“La qualità delle relazioni, della società, del lavoro. Non essere lasciati soli, avere una rete a cui appoggiarsi. Avere dei luoghi di ritrovo, una socialità. E difendere tutto questo dagli attacchi dei fascisti che tendono a renderci isolati. Difendendo questi principi, Modena uscirà da questa tragedia. E noi, come Cgil, siamo impegnati a garantire la tenuta sociale, è li che si gioca tutto”. È questo il cuore del messaggio del segretario generale della Cgil cittadina, Alessandro De Nicola. Arriva alla fine di una lunga telefonata in cui ha ragionato, con lucidità, su quello che è successo lo scorso sabato. Cercando di ricostruire i motivi per cui è successo e i pericoli che si annidano dietro a un fatto di questa portata.

Alessandro De Nicola, segretario generale della Cgil di Modena

Le immagini spuntano ancora oggi tra uno scroll e l’altro sulle vetrine social. La macchina impazzita che zigzaga sul marciapiede. “Incredulità e impotenza – ammette il segretario, seguendo il filo delle proprie emozioni –. Quello è un tratto che metà dei modenesi percorrono almeno una volta a settimana, pure io la mattina ci passo spesso. E vedere quelle scene, nei video, le persone che volano, lo schianto sulla vetrina, mi ha fatto male. All’inizio non mi sono sentito pronto a guardare quella cosa lì”.

Non sono passate che poche ore e già gli sciacalli della destra, cattiva ancor più che becera, soffiavano sulle braci dell’odio razziale, dell’odio per il diverso, strumentalizzando il dolore e lo shock di un’intera città.  “Da sabato, ogni giorno arrivano impresentabili di turno: Forza Nuova, poi la destra cittadina, persino la giovanile di Bandecchi. Gite del terrore per diffondere odio e scatenare i sentimenti più abbietti. L’obiettivo è chiaro: rompere la tenuta sociale della città, dopo la grande manifestazione di domenica convocata dal sindaco e la nostra di due giorni fa, pacifica, composta”. 

Una reazione lucida, quella della parte democratica della città. “Tutti concordano, anche il ministro degli Interni, sul fatto che le motivazioni di questa persona, mi attengo a quello che viene fuori dagli accertamenti, nascono nell’ambito del disagio psichiatrico – spiega il segretario della Cgil modenese –. E chi semina odio sta tentando di far passare un’altra cosa: gli sciacalli speravano ci fossero motivi religiosi o di risentimento verso l’occidente”.

“Modena ha dato una forte dimostrazione di solidarietà, di grande unità, anche di fermezza nel chiedere giustizia – non giustizialismo –, valutare i fatti per quello che sono, e per le vittime – prosegue con orgoglio –. Ci sono tre persone ancora gravi e quattro persone la cui vita cambierà per le lesioni subite. E decine di persone che si porteranno dietro problemi per tanto tempo. Noi chiediamo giustizia per tutti questi cittadini. Che le istituzioni restino accanto a loro anche quando – molto presto, temo – si spegneranno le luci delle telecamere e l’attenzione scemerà: le istituzioni restino accanto a feriti e familiari anche quando la ribalta sarà passata. Ci sarà comunque bisogno della comunità. E poi chiediamo giustizia per l’investitore che ha compiuto un atto disumano e va giudicato secondo la legge e non per il colore della sua pelle, la religione o la provenienza”.

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