La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.
(montaggio a cura di Ivana Marrone)
Salute mentale, mancano risorse
A Modena un giovane si è lanciato sulla folla con la sua auto a tutta velocità. Nessuna vittima ma 8 feriti. Da questo fatto di cronaca si è tornati a parlare di salute mentale che in Italia continua a essere trattata come un’emergenza da commentare, più che un diritto da garantire. A certificarlo è lo stesso ministero della Salute, che nel rapporto 2024 racconta un sistema sempre più fragile: alla salute mentale viene destinato appena il 2,7 per cento del Fondo sanitario nazionale, molto lontano sia dagli accordi Stato-Regioni sia dalla media dei Paesi Ocse. Tradotto: servizi insufficienti, personale che manca e milioni di persone lasciate sole.
Oggi quasi 850 mila persone ricevono assistenza dai servizi psichiatrici pubblici, ma si stima che almeno due milioni avrebbero bisogno di cure senza riuscire ad accedervi. E mentre aumentano gli accessi ai pronto soccorso per disturbi psichiatrici, nei Dipartimenti di salute mentale mancano migliaia di operatori. Secondo le stime ne servirebbero almeno 15 mila in più. Le risorse stanziate dal governo, però, consentirebbero appena poche centinaia di assunzioni.
Il punto è che senza investimenti pubblici adeguati la sofferenza resta invisibile fino a quando esplode in tragedia. E così famiglie, caregiver e operatori continuano a reggere da soli un sistema sempre più scarico di responsabilità pubblica. Per questo la Cgil, insieme a decine di associazioni, ha lanciato una proposta di legge popolare per aumentare la spesa sanitaria e rafforzare i servizi territoriali.
Flotilla, il video shock e le reazioni
E il tema delle responsabilità pubbliche torna anche guardando fuori dai confini italiani. Perché mentre a Gaza continua la crisi umanitaria, le forze israeliane hanno fermato ancora una volta in acque internazionali la Global Sumud Flotilla, la missione civile diretta verso la Striscia con attivisti provenienti da decine di Paesi.
Nel video diffuso dal ministro israeliano Ben-Gvir si vedono i fermati trattati in modo incivile e inaccettabile. Un “livello infimo”, ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Anche la Cgil ha condannato il fermo delle attiviste e degli attivisti chiedendo al governo italiano di non limitarsi alle parole. Il sindacato chiede la sospensione degli accordi commerciali con Israele, il rispetto del diritto internazionale e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Perché, denuncia la Confederazione, non si tratta di un episodio isolato ma di una strategia che colpisce missioni umanitarie e solidarietà internazionale.
13 mila euro per un visto
Parlando di diritti negati e calpestati, in Italia un’altra inchiesta mostra cosa accade spesso a chi arriva qui per lavorare. Dodici arresti tra Basilicata, Campania e Lombardia hanno fatto emergere un sistema di sfruttamento dei braccianti migranti costruito attorno ai decreti flussi.
Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Potenza, lavoratori indiani venivano reclutati promettendo ingressi regolari in Italia. Per ottenere il visto, però, le famiglie erano costrette a pagare fino a 13 mila euro, spesso indebitandosi. Una volta arrivati, i braccianti finivano nei campi agricoli con turni massacranti, salari irrisori e minacce legate al permesso di soggiorno.
La procura parla apertamente di “moderna schiavitù”. E il caso riapre il tema di un sistema che continua a produrre ricattabilità e sfruttamento. Per Flai e Cgil il decreto flussi resta uno strumento inefficace e opaco, che troppo spesso lascia migliaia di persone nelle mani dei caporali.
Precaria, povera e senza slancio
Un lavoro povero e precario che emerge anche dall’ultimo rapporto annuale dell’Istat. L’istituto fotografa un Paese che cresce lentamente e resta bloccato nelle disuguaglianze. L’occupazione aumenta, ma due nuovi lavori su tre sono precari o part-time involontari. I lavoratori vulnerabili superano ormai i quattro milioni.
I salari continuano a rincorrere l’inflazione senza recuperare davvero il potere d’acquisto perso in questi anni. E così oltre undici milioni di persone restano a rischio povertà. Sempre più famiglie fanno fatica a pagare bollette e non solo, mentre milioni di giovani rinunciano a costruire un futuro stabile o ad avere figli. L’Istat fotografa dunque un’Italia povera, precaria e senza slancio.
Vertenza sud
È dentro questo quadro che la Cgil ha riunito a Roma l’assemblea nazionale sul Mezzogiorno. “Apriamo una vera e propria vertenza Sud”, ha detto il segretario generale Maurizio Landini, ricordando che senza pace, diritti e investimenti pubblici non può esserci sviluppo.
Al centro del confronto il lavoro, l’industria, l’energia e il ruolo strategico del Mediterraneo. Presidenti di Regione, sindaci e rappresentanti istituzionali hanno rilanciato la necessità di investire nel Mezzogiorno per contrastare spopolamento, precarietà e disuguaglianze territoriali.
Carceri, record sovraffolamento
E parlando di diritti, impossibile non guardare ancora una volta alle carceri italiane. Il nuovo rapporto di Antigone racconta un sistema ormai al collasso: oltre 64 mila detenuti a fronte di poco più di 46 mila posti disponibili. Sovraffollamento record, celle senza acqua calda o docce, suicidi in aumento e sempre meno attività educative e formative.
Secondo Antigone, il problema non è l’aumento della criminalità, che anzi diminuisce, ma l’effetto delle politiche punitive degli ultimi anni. Più reati, pene più lunghe e meno misure alternative. Risultato: carceri sempre più chiuse, più violente e incapaci di reinserire.
Meta taglia 8mila posti di lavoro
L’ultima notizia di questa settimana riguarda il lavoro e i rischi dell’intelligenza artificiale. Meta ha annunciato il taglio di circa 8 mila posti di lavoro, quasi il 10 per cento della propria forza lavoro, mentre aumenta gli investimenti miliardari sull’AI.
Dietro la retorica dell’innovazione e dell’efficienza restano migliaia di lavoratrici e lavoratori che perdono il posto. Un segnale che racconta bene la direzione di molte grandi aziende tecnologiche: meno persone, più automazione e profitti concentrati sempre più nelle mani di pochi.
Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.



































