La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

Una mattina ci siamo svegliati e l’Italia era libera. Era il 25 aprile del 1945. Il fascismo cadeva, l’occupazione nazista finiva e dalle città del Nord partiva la liberazione del Paese. Ma quella libertà non arrivò da sola. Fu conquistata dalla Resistenza: partigiane e partigiani, donne e uomini che scelsero di opporsi alla dittatura e di immaginare un’Italia diversa. Ottantuno anni dopo, il 25 aprile resta molto più di una data sul calendario. È il momento in cui ricordiamo che la nostra democrazia nasce dall’antifascismo, vive nella Costituzione e continua a interrogare anche il presente. Perché in un contesto internazionale segnato da nuovi nazionalismi e diritti messi in discussione, quei valori restano un punto di riferimento. E proprio guardando al mondo, arrivano segnali che raccontano quanto questi temi siano oggi più attuali che mai.

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Il rapporto Amnesty sui diritti umani 

“Il mondo è sull’orlo di una nuova e pericolosa era”. È la sintesi del Rapporto 2026 di Amnesty International sullo stato dei diritti umani nel mondo, presentato all’Università Roma Tre. Secondo Amnesty, negli ultimi anni si è intensificato l’attacco al diritto internazionale, al multilateralismo e alla società civile. Il rapporto analizza la situazione in 144 Paesi e parla di governi e potenze che stanno indebolendo regole e istituzioni globali. Ma accanto a questo scenario emerge anche la reazione della società civile: movimenti, associazioni e cittadini che continuano a mobilitarsi per difendere libertà e diritti.

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Allarme chimica 

E se i diritti umani sono sempre più sotto pressione, anche le scelte economiche e industriali incidono direttamente sulle persone. La Cgil e la Filctem hanno chiesto al governo una posizione chiara sul futuro della chimica di base in Italia. In una lettera al ministro delle Imprese Adolfo Urso, i segretari Maurizio Landini e Marco Falcinelli parlano di scelte ambigue che rischiano di indebolire un settore strategico. Al centro della critica c’è il protocollo firmato con Eni che apre alla dismissione di alcune produzioni chimiche nel Paese. Secondo il sindacato, senza una strategia industriale chiara l’Italia rischia di perdere capacità produttiva e occupazione: una filiera che coinvolge decine di migliaia di lavoratori tra occupazione diretta e indotto.

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Landini-Orsini: Trasformiamo l’industria, investiamo sul lavoro

Un tema che è stato al centro dell’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’industria della Cgil. Dedicata al ruolo del lavoro, per nuove e sostenibili politiche industriali. L’assemblea si è chiusa con un confronto tra il segretario generale della Cgil Maurizio Landini e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Al centro del dibattito la situazione economica e il futuro dell’industria italiana, tra crisi energetica, transizione ecologica e salari. Per Landini serve un piano straordinario per l’energia basato sulle rinnovabili, più investimenti pubblici e un confronto stabile con le parti sociali. Orsini ha sottolineato il clima di forte incertezza economica e la necessità di un piano industriale europeo e di un mercato unico dell’energia. Obiettivo comune Trasformare l’industria e investire sul lavoro. 

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Lavoro e cambiamento climatico

Restando sulle crisi, un altro fronte che incide sul lavoro è Il cambiamento climatico

Secondo un rapporto della Fao e della World Meteorological Organization, ogni anno nel mondo si perdono circa 500 miliardi di ore di lavoro a causa del caldo estremo.

Le temperature sempre più alte stanno mettendo sotto pressione soprattutto agricoltura, allevamenti e pesca, con effetti sulla produttività e sulla sicurezza dei lavoratori.

In alcune aree del mondo i giorni troppo caldi per lavorare potrebbero arrivare fino a 250 l’anno. Per le agenzie dell’ONU servono politiche climatiche più ambiziose e una transizione ecologica capace di proteggere ambiente, lavoro e sicurezza alimentare.

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Fermiamo la strage

E resta aperta anche un’altra emergenza: le morti sul lavoro. Nel 2025 più di mille persone sono morte sul lavoro in Italia. Un dato che il presidente dell’Autorità anticorruzione Giuseppe Busia ha definito una “ferita aperta” durante la relazione annuale dell’Anac al Parlamento. Uno dei punti più critici riguarda il sistema degli appalti e dei subappalti, dove la frammentazione delle responsabilità rende più difficile garantire sicurezza e controlli. Per la Cgil la sicurezza passa proprio da qui: appalti di qualità, rispetto dei contratti nazionali e responsabilità lungo tutta la filiera. Secondo il sindacato servono più controlli nei cantieri e limiti al subappalto a cascata, spesso utilizzato per comprimere costi e tutele. Perché quando la sicurezza diventa una variabile del prezzo, a pagare sono sempre i lavoratori.

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Addio ai contratti pirata?

Sulle regole e sui contratti però una buona notizia questa settimana c’è stata e riguarda l’archivio del Cnel sui contratti collettivi nazionali. In Italia esistono più di mille contratti collettivi nazionali, tutti depositati al Cnel. Sono gli accordi che stabiliscono salari minimi, orari, ferie e diritti dei lavoratori. Il problema è che molti di questi contratti sono “pirata”: firmati da organizzazioni poco rappresentative e utilizzati per abbassare salari e tutele. Secondo i dati emersi, dei mille contratti depositati solo 140–150 sarebbero in regola, e di questi il 99 per cento è firmato da Cgil, Cisl e Uil. Le nuove linee guida approvate dal Cnel mettono ordine individuando i contratti davvero rappresentativi Un primo passo importante per fermare il dumping contrattuale, garantire salari giusti e impedire che le imprese facciano concorrenza abbassando i diritti dei lavoratori.

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Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.