Erano come carbonari. Rivoluzionari seguaci dell’idea “il cibo è cultura”, soci delle condotte Slow Food che si incontravano di sera, quasi in segreto. Tutto è partito da lì, da quell’idea, piccola, insignificante per l’epoca, per alcuni versi inaccettabile per la cultura alta, dell’élite, e per quanti seguivano i dettami accademici del gusto. Eppure era un seme ben piantato nella terra dove nel 1986 è nata Arcigola, che tre anni dopo sarebbe diventata Slow Food.

L’idea era di Carlo Petrini. Visionario. Sognatore. Uno che sapeva guardare lontano. Un uomo che con le sue intuizioni ha trasformato il modo di produrre il cibo e il nostro modo di concepirlo, che ha convinto tutti che il buono, pulito e giusto fosse la strada maestra.

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Ci ha lasciati ieri sera, mentre era nella sua casa a Bra, in provincia di Cuneo. Aveva 76 anni. Inventore, fondatore, presidente di Slow Food e dell’idea stessa che il mangiare lento è meglio del mangiare veloce, del fast-food.

Chi l’avrebbe mai detto che quell’idea avrebbe cambiato tutto. Gli appassionati, i carbonari appunto, erano giovani e vecchi che si incontravano per mangiare certo, stare insieme con uno spirito goliardico, ma anche scoprire e confrontarsi, uniti da un sentire comune.

E cioè che la salvaguardia del nostro gigantesco patrimonio eno-gastronomico e contadino fatto di persone, tradizioni, fatica, era il vero punto di partenza e che il cibo non è soltanto sperimentazione nel piatto, abbinamenti e ricerca del piacere, ma nutrimento per l’anima e scelta politica.

Il successo del movimento Slow Food è stato travolgente, tanto da varcare i confini nazionali. Per la prima volta abbiamo capito che in tutte e 20 le regioni, in tutti i territori, nessuno escluso, esisteva un capitale straordinario di tradizioni, pratiche, prodotti, gusti, pressoché sconosciuto, che finalmente veniva censito, codificato, reso glamour, di cui dovevamo andare fieri, che poteva competere con i grandi (gli invisi cugini francesi).

La creazione dei presìdi, piccole produzioni artigianali a rischio estinzione, e la campagna per salvarli, la valorizzazione della cultura contadina, depositaria di conoscenze umane e naturali, di tradizioni ancestrali e di biodiversità. Il Salone del Gusto a Torino, appuntamento per produttori, addetti ai lavori, appassionati, per scambiare, conoscere, assaggiare, approfondire.

Terra Madre, manifestazione internazionale con delegati da tutto il mondo, contadini, pescatori, artigiani, nomadi, cuochi, dedicata alle politiche agricole e a chi nel mondo produce cibo buono, pulito, giusto e sano. La Fondazione Slow Food per la biodiversità. L’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, in una frazione di Bra, fondata nel 2004 per fare formazione e ricerca con un approccio interdisciplinare, per la prima volta in Italia: scienze e tecnologie alimentari, scienze sociali, umane, biologiche, agrarie. Sono tutte invenzioni di Petrini, sue intuizioni.

Nel frattempo il cibo entra a tutti gli effetti nella politica, finisce al centro di guerre commerciali tra Paesi e continenti, di dispute globali e locali tra multinazionali e coltivatori, diventa arma di guerre guerreggiate. Le parole di Petrini e le battaglie di Slow Food di volta in volta indicano la strada, sempre nel nome del cibo come atto politico, etico e culturale. Il no agli Ogm, la difesa dei formaggi a latte crudo, il contenimento del consumo di suolo, la campagna per la difesa delle risorse naturali, la messa al bando del glifosato, solo per citarne alcune.

Carlìn, come lo chiamavamo tutti, era gastronomo, giornalista, scrittore, promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Ma era molto molto di più. Lo dobbiamo ringraziare tutti, anche quelli che al fast-food ci vanno a mangiare tre volte a settimana, perché un pizzico delle sue idee è arrivato anche lì, il suo pensiero ha cambiato qualcosa anche nei vassoi degli hamburger con patatine fritte.