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Cosa hanno fatto di male i lavoratori e le lavoratrici assunti in strutture sanitarie private accreditate? È veramente misterioso, ma proprio loro continuano ad essere penalizzati dai provvedimenti del governo.
In Parlamento è in discussione il Decreto lavoro di quest’anno: la maggioranza ha presentato un emendamento che prevede che,in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro naturale scadenza, le retribuzioni siano automaticamente adeguate, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI.
Esistono contratti non rinnovati da diversi anni: quelli di infermieri, fisioterapisti e altre professioni sanitarie impiegate nelle strutture private accreditate, i cui datori di lavoro sono associati ad Aris Aiop che in ritardo di un decennio hanno buste paga più leggere di quasi il 20%. Ebbene, come anticipato da Collettiva, nello stesso emendamento al comma 3 sempre la maggioranza introduce una deroga pesantissima proprio per alcuni settori, tra cui quelli in cui operano i soggetti erogatori di prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto e a carico del servizio sanitario nazionale.
La reazione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp è durissima: “Per queste lavoratrici e questi lavoratori l’adeguamento non scatterebbe automaticamente, ma verrebbe rimesso alla contrattazione collettiva, sulla base di indicatori economici settoriali, con il solo limite massimo della percentuale prevista dal comma 2. È una scelta inaccettabile”.
La domanda è: perché questa vera e propria discriminazione? Forse occorre dire chiaro che uno dei senatori che evidentemente ha assai potere tale da indirizzare gli emendamenti di maggioranza, si Chiama Angelucci e possiede una catena di strutture sanitarie accreditate e una catena di giornali. Ma tant’è.
“Ancora una volta - si legge nella nota Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp -, chi lavora nelle strutture sociosanitarie accreditate viene trattato come una categoria di serie B. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno servizi essenziali, assistenza, cura e continuità delle prestazioni a persone fragili, anziane, non autosufficienti, spesso in condizioni di lavoro già segnate da bassi salari, carichi pesanti e contratti rinnovati con ritardi insostenibili. Con questa norma, mentre per la generalità dei lavoratori si introduce un meccanismo automatico di parziale tutela in caso di mancato rinnovo contrattuale, per il sociosanitario accreditato si sceglie di non garantire nemmeno quella soglia minima. Il messaggio è chiarissimo: il diritto alla tutela economica può valere per tutti, tranne che per chi lavora in un settore già fragile, sottopagato e troppo spesso lasciato ai margini delle politiche pubbliche”.
Altra domanda che sorge spontanea è: se da oltre dieci anni non si riesce a rinnovare il contratto con Aris e Aiop – oltre che con l’Associazione degli editori di giornali – come si può solo immaginare che attraverso la contrattazione ci si metta d’accordo per anticipare gli aumenti che quelle associazioni non voglio erogate?
Secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp: “Il rinvio alla contrattazione, in questo caso, non è una garanzia: è un regalo esplicito alle controparti datoriali e a quei soggetti sindacali disponibili a firmare contratti al ribasso. Gli stessi – proseguono i sindacati - che in questi anni hanno accettato condizioni economiche insufficienti non avranno difficoltà a concedere ulteriori sconti, scaricando ancora una volta il peso del mancato rinnovo sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori. Non si può continuare a finanziare il sistema sociosanitario accreditato comprimendo il costo del lavoro. Non si può chiedere qualità dell’assistenza, continuità dei servizi e presa in carico delle persone fragili, mentre si negano tutele salariali minime a chi quei servizi li rende possibili”.
Ovvia e inevitabile la richiesta delle organizzazioni sindacali: “Chiediamo il ritiro immediato di questa previsione e l’estensione piena e automatica del meccanismo di adeguamento economico anche alle lavoratrici e ai lavoratori delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate. Il lavoro di cura non può essere il luogo in cui si sperimentano deroghe peggiorative. Chi lavora per garantire il diritto alla salute deve avere gli stessi diritti, le stesse tutele e lo stesso riconoscimento economico di tutte le altre lavoratrici e lavoratori”.
























