Un momento importante ha concluso l'Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’industria Cgil, che si è svolta a Roma. È andato in scena il confronto tra il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. A moderare il dibattito la giornalista di Repubblica Valentina Conte.

ECONOMIA: COME INTERVENIRE

Interpellato sulla situazione economica di oggi, ha esordito così Emanuele Orsini: “La parola incertezza è una di quella che si respira di più. Quasi un mese fa abbiamo presentato un rapporto con tre scenari, è la prima volta, significa che lo stato di incertezza è autentico e dovuto a ciò che accade intorno. C’è lo shock energetico che arriva dalla guerra del Golfo, con tutta le difficoltà di produrre nel nostro Paese. Se il conflitto continua saremo in recessione”.

"Per me in questo momento imprese e lavoratori sono la stessa cosa, senza lavoratori non c’è impresa e viceversa. Ora bisogna generare le condizioni per produrre, a cominciare dal tema dell’energia:  stiamo pagando un prezzo altissimo anche per scelte passate sbagliate, quindi diventa difficile essere attrattivi. In questo momento il mix energetico è la via, come dimostra la Spagna unendo il nucleare e il fotovoltaico. In Italia occorre creare le condizioni per coltivare le fonti rinnovabili”.

Ha risposto Maurizio Landini: “La stessa espressione ‘salvare l’industria’ va precisata: come siamo oggi non ci salviamo, abbiamo bisogno di trasformare l’industria, considerando che rimane il fulcro fondamentale di un Paese. Partiamo dall’energia, pensiamo ai data center e all’intelligenza artificiale: c’è bisogno di fare sistema, perché la guerra non l’abbiamo decisa noi e domattina non si ferma, rischiamo una situazione peggiore del Covid. A maggior ragione occorre affrontare un tema strategico, perché noi non abbiamo le materie prime: sicurezza oggi significa essere autonomi sull’energia. Serve allora un piano straordinario sull’energia per puntare sull’autonomia, investendo fortemente sulle rinnovabili. Non è possibile aspettare mesi per le autorizzazioni o che nessuno vuole mai i pannelli solari”.

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COINVOLGERE LE PARTI SOCIALI

Secondo Landini è “impensabile” fare questa discussione coinvolgere le parti sociali, come ha fatto finora il governo; “Non vogliamo solo salvare l’industria, ma anche essere protagonisti della trasformazione del sistema industriale. Non giriamoci attorno: abbiamo imprese pubbliche, come Enel e Terna, che hanno fatto utili senza precedenti, i quali non sono stati investiti ma redistribuiti. Quegli utili vanno utilizzati per fare investimenti perché sono frutto anche delle bollette alte pagate dai lavoratori”.

Sul nucleare noi della Cgil siamo più riluttanti, visto che c’è stato un referendum. Sarà possibile un nucleare pulito? Chi studia dice che possiamo averlo tra 15-20 anni, ma quando ci arriviamo siamo già morti. Un Paese come il nostro l’aria, il mare, l’acqua la può sfruttare subito. Investire nelle rinnovabili vuol dire costruire in Italia le filiere produttive, creando lavoro e facendo investimenti”. Insomma, “il sistema deve trasformarsi in questa direzione. L’Italia lo può fare perché a noi italiani piace lavorare e abbiamo un’imprenditorialità che altri non hanno; a volte siamo tentati di fare ognuno come gli pare, senza regole, invece proprio oggi è il momento di fare sistema”, ha sottolineato Landini.

ENERGIA, DEBITO PUBBLICO, FISCO

Orsini si è soffermato ancora sulla questione energia: “In un contesto in cui non c’è un mercato unico dell’energia, l’Europa deve cominciare a fare l’Europa, altrimenti passa l’idea miope che qualche Paese ce la possa fare da solo e qualcuno no”. Il debito pubblico, quindi, “deve essere la strada, così come il mercato unico europeo dell’energia. Anche l’Europa può costruire un debito pubblico che vada in questa direzione”.

Un obiettivo per il manager è “mantenere la transizione energetica, essere i primi in questo funziona perché abbiamo dei prodotti green; ma se per farlo deindustrializziamo l’Europa allora è un problema. Il debito pubblico quindi va fatto, ma serve un piano industriale per l’Italia almeno di tre anni: in tal senso speriamo che arrivi presto il decreto bollette, altrimenti la fine del Pnrr diventerà un problema. Alcuni prodotti mancano, l’alluminio comincia a scarseggiare perché arrivava in maggioranza dal Golfo, le imprese sono in difficoltà. Non si può negare il problema”.

Maurizio Landini è molto chiaro: “In questo momento c’è bisogno di sospendere il Patto di stabilità in Europa. Rischiamo uno scenario peggiore del Covid, occorre determinare le condizioni per riportare l’Europa ad investire. Agli imprenditori chiedo di investire più di quanto fanno adesso. In tutto ciò anche un ruolo pubblico, perché questo può essere traino per i privati”. Un passaggio inevitabile sul fisco: “Il livello di tassazione inaccettabile per lavoratori dipendenti e pensionati è inaccettabile: serve subito una tassazione progressiva per tutti, non è una proposta straordinaria ma prevista dalla nostra Costituzione”.

IL GOVERNO E LA TRATTATIVA SINDACATI-IMPRESE

Il segretario generale è tornato sul comportamento del governo: “A oggi in Italia il governo non ha intrapreso un livello di discussione e impegno, non è stato nemmeno disponibile ad avviare un confronto con le parti sociali”. E ancora: “Quando il governo parla di lavoro povero, se mi presenta un lavoratore ricco sono contento, perché io non l’ho mai incontrato. Esiste un problema salariale serio: siamo l’unico Paese che non ha una rivalutazione fiscale quando sale l’inflazione. Ciò significa pagare mille euro di tasse in più ogni anno; allora possiamo chiedere insieme al governo di cancellare il fiscal drag e introdurre un meccanismo di rivalutazione, altrimenti si continua a penalizzare il lavoro”. L’aumento dei salari, del resto, “non è utile solo ai lavoratori, ma anche per la crescita dei consumi e per tenere le intelligenze nel nostro Paese”.

Interpellati sulla trattativa in corso tra imprese e parti sociali, Landini e Orsini hanno concluso così il confronto. Per Landini: “le trattative non si fanno sui giornali e nei dibattiti, si fanno ai tavoli: noi ai tavoli con Confindustria ci siamo perché vogliamo arrivare a un accordo che aggiorni gli accordi interconfederali in tempi rapidi. Bisogna farlo entro l’estate o siamo fuori tempo massimo. Non so se riusciremo ad arrivare all’accordo, ma il confronto è aperto c'è la volontà per fare un lavoro serio”. È d’accordo Orsini: “Il negoziato si fa al tavolo, condotto in modo serio si può ottenere un’intesa”.