militari all’estero, la riforma della giustizia messa a punto dalla ministra Cartabia: questi i temi che dominano le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali di oggi (venerdì 16 luglio).

“Un decreto per il green pass. Piano del governo: entro fine luglio obbligo di doppia dose o tampone per discoteche, eventi, trasporti. Scuola, tutti gli studenti in classe a settembre. Ipotesi lasciapassare per i prof” titola il Corriere della Sera, mentre Repubblica apre con “La strage del clima. Ondata di maltempo devasta Germania e Belgio: almeno 67 morti e centinaia di dispersi per le alluvioni. Merkel sotto shock: è una catastrofe. Gli esperti: eventi estremi causati dal riscaldamento globale. Green Deal europeo, tutti contro tutti sulla rivoluzione energetica”.

Sulla Stampa si legge “Orlando: multe più severe alle multinazionali in fuga. Intervista al ministro del Lavoro: sui licenziamenti difficile tornare indietro. Il Cdm vara lo scudo: 13 settimane di cig per l’ex Ilva e sei mesi all’Embraco”. Tema diverso per il Messaggero: “Alitalia cambia nome e riparte. Via libera Ue: Ita decolla a ottobre con 52 aerei. Low cost all’assalto degli slot di Linate. Emergenza lavoro, decreto per Tfr e cig alle imprese in crisi con più di mille dipendenti”. Anche il Sole 24 Ore apre sulla compagnia aerea: “La nuova Alitalia parte più leggera. Nell’accordo con Bruxelles 2.800 assunti il primo anno e 52 velivoli come flotta. Messi in gara i servizi a terra e il marchio. I sindacati: inaccettabile”.

Il Giornale lancia “Pd nel caos: ora Letta prepara la ritirata sul ddl Zan. All’appello mancano troppi voti: per i democratici è meglio evitare un flop prima delle amministrative”. Mentre così Libero: “Luna di miele finita, avvoltoi in volo su Draghi. M5S e Pd preparano l’agguato: Letta è già stufo del premier, voleva controllarlo ma ha fallito. Conte vede Grillo: pace fatta. L’avvocato assalterà Supermario”.

“Omissione all’estero” titola il Manifesto: “L’Italia continuerà a finanziare la Guardia costiera libica. La Camera dà il via libera alla missione per il supporto delle milizie di Tripoli. Le ong contro il Pd: delegare i respingimenti alla Ue non risolve il problema. Amnesty: diritti umani violati anche nella nuova Libia”. Il Fatto Quotidiano apre con “Cartabia libera tutti fino a 6 anni di pena. Carcere abolito, vogliono ancor più misure alternative. Il salvaladri-bis: processi nulli con la ‘messa in prova’ per le condanne anche gravissime. Palermo, la Corte d’appello: impunità garantita”.

Le interviste
“Lavoro e sviluppo per la Sardegna”: questo il titolo dell’intervista al segretario generale della Cgil Maurizio Landini, pubblicata oggi sull’Unione Sarda in occasione della visita del leader sindacale ad Arborea (Oristano) per l’elezione del nuovo segretario della Cgil Sardegna. “La scelta di Piddiu – dice Landini – è una scelta giovane che continua e completa il lavoro di Carrus (ndr. segretario uscente), confrontandosi e se il caso scontrandosi sui problemi veri, reali, che qui in Sardegna si chiamano trasporti, energia, ambiente, turismo, infrastrutture, scuola, sanità. Mi sono fermato ai temi più importanti (…) all'interno di una parola che li contiene tutti: lavoro, che in Sardegna, come nel Meridione, ha raggiunti livelli bassi e assolutamente insostenibili”.

Landini sottolinea che la Cgil ha “avanzato proposte e lottato per realizzarle. Ripetiamo anche oggi quello che diciamo da tempo: vogliamo un progetto chiaro, preciso e efficace di sviluppo per la Sardegna e l'Italia. Senza questo non si va da nessuna parte”. Il segretario rimarca anche che la Cgil è “il sindacato che conta la maggioranza degli iscritti tra i lavoratori attivi e che si apre e allarga alle nuove generazioni. Siamo sempre stati, e sempre lo saremo, in prima linea per combattere il lavoro sottopagato, delle frammentazioni, dei sub-appalti, dalla precarietà, dell’insicurezza nei cantieri, nelle fabbriche e nei campi, degli appalti al maggior ribasso, del lavoro nero. Pretendiamo un nuovo statuto dei lavoratori che tuteli il lavoro in tutte le sue forme”.

Il segretario generale della Cgil, in conclusione, evidenzia che la battaglia del sindacato non è solo “per il lavoro, ma per il lavoro sicuro: basta col precariato a vita qui in Sardegna”. E ricorda che “c’è anche altro da fare, per esempio sul fisco: una seria riforma che riduca la pressione e consenta alle famiglie una tranquillità economica e meno precaria. È un altro passaggio obbligato di quel modello di sviluppo che da tempo chiediamo. Il post pandemia richiede coraggio e fantasia per attuare strategie vincenti. Il sindacato c'è e ci sarà”.

“Sullo sblocco dei licenziamenti è difficile tornare indietro, semmai bisognerà fare attenzione a quello che succederà a ottobre e arrivarci pronti avendo già definito i nuovi ammortizzatori sociali anche per le piccole imprese”. Così il ministro del Lavoro Andrea Orlando, in un’intervista pubblicata oggi sulla Stampa: “Ci troviamo in una fase in cui emergono situazioni di crisi che la cassa Covid finora aveva tenuto coperte, ma che non necessariamente sono legate agli effetti del Covid (…) Se dobbiamo guardare i numeri macro, vediamo che l'andamento generale al momento non è molto dissimile da quello che ha preceduto la pandemia. Non c'è un effetto sblocco dei licenziamenti che si produce sui grandi numeri, ma ogni singola vertenza ha la sua importanza e drammaticità (…) che non può essere affrontata con strumenti di carattere generale ma con strumenti mirati e specifici, che consentano di agevolare i processi di reindustrializzazione”.

Per frenare la fuga delle multinazionali vanno cercate soluzioni “sia a livello nazionale sia livello europeo. Da un lato è importante limitare con un salario minimo europeo il dumping salariale che alcuni paesi dell'Unione Europea applicano, dall'altro bisogna utilizzare (…) il Recovery plan per responsabilizzare di più le imprese e legarle con più forza al Paese nel quale operano e dal quale ricevono sussidi”. Il ministro evidenzia che i due casi più eclatanti, Gianetti Ruote e Gkn, operano nell'automotive: “Bisogna attivare subito un tavolo di confronto su questa filiera, perché è evidente che la transizione ecologica non lascerà tutto invariato. Produrrà una serie di effetti che vanno affrontati per tempo e non soltanto col meccanismo ex post degli ammortizzatori sociali. Abbiamo bisogno di (…) costruire politiche industriali in grado di contenere i danni e accompagnare le trasformazioni”.

Il ministro del Lavoro commenta anche le misure portate ieri (giovedì 16 luglio) in Consiglio dei ministri per Embraco ed ex Ilva. “Per Embraco – spiega Orlando – si tratta di non abbandonare la speranza di produrre un processo di reindustrializzazione (…) si è deciso di consentire al curatore fallimentare di accedere con più facilità e meno oneri alla cassa per cessazione in modo di avere una ulteriore finestra”. All’ex Ilva sono state concesse le 13 settimane di cassa integrazione già previste dal precedente decreto: “Questo però deve essere un tempo nel quale il soggetto pubblico deve completare il percorso di riassetto della governance, mentre l'amministratore delegato deve ritarare la richiesta degli ammortizzatori sociali, in relazione alla realizzazione del piano industriale, richiesta che a nostro avviso è certamente incongrua”.

Gli editoriali
“I risultati dei test lnvalsi spazzano via ogni narrazione consolatoria sulla ‘tenuta della scuola’ durante la pandemia, sull'efficacia della dad e sulle scorciatoie inventate per non prendere atto della perdita di apprendimenti maturati in questi due anni di scuola a singhiozzo”. Inizia così il commento della sociologa Chiara Saraceno, pubblicato oggi sulla Stampa: “Tutti promossi ed esami facili, senza preoccuparsi, e senza mettere in atto strategie serie per contrastarle, delle voragini conoscitive e prima ancora del venir meno dell'interesse e della fiducia. Accanto alla dispersione esplicita si è allargata così anche l'area della dispersione implicita, fatta da chi continua a rimanere a scuola, ma apprende poco o nulla”.

Non è tutta colpa della Dad, spiega Saraceno: “Questa non ha fatto altro che esplicitare e rafforzare i problemi di una scuola troppo spesso incapace di coltivare l'interesse delle bambine/i e adolescenti e di contrastare le disuguaglianze nelle risorse e nei contesti familiari e sociali a motivo di una didattica ingessata, che nella dad si è spesso tradotta in una trasposizione online delle lezioni frontali”. Una scuola in cui negli anni “si sono succedute riforme che poco o nulla hanno riguardato i contesti, le modalità, le risorse umane e materiali necessarie per favorire i processi di apprendimento, in cui gli studenti non hanno mai avuto centralità negli obiettivi di volta involta individuati”.

Saraceno parla dunque di “disastro antropologico”, dicendosi preoccupata del fatto che “nulla sia pensato e programmato per contrastarlo in modo sistematico (salvo l'evocazione del ritorno delle bocciature e la promessa di qualche corso di recupero). Così come sconcerta che a metà luglio si sia ancora incerti su se e come riprenderà la scuola in presenza a settembre e con quale organico”. Saraceno così conclude: “Nessuno ha la bacchetta magica, ma i processi vanno messi in moto tempestivamente e con sistematicità. Evocarli non basta. Non basta neppure erogare fondi a pioggia, come è stato fatto questa estate, senza un disegno organico e un sistema di priorità”.

“L'arduo compito di far ripartire il lavoro dopo la forte scossa della pandemia”: questo il titolo della riflessione del presidente dell'Inapp Sebastiano Fadda, pubblicata oggi su Milano Finanza, che prende le mosse dal Rapporto dell’Istituto presentato nei giorni scorsi al Parlamento. “I dati mostrano una fragilità della situazione occupazionale determinata dall'alto (e crescente) numero di contratti a tempo determinato e di forme lavorative scarsamente tutelate”, spiega l’economista: “Questa forma di flessibilità ‘spuria’ danneggia l'accumulazione di capitale umano ‘on the job’ e ostacola anche la crescita della produttività del lavoro. Un'autentica flessibilità deve essere conseguita attraverso una politica di adeguamento delle competenze e un serio sostegno al reddito nei periodi di transizione occupazionale”.

Fadda rileva che “la bassa dinamica salariale (…) si accompagna alla diffusione di lavori sottopagati (il caso dei working poor) e costituisce una determinante fondamentale della diseguaglianza nella distribuzione del reddito, la quale costituisce a sua volta un aspetto del più grande problema della diseguaglianza (educativa, territoriale, di genere) che mina la coesione sociale, e anche la crescita economica”. Anche sul piano dell'inclusione e della coesione sociale “si rende necessario un adeguamento delle politiche sociali nel territorio, come pure un potenziamento dei servizi sociali e una riduzione del forzato carattere ‘familiare’ del welfare italiano, anche con l'aiuto del terzo settore”.

L’ultima questione è l'efficacia delle politiche pubbliche, che è in larga misura “condizionata dalla qualità della pubblica amministrazione. In essa si combinano aspetti relativi alle dinamiche interne delle relazioni di lavoro con aspetti relativi alla capacità di svolgere funzioni vitali nella gestione delle politiche e nelle relazioni con i cittadini”. Il problema della cosiddetta ‘capacity building’, conclude il presidente Inapp, si estende “dalla formazione di competenze adeguate sul piano manageriale alla riorganizzazione dei processi e dei percorsi burocratici utilizzando tutte le possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali”.

La Cgil
L’apertura di Collettiva è dedicata al tema dei licenziamenti: la sollecitazione della Cgil (espressa dal segretario generale Maurizio Landini e dal segretario confederale Emilio Miceli) al governo a intervenire nei confronti delle multinazionali, l'analisi dell' Osservatorio Futura per conto della Cgil sui dati relativi alle crisi dopo la pandemia, le proposte della Fiom Cgil per il settore dell’automotive.

Da non perdere le proteste (anche in video) dei lavoratori Whirlpool di Napoli per la chiusura dello stabilimento; la dura presa di posizione dei sindacati contro il piano industriale della newco di Alitalia; le dirette streaming di Digitalizzazione e front office. Come cambia l’organizzazione del lavoro, Diritti in movimento. Il sindacato di strada tra Italia e Africa e Un Digitale De-Genere; la mobilitazione per le vertenze della Gianetti Ruote e della Manifattura Riese; il commento della Cgil nazionale al piano “Fit For 55” varato dalla Commissione europea; una riflessione sulla proposta di Regolamento europeo per le criptovalute.

Per la rubrica Buona Memoria, l’impegno di Teresa Noce per l’approvazione delle leggi sulla parità salariale e la tutela della maternità.

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.