La proposta di riforma dell’ordinamento penale in materia di salute e sicurezza sul lavoro elaborata dalla cosiddetta Commissione Sisto rischia di modificare profondamente il sistema di responsabilità che oggi regola la prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro. È l'allarme lanciato dalla Cgil in una nota di analisi firmata da Sebastiano Calleri, responsabile nazionale Salute e sicurezza sul lavoro, e dall'avvocato Giovanni Andrea Ronchi della Consulta giuridica nazionale del sindacato.

Responsabilità limitata ai casi di colpa grave

Il punto più controverso riguarda l'introduzione di una nuova norma che limiterebbe la responsabilità penale del datore di lavoro ai soli casi di colpa grave, qualora l'azienda abbia adottato un modello organizzativo e gestionale previsto dal Testo unico sulla sicurezza. In questo modo, secondo la Cgil, anche in presenza di lesioni gravi, gravissime o di un decesso sul lavoro, il datore potrebbe non essere chiamato a rispondere penalmente se non venisse accertata, attraverso un procedimento giudiziario, una condotta caratterizzata da particolare gravità.

Per il sindacato si tratta di una scelta che svuota di efficacia il sistema di tutela costruito negli anni e che finisce per rendere molto più difficile l'accertamento delle responsabilità in caso di infortunio. La relazione della Commissione, osserva la Cgil, parte dall'assunto che l'attuale normativa sia eccessivamente punitiva verso le imprese, proponendo una revisione che di fatto riduce l'area della responsabilità datoriale.

Più peso sull'Rspp

Un altro elemento centrale della riforma riguarda il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP). La proposta attribuisce a questa figura un ruolo sempre più autonomo e, soprattutto, nuove responsabilità dirette rispetto agli infortuni che si verificano in azienda.

Secondo la Cgil, il rischio concreto è quello di trasferire progressivamente sul Rspp obblighi e responsabilità che finora erano in capo al datore di lavoro. Una scelta che altererebbe l'impianto del Testo unico sulla sicurezza e sposterebbe il baricentro delle responsabilità dall'impresa a una figura tecnico-professionale che non dispone necessariamente degli strumenti decisionali e finanziari per intervenire sulle condizioni di lavoro.

Un principio messo in discussione

Per il sindacato viene così messo in discussione uno dei principi cardine dell'ordinamento italiano in materia di salute e sicurezza: la responsabilità deve ricadere su chi detiene il potere di spesa, quello organizzativo e quello gerarchico. In altre parole, su chi ha la concreta possibilità di decidere investimenti, procedure e misure di prevenzione.

La delega di compiti e responsabilità verso figure tecniche come l'Rspp rischia invece di indebolire il nesso tra potere decisionale e responsabilità, riducendo il livello di tutela per lavoratrici e lavoratori e rendendo più difficile individuare chi deve rispondere degli eventi lesivi.

Le critiche della Cgil

Nelle conclusioni della nota la Cgil sottolinea che la riforma non interviene sugli aspetti realmente necessari per rafforzare la prevenzione, come il potenziamento dei controlli, la riorganizzazione dei servizi ispettivi, il sostegno alle vittime e alle loro famiglie o la creazione di strumenti più efficaci per contrastare gli infortuni. Al contrario, la proposta viene giudicata coerente con una visione che tende a ridurre la responsabilità delle imprese e a privilegiare modelli organizzativi formalmente corretti rispetto all'effettiva tutela della salute nei luoghi di lavoro.