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Aumentano le presenze in carcere, contesto che diventa meno accessibile alla comunità esterna e in cui i detenuti passano sempre più tempo in cella. E le condizioni di chi dentro ci vive e ci lavora si fanno insostenibili. Il XXII rapporto di Antigone dal titolo “Tutto chiuso”, realizzato attraverso la visita a 102 istituti in tutte le regioni, scatta l’ennesima fotografia di una situazione in netto peggioramento rispetto allo scorso anno.
Sovraffollamento al 139 per cento
A cominciare dal tasso di sovraffollamento: più 139,1 per cento. Tradotto, sono 18.118 persone senza posto, detenuti in più, su 64.436 reclusi presenti al 30 aprile 2026 e 46.318 posti realmente disponibili. Dall’avvio del piano carceri annunciato da tempo dal governo, i posti sono addirittura diminuiti di 537 unità.
“I numeri della detenzione ci restituiscono un’immagine assolutamente allarmante”, si legge nel report dell’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale: “La situazione dall’anno scorso a oggi è peggiorata sostanzialmente su tutti i fronti. D’altronde la cosa non sorprende, visto che negli ultimi dodici mesi nessuna iniziativa è stata presa per porvi rimedio”.
In alcuni istituti penitenziari il tasso di sovraffollamento sfonda il tetto del 200 per cento: Lucca 240, Foggia 225, Grosseto 213, Lodi 212, Milano San Vittore 210, Brescia Canton Monbello 210, Udine 210, Latina 204. In altri 73 si arriva al 150 per cento, solo in 22 carceri il numero di reclusi è proporzionato alla capienza.
Detenuti senza dignità
Le conseguenze del sovraffollamento? Si misurano nelle condizioni materiali delle celle: solo in 48 istituti su 102 è garantita una superficie calpestabile di almeno tre metri quadri per persona. In undici ci sono celle prive di riscaldamento, in 47 celle senza acqua calda, in 53 celle senza doccia. “In 23 carceri il wc si trova nello stesso ambiente in cui si cucina, una condizione che lede in modo evidente la dignità delle persone detenute” racconta il dossier.
A queste condizioni contribuisce anche la vetustà di gran parte del patrimonio edilizio: solo 39 dei 102 visitati sono stati costruiti dopo il 1980, mentre ben 21 risalgono a prima del 1900. Questa anzianità si traduce in rilevanti criticità strutturali e funzionali, che rendono complessa la gestione quotidiana e spesso inadeguate le condizioni di detenzione.
Non aumenta la criminalità
“Più carcere non significa più sicurezza”, fa notare Antigone: “L'aumento delle presenze non dipende da un aumento della criminalità. I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell'8 per cento. Diminuiscono anche gli ingressi in carcere e continua a ridursi il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1 per cento delle persone detenute”.
Rallenta e in alcuni casi arretra il sistema delle misure alternative alla detenzione: le prese in carico dell’Ufficio esecuzione penale esterna per l’affidamento in prova ai servizi sociali, la misura alternativa più diffusa, lo scorso anno sono state 24.627, in calo rispetto alle 26.151 del 2024. Lo stesso accade per la detenzione domiciliare.
Aumentano le pene
Cosa aumenta, allora? Le pene, che sono sempre più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dalla sua entrata in carica “ha introdotto oltre 55 nuovi reati e più di 60 nuove aggravanti, che intervengono sul codice penale e su leggi speciali. A questo si aggiungono oltre 65 inasprimenti sanzionatori. Un quadro che fa tremare i polsi, a fronte del quale ci sarebbe da restare sorpresi se tutto questo non producesse condanne sempre più lunghe, dunque presenze in carcere sempre maggiori”.
Aumentano aggressioni e rivolte
Aumenta anche il numero dei bambini che vivono dietro le sbarre insieme alle loro madri detenute: sono 26, le mamme 22. E cresce la tensione: le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (più 12,4 per cento); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (più 73 per cento); gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6 per cento.
"Oggi oltre il 60 per cento delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella”, spiega il dossier: “Solo il 22,5 si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l'esterno. Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all'interno degli istituti, eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione, come dimostrano ancora una volta i dati”.
Altri tristi record sono i suicidi in carcere, almeno 82 nel 2025, 254 i decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni. Dall’inizio di quest’anno sono già 24 le persone che si sono tolte la vita. Gli atti di autolesionismo oltre 2 mila ogni 10 mila detenuti, un detenuto su cinque. “Numeri che raccontano una crisi strutturale, non emergenze isolate”, spiega Antigone.
Un sistema che non reinserisce
Un sistema dove chi esce troppo spesso torna a delinquere, dove solo il 29,3 per cento dei detenuti lavora, appena il 7,9 frequenta corsi di formazione, solo il 31 segue percorsi scolastici e appena il 3 per cento è iscritto all'università, è un sistema che non reinserisce, anzi.
“Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati”, denuncia il presidente di Antigone Patrizio Gonnella: “Dove le giornate passano nella noia e nell'apatia, con l'uso di psicofarmaci come elemento calmante e stabilizzante. Bisogna invece aprire il carcere al mondo esterno, al volontariato, alle attività. Oggi il carcere è lontano da tutto questo e vi si sta allontanando sempre di più, tradendo la funzione costituzionale della pena e incentivando la recidiva. Un governo che ha approvato due decreti sicurezza in pochi mesi è paradossale che ignori quanto oggi, il carcere, sia un luogo insicuro e che produce insicurezza''.






















