Più di mille vittime in un anno. Un bilancio che non è solo statistica, ma “una ferita aperta” che continua a segnare il Paese. A dirlo è il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, presentando la relazione annuale al Parlamento.

Non può esserci inclusione se chi lavora rischia la vita”, ha dichiarato Busia, legando direttamente il tema della sicurezza alla qualità del sistema produttivo e, in particolare, degli appalti pubblici. “Oltre mille vittime nel 2025 sono una tragedia quotidiana che interroga la coscienza del Paese”.

Appalti e sicurezza

Il punto centrale dell’intervento riguarda proprio il funzionamento delle gare e delle filiere degli appalti. Secondo l’Autorità, è in questo ambito che devono essere rafforzate le tutele: più controlli, maggiore responsabilità lungo tutta la catena, tracciabilità dei flussi di manodopera, cantieri digitali e formazione obbligatoria.

Un passaggio cruciale riguarda il sistema dei subappalti. “I rischi maggiori si annidano nei subappalti, soprattutto quando si moltiplicano a cascata”, ha spiegato Busia. Un meccanismo che finisce per erodere trasparenza e responsabilità, rendendo più difficile garantire condizioni di lavoro sicure.

Quando il subappalto non risponde a reali esigenze tecniche, ma nasce da una cattiva progettazione delle gare, gli effetti si ripercuotono su tutto il sistema. “Perdono tutti”, ha sottolineato il presidente dell’Anac: le piccole imprese, costrette a comprimere i margini; i lavoratori, privati di garanzie fondamentali; la collettività, che riceve servizi di qualità inferiore.

Le proposte dell’Autorità

Tra le proposte avanzate dall’Autorità c’è il rafforzamento degli strumenti di controllo attraverso l’integrazione delle banche dati Anac con la cosiddetta “patente a punti” e con gli altri sistemi digitali già utilizzati nel settore. L’obiettivo è evitare duplicazioni, migliorare l’efficacia dei controlli e rendere più trasparente l’intera filiera.

Altro nodo critico è quello dei contratti collettivi. Busia ha richiamato l’attenzione sul rischio dei “contratti fantasma”, firmati da soggetti non rappresentativi, che alterano la concorrenza e finiscono per penalizzare ulteriormente i lavoratori.

Il quadro che emerge è quello di un sistema ancora fragile, in cui la sicurezza sul lavoro resta esposta a logiche di frammentazione e compressione dei costi. E i numeri – oltre mille morti in un solo anno – continuano a ricordare che non si tratta di emergenze isolate, ma di una crisi strutturale che attraversa il mondo del lavoro e chiama in causa responsabilità diffuse.

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