Le segreterie Fisac Cgil e Cgil Siena commentano le scelte legate al cosiddetto risiko della finanza che vedono la Banca Monte dei Paschi di Siena al centro dell’attenzione in queste ore: “Il rischio, ancora una volta, è di non prendere in alcuna considerazione le lavoratrici e i lavoratori, i territori di radicamento, lo stesso tessuto economico e sociale del nostro Paese, della nostra Regione, della nostra città”.

Intesa San paolo ha infatti lanciato l'Opas su Mps, coinvolgendo anche Unipol e Bper. e risponde a Bpm: «Offerta da 30,6 miliardi, premio del 12,5%. A Unipol 635 filiali Montepaschi da fondere con Bper»

Per la segretarie generali della Fisac Cgil Siena, Cristina Pascucci, e della Cgil Siena, Alice D’Ercole i dipendenti di Mps non sono oggetti d'inventario di cui poter disporre a piacimento per garantire lauti profitti alla finanza, ai banchieri, agli azionisti, ma “sono coloro che in questi lunghi anni hanno portato al risanamento dell’Istituto anche attraverso i loro personali sacrifici.

Le operazioni che vengono strutturate in queste ore portano al rischio concreto di uno smembramento dell’Istituto che potrebbe avere conseguenze rilevanti per Siena, per la Toscana e per l’intero sistema bancario italiano”.

Le sindacaliste sottolineano come la posta in gioco sia estremamente alta visto che solo nella provincia sono coinvolti oltre 2000 posti di lavoro diretti a cui si aggiunge un indotto enorme “che rischia di aggravare duramente la già pesante crisi occupazionale in un territorio lacerato da arretramento industriale e produttivo che sta compromettendo il diritto al lavoro e alla dignità per migliaia di lavoratori. Ma non solo. Monte dei Paschi di Siena, ancorché ridimensionata negli ultimi anni, rappresenta una risorsa endemica, leva e motore di attrattività che, se perdesse il suo ancoraggio a questa città, rischierebbe di inasprire la pandemia produttiva e sociale e consegnarci un futuro di declino ancor più profondo”.

Filt Cgil e Cgil senesi ribadiscono ancora una volta la necessità di un diverso modello di credito al servizio del Paese: “una banca che sappia tutelare i patrimoni umani e professionali di chi vi lavora, che sia attenta alle esigenze e alla crescita dei territori in cui opera”.

Da qui l’appello rivolto a tutte le istituzioni e forze politiche affinché assumano una posizione chiara a tutela dei centri di direzione generale e della rete filiali. “Se queste operazioni – scrivono – rappresentano interventi a gamba tesa su un asset strategico nazionale, è necessario che chi ha responsabilità di governare il bene comune metta in campo quanto necessario per tutelare la stabilità, i livelli occupazionali e i centri decisionali finanche l’esercizio, come in altre occasioni di risiko bancario è stato fatto, dei poteri speciali che sono consentiti dalla golden power.

È in ballo l’integrità stessa dell’istituto, presupposto indispensabile per il rilancio e lo sviluppo della nostra provincia. Non possiamo accettare che anni di sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori e miliardi di soldi pubblici spesi a risanamento della Banca, adesso che Mps è in grado di portare valore nell’economia reale del Paese e dei territori di riferimento, vengano usati come mera leva di profitto in barba al principio costituzionale di responsabilità sociale”.