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I compleanni servono a fare bilanci per poi decidere se c’è da festeggiare. Oggi la legge 194 compie 48 anni. Tanti o pochi? Certamente tanti, se si pensa alle molte donne che hanno potuto accedere all’interruzione volontaria di gravidanza in sicurezza, attraverso il Servizio sanitario nazionale. Tanti, davvero troppi, se si pensa a tutte quelle donne che non sono riuscite a interrompere una gravidanza attraverso il Servizio sanitario nazionale. Pochi, ma importanti, se si considerano gli anni di conquistata libertà e autodeterminazione delle donne. Diritti fondamentali da non dare per scontati. Anzi da difendere.
A sottolineare la necessità di difenderli sono le segretarie nazionali della Cgil Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione: “A 48 anni dall’entrata in vigore della legge che ha riconosciuto anche in Italia il diritto all’aborto libero e sicuro, questo resta per molte donne di difficile esigibilità a causa dell’elevato numero di medici obiettori, della perdurante opposizione di alcune Regioni all’aborto farmacologico e anche della mancanza di consultori. Sia a livello nazionale che internazionale continua l’attacco all’autodeterminazione delle donne condotto dalle destre ultraconservatrici di ispirazione cattolica. È urgente intervenire e sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e per rendere effettivo il diritto alla salute e alla libertà delle donne di scegliere”.
Che il governo Meloni, il primo guidato da una donna, stia facendo di tutto per disincentivare l’utilizzo della 194 è cosa nota. Si va dal disinvestimento nei consultori, che invece di essere uno ogni 20mila abitanti sono 1 ogni 30mila, all’acceso negli ospedali pubblici delle associazioni antiabortiste. Più in generale, la privatizzazione strisciante della sanità certo non aiuta.
Le dirigenti sindacali denunciano che “per il terzo anno consecutivo, il Ministero della salute ha rilasciato l’annuale indagine sullo stato della legge 194 in ritardo, con dati obsoleti e con meccanismi di rilevazione e calcolo che rendono impossibile verificare l’effettività dell’adeguatezza di strutture e personale addetto. Molti medici sono andati in quiescenza, molti consultori sono stati chiusi, ed è sempre più difficile accedere ai servizi previsti dalla legge”.
Inoltre, se pare vero che il numero delle interruzioni di gravidanza diminuisce, è altrettanto vero che aumenta il numero delle giovanissime che fa ricorso all’Ivg. Non sarà che se si diffondesse nelle scuole l’educazione sessuo-affettiva magari le ragazze e anche i ragazzi conoscerebbero come evitare gravidanze non desiderate?
Aggiungono a tal proposito Barbaresi e Ghiglione: “Anche in questa relazione, come nelle precedenti, a partire dal 2020, si registra un aumento dell’accesso alle Ivg per le minorenni, il che fa pensare che l’ostinazione del Governo e dei partiti che lo sostengono nell’opporsi all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole sia di base ideologica, e non tenga in giusta considerazione i problemi dei giovani, sovente vittime di una violenza maschile di matrice culturale”.
Insomma per festeggiare davvero bisogna aspettare che la Legge sia pienamente applicata e che libertà e autodeterminazione siano garantite a tutte.
“Occorre garantire la piena attuazione della Legge 194/78. È necessario - concludono le segretarie confederalo della Cgil - potenziare i consultori familiari, garantire l’Ivg farmacologica in ogni distretto, anticoncezionali gratuiti, educazione sessuo-affettiva nelle scuole e dire no alle associazioni antiabortiste nei consultori”.






















